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Franco Michieli: dobbiamo ritornare alla natura

Franco Michieli

Da poco rientrato dall’Islanda dove ha portato a termine una traversata realizzata con un paio di sci di legno non ha avuto tempo di riposarsi il geografo ed esploratore Franco Michieli. Appena rientrato in Italia si è subito dovuto dar da fare per la promozione del suo nuovo libro “Andar per silenzi”.

Un lavoro autobiografico che racconta una vita all’insegna del “togliere”, come direbbe il buon Mauro Corona. Togliere per ritrovare un giusto e adeguato contatto con la natura, un rapporto vero e sincero con l’ambiente. Ma lasciamo che a parlarcene sia l’autore.

 

Ciao Franco, com’è andata in Islanda?

Direi molto bene. Ero con un amico, Davide Ferro, con cui abbiamo portato a termine questa traversato con un paio di sci di legno. Ma non quelli di antica fattura. Sci die legno con inserzione di materiali moderni.

In tutte le tue esperienze la tecnologia è portata all’essenziale…

È una cosa che mi appassiona e che ho cercato di approfondire con gli anni. Credo che molto dipenda dall’evoluzione delle società che ci ha sempre più allontanati dallo stile di vita per cui siamo fatti, per cui ci ha preparati l’evoluzione.

Dobbiamo pensare all’uomo arcaico che viveva con pochi strumenti a disposizione in un ambiente di avventura quotidiana. Oggi invece siamo al punto in cui tutto si può fare con un click e tra poco, forse, non servirà nemmeno più quello.

Comunque, tutta questa tecnologia sembra comoda, ma ha alterato gli equilibri a livello psicofisico. Si tratta di una sensazione che ho ben presente perché l’ho sperimentata sulla mia pelle al rientro dalla traversata delle Alpi. Avevo 19 anni e dover uscire dalla realtà naturale per tornare alla città, a Milano, è stato molto difficile. Sono stato male, ma in quell’occasione non riuscivo a capirne le ragioni. L’ho capito solo più avanti.

Per questo credo che oggi ritrovare il giusto contatto con la natura sia un’esigenza sempre più forte: il modello di vita che ci viene proposto è molto al di la del vivibile.

Come trovare quindi i giusti equilibri?

Bisogna ricavare il tempo per provare esperienze complementari n cui quello che è solo virtuale in questo tipo di vita torni a essere reale. Si tratta di sensazioni che regalano una felicità difficilmente osservabile in condizioni “normali.

La struttura del cervello è molto legata a quel che si fa con le mani e le gambe. Se togliamo tutto questo anche la psiche resta come imbambolata, cade in un’inerzia che ci fa sentire alieni.

Parliamo un attimo del libro. “Andar per silenzi” è un titolo molto evocativo…

È un titolo che ripercorre la mia storia e evoca molti aspetti di questo approccio alla natura che sviluppato nel tempo. Prima di eliminare bussole, mappe e altre attrezzature dalle mie traversate sono passati molti anni. Nel dettaglio dalla mia prima traversata (Alpi, nda) alla prima senza nulla sono passati 17 anni. Ho dovuto imparare e formarmi un’importante esperienza prima di poter togliere.

Adesso sono passati vent’anni dalla prima senza attrezzature e ogni volta mi ritrovo in un mondo sempre più silenzioso.

Cosa vuol dire?

Durante queste esperienze riesco  far tacere le troppe cose che crediamo di sapere. Faccio tacere gli strumenti e le troppe informazioni preconfezionate che ci arrivano da tutte le parti.

Questo tipo di lettura del mondo naturale funziona tanto meglio quanto più ci mettiamo in una condizione di silenzio per poter ascoltare i suoni della natura.

Ci racconti qualche sensazione dell’andare senza mezzi tecnologici?

Può sembrare strano, però è una sensazione di grande serenità, di grande fiducia. Penso che anche questo sia un pensiero arcaico, di quando i nostri antenati di affacciavano su un territorio che risultava completamente nuovo all’uomo, in un vasto spazio dove ogni vita è possibile perché ancora vergine.

Forse una volta era tutto visto in modo più utilitaristico mentre oggi lo stesso sentimento assume un carattere contrario: un territorio è affascinante perché ancora non sfruttato dal capitalismo che impera orami in tutto il mondo.

C’è una frase nel libro che recita “Siamo più soli nella folla cittadina”…

Esistono molti tipi di solitudine. Non voglio essere universale, parlo per la mia esperienza in cui sono riuscito a trovare una corrispondenza tra l’animo umano e la vita che esiste intorno.

Con l’età non trovavo più corrispondenza tra me e il mondo che ritrovavo al ritorno dalle traversate. Il tipo di vita, le aspettative delle persone erano lontane da quel che si era sviluppato in men durante i mesi passati tra le montagne. Era una sensazione che mi rendeva solo in mezzo alla gente.

Parte di questo però è sicuramente legato al fatto che ho frequentato le montagne fin da bambino sviluppando un rapporto di dialogo, intimità e rispetto con la natura. L’ambiente mi ha sempre dato una forma di compagnia. Forse per questo non sono mai riuscito a trovare, nella vita artificiosa della grande città, un mio equilibrio di felicità.

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4 Comments

  1. Anche vivendo in citta’ ..dove ci sono alberi e spazi verdi…scattano le potature e la falciature schizoidi compulsive a mezzo meccanico motorizzato.Pochi usano attrezzature elettriche a batteria ricaricabile ( meglio se con pannello fotovoltaico)..ma un prato con le erbe cresciute ed in alberoincolto si POTREBBE VEDERE?
    SCOPERTA FABBRICA ITALIANA VICENTINA DI SCI LEGNO..CON INSERTI MODERNI.. a noi non la si fa.

  2. sci di legno artigianali: Kastelaar Italia , non e’ detto che siano quelli usati per l’impresa.Ma ci sono anche gli Stradivarius veneziani e chissa’ quanti altri.Pero’ son di piu’ le marche storiche di sci Italiane fallite.
    Quanto al resto..il senso ermetico e’ che anche chi non va lontano, dovrebbe aver diritto ad una zona naturalistica in citta’ , parco o giardino: ieri in zona invasa da rovi e sterpi, visto lepre che correva in un campo appena rasato da trattore con falciatrice.Giravano anche volpi..tutto in periferia e spero che ce li lascino…motofalciatrici, fucili , trappole e veleni permettendo.Ma purtroppo si vuole mettere in ordine , no ai rami sporgenti , alle praterie con varie erbe e fiori..alle rubagalline..

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