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Un Everest d’ipocrisia

everest, alpinismo, rifiutiFoto @ Sagarmatha Pollution Control Committee

Merda de che, merda de là…”. L’incipit si rifà ad una vecchia sboccata canzone d’osteria e non è il massimo dell’eleganza, ma di certo dà il segno di quanto il mondo sia ipocrita.

Ma come?  Sono anni che diciamo che lo sfruttamento intensivo dell’Everest da parte delle spedizioni commerciali qualche danno lo avrebbe portato, anche grave e per lungo tempo irrimediabile. Ci hanno risposto che lo sviluppo e il benessere delle popolazioni locali viene prima. Sacrosanto! ma consumarsi il benessere futuro non pare una bella idea. Chiedetelo agli abitanti di Taranto che sull’Ilva contavano per il loro benessere e dei figli, poi hanno iniziato a contare i morti e hanno capito che un controllo e un fermo alle porcherie che l’Ilva immetteva in atmosfera era doveroso, anche prima del disastro.

Mille persone dal campo base producono una tonnellata di cacca e urina al giorno, equamente distribuita lungo il percorso che gloriosamente porta in vetta. Trattasi di ghiacciaio e quel che gli si deposita sopra si conserva splendidamente a imperitura memoria. Quaranta giorni di permanenza al campo sono 40 tonnellate, equivalenti, più o meno, perdonate la rozzezza di questi calcoli, a 40 metri cubi. Due volte l’anno (in autunno circa la metà), da almeno dieci anni.

Non ci vuole uno scienziato per capire che sull’Everest siamo nella m…a.

Che poi la popolazione o gli sherpa accusino gli alpinisti è cosa buffa. La maggior parte delle spedizioni sono organizzate ormai direttamente da agenzie locali, le altre subappaltano alle locali i servizi. Incassano da 20 a 80.000,00 dollari a persona e devono provvedere allo smaltimento dei rifiuti solidi e di quelli biologici al campo base. In parte lo fanno. Quindi, supposto che ognuno produce l’immondizia sua, dovrebbe preoccuparsi anche di portarla almeno al campo base. Sia esso sherpa di Namche Bazar o alpinista parigino, bergamasco o newyorkese.

Va anche osservato che lo smaltimento, affidato talvolta ipocritamente dagli “occidentali” ai locali con il pagamento di qualche prebenda, non è spostare il problema di qualche chilometro – anche in Italia lo abbiamo fatto riempiendo la Campania di rifiuti nordici -, ma cercando di provvedere in maniera ecologicamente corretta. Nonostante la quota e la logistica complessa qualcosa di serio si può fare e si è già fatto in passato, per esempio evitando, per qualche tempo, di bruciare l’immondizia a cielo aperto e usando un piccolo inceneritore.

Lo potrebbe fare il Sagarmatha Pollution Control Commitee (SPCC), che è composto da rappresentati dei villaggi del Khumbu e dal Sagarmatha National Park – quella regione è parco nazionale e Patrimonio dell’Umanità UNESCO  da 30 anni – applicando una tassa alla fonte sul permesso di salita delle montagne o di trekking i cui proventi sarebbero gestiti in modo che l’SPCC, oltre che mantenere puliti i villaggi come in parte già fa, possa provvedere anche alla raccolta e smaltimento corretto  del “solido e del biologico” anche in alta quota, riportando in basso ciò che l’uomo inevitabilmente si porta su e lì deposita.

Per inciso l’SPCC che è una associazione privata partecipata anche da enti pubblici che già ora provvede alla pulizia e allo smaltimento dell’immondizia lungo la valle del Khumbu e a campo base dell’Everest. Lo fa usando i proventi della attrezzatura con scalette e corde fisse dell’Ice Fall, che le spedizioni utilizzano pagando il pedaggio. Ma l’aumento dei turisti e alpinisti richiede ora un sistema più consolidato ed efficace.

 

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8 Comments

  1. Caro Agostino
    per correttezza dovresti dirci cosa hai fatto tu, riguardo ai rifiuti organici e non, nelle spedizioni a cui hai partecipato e hai organizzato.
    Certo altri tempi, ma come dici tu “la merda si conserva bene a 8000m.”
    E forse anche alcune delle tue possono essere considerate spedizioni commerciali, con grandi alpinisti, ma con un sacco di soldi di organizzazione.
    Se sei senza peccato, scagliami pure la prima pietra!

    1. Il primo sistema di certificazione ambientale di una spedizione alpinistica, con UNI TO, nel 2003.
      Realizzazione alcuni anni fa con le autorità del Sagarmatha National Park di un inceneritore a Namche Bazar per smaltire i rifiuti della valle del Khumbu.
      Raccolta e smaltimento differenziato di 30 tonnellate di rifiuti solidi e 20 biologi sul Baltoro negli ultimi anni.
      ADP

  2. ….Si sa che la gente dà buoni consigli
    Sentendosi come Gesù nel tempio
    Si sa che la gente dà buoni consigli
    Se non può più dare cattivo esempio…

  3. Gira e ri-gira, si finisce sempre col parlare di “smaltire”, “gestire”, ma sempre SENZA entrare nel merito di COME.

    L’unica soluzione è ridurre il carico di rifiuti riducendo il numero di persone ammesse al campo base. Questo ovviamente è fuori discussione, vorrebbe dire ridurre gli utili della Fabbrica Everest.

    Mi scusi dott. Da Polenza, ma perchè sindacare sul come le popolazioni Himalayane hanno deciso di gestire (o non gestire) le LORO montagne e tacere poi su come NOI stiamo insozzando le nostre? Ha presente i rifugi del Bianco e del Rosa? Ha presente il Mantova e il Gninfetti a quota 3500, da 250 posti letto ognuno, coi bagni che scaricano direttamente sul ghiacciaio? Quelli vanno bene?

    1. Non sono dottore. No, non va bene “inzozzare” il Bianco o il Rosa o altre montagne, nemmeno le pianure e i mari. Ma stavamo parlando dell’Everest, il punto più alto della terra che , forse, qualche attenzione e cura la meriterebbe, se non altro per il suo valore simbolico. Certo che vanno gestiti i flussi turistici, da sempre dico che le spedizioni commerciali sono l’elemento di squilibrio della sostenibilità antropica di alcune montagne. Andrebbero regolamentate.
      Ma pare che lei preferisca criticare me invece di chi sporca e non pulisce. Veda lei.

  4. non sono d’accordo sul numero dei posti dei rifugi Mantova e Gnifetti . Però i ghiacciai salendo al Margerita sono lindi. Sto fermo al chiodo.

  5. Mi sento di dissentire per quello che riguarda i posti ai rifugi citati sul monte Rosa. Però ì ghiacciai attigui erano molto puliti. Sto fermo al chiodo.

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