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Tenji Sherpa: sì, ho usato l’ossigeno

Tenji Sherpa, Everest, Lhotse

Era il compagno di cordata di Ueli Steck. Con lui ha realizzato molte scalate, tra cui citiamo la bellissima traversata Eiger-Mönch-Jungfrau sulle Alpi, e insieme hanno coltivato il sogno di una traversata himalayana, da Everest a Lhotse, senza l’uso di ossigeno.

Un progetto per cui i due amici si erano a lungo preparati e per cui erano partiti nella primavera del 2017. Stagione che purtroppo è finita in tragedia ancora prima che la vera spedizione avesse inizio. Il 30 aprile infatti, durante una salita di acclimatamento sulla parete Ovest del Nuptse, Ueli Steck è precipitato.

Con la morte della Swiss Machine si era chiusa anche la spedizione e il suo compagno, Tenji Sherpa, era rientrato a casa nel generale sconforto della situazione.

Il progetto però non è mai stato abbandonato, anzi. Tenji ha coltivato il sogno della traversata decidendo di tornare quest’anno con l’ambizione di portare a termine il progetto e di onorare l’amico scomparso. Purtroppo però la sorte non è stata favorevole al nepalese che, dopo aver raggiunto la vetta dell’Everest si è visto costretto a rinunciare al Lhotse per rientrare al campo base lasciandoci però con alcuni dubbi che ci hanno spinti a contattarlo per meglio chiarire tutte le dinamiche di questo interessante tentativo.

 

Tenji, chi era per te Ueli Steck?

Ueli era uno dei più grandi alpinisti al mondo e anche uno dei migliori compagni di cordata che ci potessero essere.

Ci racconti il progetto di traversata Everest-Lhotse?

L’idea era molto semplice: salire l’Everest e poi continuare verso il Lhotse scalando senza utilizzare l’ossigeno. Poi purtroppo però sono riuscito a portare a casa solo il primo dei due obiettivi.

Ho cercato di portare avanti la scalata senza l’utilizzo di ossigeno supplementare, ma la meteo non è stata dalla mia parte costringendomi a utilizzare le bombole dalla cima sud. La vetta era coperta e tirava un forte vento, condizioni che mi hanno fatto prendere la decisione di scendere e rinunciare al progetto, sarà per la prossima volta.

Quindi ammetti di aver fatto uso dell’ossigeno supplementare…

Non posso che dire: si, ho utilizzato l’ossigeno e, una volta arrivato a Katmandu, ho anche postato una foto su Instagram dichiarando la cosa. Purtroppo non ho potuto postarla dal campo base in quando internet non funzionava.

Credo che ci sia stato un fraintendimento tra i nostri sherpa e il campo base.

Cosa pensi del grande affollamento che hai vissuto sull’Everest? Credi che si stia degenerando dall’alpinismo?

Non penso che si tratti di un fenomeno in crescita. Nel senso che non credo che il numero stia salendo in maniera significativa a confronto con gli anni passati. A volte può capire di incontrare traffico lassù, ma questo è determinato soprattutto dalle finestre di bel tempo.

Credi sia un male che così tante persone vogliano cimentarsi nella salita dell’Everest?

No, anzi. Penso che l’attuale numero di salitori sia una cosa positiva. Non credo che sia il numero il vero problema. Quello di cui si dovrebbe parlare, più che del numero, è il problema spazzatura. Sopra campo 2 è ovunque e il suo volume cresce rapidamente, stagione dopo stagione. Bisognerebbe introdurre nuove regole e soprattutto imparare che la propria spazzatura va riporta a valle.

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1 Comment

  1. Ossigeno sì..allora sei uno scarso,;ossigeno no , allora sei un duro e puro.
    Ormai interessa pochi.Potebbero collocare una conduttura con bocchettoni e rubinetti, per poter ricaricare le bombole lungo ilpercorso.Chi vuole adopera, chi non vuole, salta.Come avviene per i chiodi ravvicinati e le soste cementate

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