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Gasherbrum IV, un sogno di rivincita

Gasherbrum IV, 1958, Carlo Mauri, BaltoroIl Ghiacciaio del Baltoro dai pressi della vetta del GIV, 6 agosto 1958. Foto: Centro Documentazione Museo Nazionale della Montagna – CAI-Torino.

Quattro anni dopo la prima salita al K2 una nuova spedizione, organizzata dal Club Alpino Italiano, torna a calpestate le sabbie del Baltoro.

Siamo nel 1958 e un selezionato gruppo di alpinisti guidato da Riccardo Cassin sale spedito tra le grandi montagne del Pakistan. Passano le Torri di Trango e quella di Muztagh puntando diretti al loro obiettivo che ormai, una volta messo piede sul ghiacciaio del Baltoro, inizia a profilarsi all’orizzonte. Appare come una piramide dalla punta mozzata, elegante e verticale, il Gasherbrum IV che accompagna da lontano gli alpinisti che vogliono cimentarsi in quest’impresa.

Del gruppo, guidato dal Friulano Cassin, fanno parte Giuseppe de Francesch, Carlo Mauri, Toni Gobbi, Giuseppe Oberto, il medico Donato Zeni, l’orientalista Fosco Maraini e un alpinista che conosceva bene quel percorso verso il Gasherbrum IV: Walter Bonatti. L’aveva percorso quattro anni prima con la spedizione di Ardito Desio e si era già trovato di fronte alla mole del GIV, solo che una volta giunto al circo Concordia ha prepotentemente virato a sinistra per dirigersi verso la piramide della seconda montagna della terra, anziché proseguire la marcia in direzione dei 7925 metri della montagna scintillante. Gli mancano giusto una manciata di metri per poter essere un Ottomila ma, non sempre le dimensioni contano. Le difficoltà che infatti presenta la montagna sono ben più alte rispetto a quelle del K2.

Walter Bonatti presso la vetta del GIV, 6 agosto 1958. Foto: Centro Documentazione Museo Nazionale della Montagna – CAI-Torino.

Quella del 1958 si potrebbe anche definire la spedizione della rivincita infatti, rileggendo i nomi dei partecipanti, figurano alcuni degli esclusi da Desio nel 1954: a partire dal capospedizione Riccardo Cassin che l’anno precedente, con Desio, aveva condotto una ricognizione sul Baltoro e che poi è stato lasciato a casa a causa di discussi esami medici; con lui anche il valdostano Toni Gobbi.

Tra i partecipanti figura anche il bergamasco Walter Bonatti, non escluso dalla spedizione del 1954, ma di cui tutti sappiamo e conosciamo le vicende e gli strascichi che la spedizione italiana al K2 ha comportato per il bergamasco. Per lui tornare sul Baltoro con una spedizione del Club Alpino Italiano a tentare una montagna difficile è stato certamente un momento di riscatto e rivalsa.

Una riscossa arrivata il 6 agosto 1958 quando lui e Carlo Mauri toccarono la vetta del Gasherbrum IV dopo aver percorso un affascinante percorso di misto lungo la cresta Nord-Est con passaggi di V grado giusto sotto la cima. Un itinerario ritenuto da molti più difficile della via degli italiani al K2.

Quel che è certo è che siamo di fronte a una delle più difficili salite del periodo, siamo davanti a una via che non è mai stata ripetuta fino a oggi.

Ci troviamo a osservare e dialogare su una montagna affascinante dove le salite si contano sulle dita di una mano e, forse, sarà proprio per questo che il suo fascino rimane immacolato come le sue nevi. Dopo la salita Bonatti-Mauri infatti solo altre tre spedizioni sono andata in vetta alla montagna lucente. La prima volta nel 1986 lungo la cresta Nord-Ovest, a opera di una cordata australiano-statunitense; la seconda nel 1997 da parte di una spedizione sudcoreana lungo lo sperone centrale; l’ultima nel 1999 sempre da parte di una spedizione sudcoreana che fece la prima ripetizione della via del 1986.

Da segnalare infine una piccola spedizione. Un tentativo del 1985 portato avanti da Wojciech Kurtyka e Robert Schauer in stile alpino lungo la parete Ovest. Parete che hanno scalato finché l’arrivo di una tempesta di neve ha fatto andare tutto storto bloccando i due alpinisti per giorni in una gelida truna.

Quando ne uscirono l’unica possibilità per salvarsi era salire, raggiungere la cresta Nord a circa 7900 metri e scendere, rinunciando alla vetta distante pochi passi.

Questa però è un’altra storia che avremo modo di approfondire più avanti, come anche quelle dei primi salitori e delle loro gesta sulla montagna lucente.

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