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Dino, il custode dei passi di Walter. Puntata 3

Dino Perolari, Walter Bonatti, puntata 3Walter e Giulia al passo Blibèn

Nell’inverno del 1965 Walter Bonatti realizza quella che è ritenuta la sua più grande impresa scalando in solitaria la parete Nord del Cervino. Dopodiché chiude per sempre la sua esperienza con l’alpinismo estremo per dedicarsi al mondo orizzontale, all’esplorazione delle aree ancora bianche sulle carte geografiche. Luoghi un tempo ai confini del mondo, oggi diventati troppo spesso mete turistiche.

“Quelli del lavoro per Epoca sono gli stessi anni in cui il papà di Walter si traferisce qua vicino casa mia, nella Casa di Riposo di Semonte. Walter gli aveva trovato sistemazione in due strutture di Monza, ma Angelo non ha voluto saperne: diceva che voleva stare vicino a Dino” spiega Perolari con una nota nostalgica. “Così quegli anni vanno veloci. Ogni tanto andiamo a trovarlo alla casa di riposo e ogni tanto sale un suo giovane parente, Agostino Da Polenza, che poi diventerà anche lui un famoso alpinista”.

Angelo Bonatti rimarrà a Semonte fino al giorno della sua dipartita, nel marzo del ’73 mentre Walter è in Africa per conto di Epoca.

“Anche Giulia, la moglie di Walter (la sposerà nel 1978, nda) veniva spesso a far visita al papà. Gli era molto affezionata e si era legata molto anche noi, tanto che a volte mi sentivo tra l’incudine e il martello” racconta Dino. “Capitava ogni volta in cui lei e Walter litigavano, anche se io cercavo sempre di essere parziale dando ragione all’amico” ride il bergamasco. “Lei lo capiva e non si offendeva, era una donna di grande spessore”.

Gli anni Settanta sono anche quelli in cui i due amici d’infanzia ricominciano a frequentarsi. “In casa nostra Walter e Giulia avevano una camera a loro disposizione. La usavano quando andavamo in montagna, così potevamo partire presto la mattina”. Dino racconta e ricorda, partirebbe ancora oggi per andare in montagna, magari con il suo amico Walter. Lo si vede dai suoi occhi, dai gesti, dalla camminata che non lascia dubbi. Lo si vede osservandolo toccare le corde che ancora conserva in cantina. Pezzi da museo, ma siamo certi che Dino non sarebbe certo da convincere a usarle per andare scalare.

“Avevo promesso a Bianca che dopo il matrimonio avrei dovuto rinunciare alle scalate in montagna, concedendomi però il permesso di accompagnare Walter così, il sabato mattina Walter saliva a salutare il papà e poi si partiva insieme per le Orobie.”

“Era un periodo in cui ero molto ben allenato” racconta Dino aprendo un album fotografico. “Walter si era accorto di questo mio buon stato di salute, non mollavo: anche durante le salite più impegnative”, così Bonatti decide di invitarlo a seguirlo nelle Ande Peruviane e Boliviane dove deve recarsi per Epoca.

La risposta dell’amico è ovviamente si, così i due iniziano a prepararsi per la spedizione “in Grigna, Presolana e, quando il tempo è poco, in Alben”.

“Una volta eravamo sul Magnaghi, pioveva forte e Walter indossava come sempre il suo impermeabile giallo di tela cerata mentre io portavo il classico K-way rosso”. I due alpinisti, nel diluvio, raggiungono la vetta e si preparano a scendere in doppia. Il primo ad andare e Walter, racconta Dino, “poi scendo io. Faccio cinque o sei metri e sento che le due corde sulla spalla tirano sempre di più finché mi accorgo che la stoffa sopra la tasca del K-way si è infilata nel moschettone trascinata dalle corde… Un gran bel guaio!”.

Dino deve provare a uscire fuori da quella situazione, che man mano diventa sempre più disperata iniziando anche a ruotare su se stesso. “Avevo un unico modo per tirarmi fuori, anche se rischioso” commenta Dino che, in quel momento ha deciso di afferrare con forza le corde in alto e, lasciarsi andare. “Ricordo che Walter ha urlato forte: Noooo!.”

“Mi è andata bene quella volta e quando ho raggiunto Walter lui si è limitato a guardarmi un po’ di traverso.”

“Si arrabbiò molto di più quando gli dissi che per motivi di lavoro non potevo partire con lui” ride Dino.

 

Continua…

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