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I Gorilla di montagna aumentano di numero, ma il Parco Virunga chiude per ragioni di sicurezza

Natura, ambiente, gorilla di montagna, attualitàFoto @ ANSA

Il numero dei gorilla di montagna, sottospecie in forte pericolo di estinzione, sta crescendo, grazie agli sforzi di conservazione compiuti nell’area transfrontaliera dei vulcani Virunga, al confine fra Repubblica democratica del Congo, Ruanda e Uganda. Lo rivela una ricerca coordinata dal Greater Virunga Transboundary Collaboration e sostenuta dal IGP (Gorilla International Conservation Programme), un programma che vede la coalizione di Fauna & Flora International, WWF e altri partner.

I risultati dello studio rivelano che il numero di questa sottospecie è aumentato nel Virunga National Park a 604 individui, rispetto ai 480 stimati nel 2010, e include 41 gruppi, oltre a 14 maschi solitari che abitano i territori del più antico parco nazionale africano, nato nel 1925 proprio per proteggere i gorilla e la straordinaria biodiversità dell’area.

Questi numeri portano a una stima della popolazione globale dei gorilla di montagna pari a 1.004 individui (erano 880), se sommati alle cifre pubblicate dall’Impenetrable National Park di Bwindi (in Uganda) – dove vive il resto della sottospecie – e lo rende l’unica sottospecie di grande scimmia al mondo la cui popolazione viene considerata in crescita.

Non è però tutto rose e fiori. Il Parco del Virunga, il più antico dell’Africa e uno dei più visitati, ha infatti annunciato che rimarrà chiuso fino al 2019 per ragioni di sicurezza. L’area che ricopre si trova nella parte orientale del paese, occupando anche una zona di confine e di violenti scontri tra milizie armate per il controllo del territorio.

Una situazione che ha avuto gravi conseguenze per il Parco che, da quando si è conclusa la guerra civile che ha colpito il paese alla fine degli anni Novanta, subisce invasioni e azioni di bracconaggio in cui a rischiare la vita non sono solo i gorilla di montagna, ma anche i ranger che li proteggono. Negli ultimi 20 anni più di 180 ranger sono stati uccisi mentre tentavano di difendere il parco da atti illegali. 12 sono i ranger morti negli ultimi 10 mesi.

Per questo motivo e per consentire una revisione delle misure di sicurezza, Emmanuel de Merode, direttore del parco, ha dichiarato che la zona resterà chiusa fino al 2019: “Sono necessarie misure di sicurezza più ferree che in passato per fare in modo che il parco torni a essere visitabile. Ciò richiederà un investimento significativo e ci rende impossibile riaprire il parco ai turisti quest’anno”.

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