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Dino, il custode dei passi di Walter. Puntata 2

Walter Bonatti, Dino Perolari, Puntata 2Walter con gli alpini. Archivio Perolari

È una stanza piccola, ma affollata di cimeli quella che Dino ha dedicato ai suoi amici alpinisti. Ci sono schedari titolati “Agostino”, altri che riportano il nome di “Mario” e, giusto di fianco, quello dedicato a “Simone”. Sono Da Polenza, Curnis e Moro. Poi c’è tutto il resto della stanza dove a dominare è il materiale di Walter Bonatti. L’amico con cui ha condiviso gli anni spensierati della giovinezza.

“Ricordo che le suore lo esaltavano sempre per il suo comportamento esemplare, per la sensibilità e per l’umiltà con cui cercava sempre di non apparire migliore di noi”. Tra le sue qualità c’è però anche quella che caratterizzerà tutta la sua vita, sia alpinistica che poi esplorativa. Walter era curioso. Serbava dentro di se fin da piccolo la voglia di conoscere ed esplorare, di toccare con mano le situazioni. Come quella volta durante la guerra “quando un sabato pomeriggio, rientrando a casa di zia Caterina, viene a sapere che in valle Vertova è avvenuta una sparatoria tra partigiani e repubblichini e che 5 partigiani sono morti. Tra una notizia e l’altra si dice che i corpi siano stati lasciati sul sagrato della chiesa di San Lorenzo come monito per la popolazione”. Uno scenario che nessuno vorrebbe ammirare, soprattutto un bambino. Ma Walter era quasi attratto da questa notizia e voleva verificarla, voleva andare vedere con i suoi occhi, correndo anche il rischio di trovarsi davanti a qualcosa che non avrebbe mai voluto vedere. “Avevi ragione Dino, mi disse davanti a casa. ‘Era meglio non andare’.”

“Ricordo che facemmo il viaggio di ritorno senza proferir parola”. Le uniche parole che uscirono dalla bocca di Walter furono quelle che pronunciò davanti al portone di Dino.

Le storie che Dino ha da raccontare sono tante, forse troppe per lo spazio ristretto che offre il web. Così siamo costretti a fare una selezione. A girare pagina per continuare a scavare nei ricordi, nei plichi in cui Dino conserva tutta la sua corrispondenza con Walter. Ci sono cartoline, foto, riconoscimenti. Cartine del Karakorum disegnate da Walter su carta velina e poi i libri. Ci sono tutti, dal primo all’ultimo. Tutti allineati su uno scaffale e tutti rigorosamente autografati da Walter per il suo amico Dino, tutti tranne uno. Un libro rosso, quello del 1961, quello in cui per la prima volta lo scalatore lombardo racconta la sua verità. “Quando l’ha visto mi ha detto: ‘dove l’hai preso quel libro!?’. Gli altri me li ha portati tutti lui, non gli è andata giù che l’abbia comprato” ride Dino ricordando i momenti giovanili.

“Walter non navigava nell’oro” racconta quasi commosso. “Ma quando veniva premiato in denaro per cause civili devolveva sempre quanto ricevuto a delle associazioni umanitarie o a cause importanti. Questa è una qualità di Walter che conoscono in pochi e di cui si parla poco aggiunge ancora prima di tornare ai materiali, a quelli che lui ha conservato e continua a conservare con cura.

Però vogliamo conoscere altro, vogliamo sapere com’è andata avanti la storia di Walter. “Che dire? Dopo la guerra se n’è tornato a Monza e, non essendoci il telefono, ho continuato a ricevere sue notizie sporadiche da un cugino”. Solo nel 1950 i due compagni di scuola ormai ventenni, rischiano di rincontrarsi quando Walter viene in val Seriana a tentare (con Roberto Bignami) la prima ascensione di quello che oggi chiamiamo Torrione Bonatti.

“Quella volta mi ha mancato per un pelo. Ero in val Gadina con il papà”. Sapendo però che Walter era passato da casa Dino decide di scrivergli. “Gli ho mandato una fotografia, scattata al rifugio Curò, con una lettera”. Un piccolo saluto che Walter ha custodito con cura, nel cassetto della scrivania, per tutta la vita. “L’ha trovata Angelo Ponta, per il libro su Walter dov’è oggi pubblicata”.

Walter Bonatti, Agostino da Polenza, Dino Perolari
Walter Bonatti (sx), Franco Rho (centro), Agostino da Polenza (dx) nel 1991. Foto: archivio Perolari

Gli anni nel frattempo passano e la vita anche. Nel 1951 viene a mancare la mamma di Walter, “pochi giorni dopo la cerimonia di premiazione del figlio per l’ascensione computa al Gran Capucin”.Walter e Dino ormai sono uomini adulti e ognuno va per la sua strada, ma il legame tra loro e profondo. Così continuano a scriversi e a sentirsi grazie a lettere e foto. Per Dino forse è più facile, Walter ormai è famoso e non raramente si trovano sue notizie sulla stampa locale e nazionale. Tutto materiale, raccolto e conservato con cura nella stanza di Dino.

“È il 1957 quando finalmente ci ritroviamo con calma a rammentare le avventure vissute da ragazzi. Lo facciamo in occasione dell’assegnazione a Walter del ‘Premio dell’Atleta Città di Bergamo’ da parte del Gruppo Bergamasco Giornalisti Sportivi.”

Continua…

Per leggere la prima puntata: Dino, il custode dei passi di Walter. Puntata 1

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1 Comment

  1. Un aspetto che si legge qua e là..Bonatti era atleta di ginnastica..ed infatti ora sul web abbondano lezioni di ginnastica preparatoria all’arrampicata.

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