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“Esperienza nel rifugio”, il progetto di montagnaterapia targato SAT

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L’idea nasce all’interno del Rifugio Erterle in località Cinque Valli, sulle Dolomiti Trentine, da pochi anni tornato in attività. L’Associazione Montagna Solidale lo gestisce come un normale rifugio, ma oltre a fornire vitto e alloggio agli scalatori e agli escursionisti di passaggio, il centro offre anche un impiego sotto forma di stage lavorativi ai pazienti del Centro di Salute Mentale di Trento.

Da questa lodevole iniziativa deriva il progetto della Società degli alpinisti Tridentini per estendere lo stesso tipo di attività ad altri rifugi. Durante la conferenza stampa di giovedì scorso alla Casa della SAT, l’assessore provinciale alla salute Luca Zeni ha dichiarato che gli esiti clinici di questa attività sui pazienti sono molto rilevanti. L’inserimento in un ambiente lavorativo accogliente e a contatto con la natura ha una forte influenza benefica sui pazienti, aiutandoli nel recupero dell’autostima e della fiducia in loro stessi.

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La spartana bellezza del rifugio Erterle, © Rifugio Erterle

L’attività avrà luogo in questa stagione in diversi rifugi (elencati in calce all’articolo) e sarà seguita da un’analisi degli effetti riscontrati sui pazienti, al fine di trarre delle conclusioni cliniche più precise ed elaborare una metodologia adeguata. Questo permetterà in futuro di allargare ulteriormente il respiro dell’iniziativa, diffondendola a ulteriori rifugi e, possibilmente, strutture di altro tipo.

Nella stessa conferenza è intervenuto il membro della Giunta SAT Claudio Colpo, che ha voluto fornire una definizione  più chiara dell’approccio terapeutico utilizzato, definito montagnaterapia: “Si tratta di un originale approccio metodologico a carattere terapeutico – riabilitativo, oppure socio – educativo, finalizzato alla prevenzione secondaria, alla cura e alla riabilitazione di individui portatori di differenti disagi, o patologie riabilitative. Nel dettaglio di questo  singolo progetto ogni partecipante potrà essere accompagnato e seguito da un volontario, con funzioni di “ufficiale di collegamento” tra l’Ente di provenienza della persona impegnata al rifugio ed il gestore del rifugio stesso, assistendo, mediando e supportando la persona coinvolta.”

L’attività di stage proposta per il progetto dura quattro giorni, con una prima giornata di presentazione del rifugio, delle sue caratteristiche e delle attività che gli ospiti andranno a svolgere. La seconda e la terza giornata prevedono dalle 5 alle 6 ore lavorative. Durante l’ultima giornata infine ci sarà la chiusura dello stage con il ritorno a valle e l’attività verrà poi retribuita direttamente dalla SAT, senza gravare sul bilancio del rifugio.

L’impegno della SAT nel progetto è consistente, e già diversi rifugi hanno acconsentito a entrare a far parte del primo gruppo di strutture nel quale verrà testato:

Adamello/Presanella:

  • Val d’Amola, rifugio “G. Segantini” (2.373 m ), 38086, Giustino;
  • Mandron, rifugio “Citta di Trento” (2.449 m), 38088, Spiazzo Rendena;
  • Val di Fumo, rifugio “Val di Fumo” (1.918 m), 38080, Daone;

Alpi di Ledro/Valle del Sarca:

  • Bocca di Trat, rifugio “N. Pernici” (1.600 m), 38066, Riva del Garda;
  • Stivo, rifugio “P. Marchetti” (2.012 m), 38062, Arco;

Pasubio/Val d’Adige

  • Alpeggio della Pozza, rifugio “V. Lancia” (1.802 m), 38068, Trambilleno;
  • Altissimo, rifugio “D. Chiesa” (2.060 m), 38060, Brentonico.
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