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Everest: chiusa all’unanimità la discussione sull’Hillary Step

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Una voce che rimbalza ormai da qualche anno sul web e tra gli appassionati di montagna è che l’Hillary Step, letteralmente l’ultimo “gradino” del versante sud prima della vetta dell’Everest, sia crollato. 

Il passaggio prende il nome da Edmund Hillary che insieme a Tenzing Norgay fu il primo a mettere piede sul tetto del mondo nel 1953. È conosciuto come l’ultima difficoltà tecnica della via, uno stretto tratto roccioso quasi verticale di circa 12 metri, incastrato tra uno sperone e una cornice innevata, dove spesso la salita si ferma rallentata dal traffico di scalatori sempre in crescita sull’Everest.

A sollevare il dubbio nel 2015 era stato l’alpinista David Liano Gonzalez, secondo il quale la cresta aveva subito delle modifiche a seguito del terremoto dello stesso anno.

La notizia del crollo dell’Hillary Step era stata smentita subito dopo la spedizione di Gonalez. Sia i compagni di cordata giunti insieme a lui in vetta, sia gli sherpa e il personale presente al CB che avevano visionato le foto del tratto, avevano infatti definito l’ipotesi di un crollo poco probabile. Anche Nima Gyalzen Sherpa, dall’esperienza pluriennale sugli ottomila e che aveva raggiunto la vetta solo pochi giorni prima di Gonzales, aveva smentito le voci dicendo: “non c’è nulla da preoccuparsi e tutto è a posto: non ci sono danni in cima e l’Hillary Step è ancora lì. Sono solo chiacchiere quelle che lo danno crollato”.

L’anno scorso la notizia è emersa nuovamente, con delle nuove foto postate dall’alpinista Tim Mosedale, accompagnate dall’incisiva didascalia “the Hillary Step no more“. Puntualmente, sono arrivate anche le smentite, soprattutto dal Governo nepalese, tanto che il Ministero del Turismo nepalese ha proibito quest’anno a guide e climber di parlare dell’Hillary Step.

Embargo che, come previsto, non ha funzionato un granché, tanto che anche quest’anno se ne sta discutendo. Tra i primi a riaprire la questione Alan Arnette che si è fatto mandare una foto in alta definizione, la quale mostra con abbastanza chiarezza come l’Hillary Step sia effettivamente cambiato diventando quello che lo stesso definisce, in modo molto azzeccato, le “Hillary Stairs” (le scalette di Hillary). Nel dibattito è entrato anche l’Himalayan Times: secondo il quotidiano nepalese, l’Hillary Step sarebbe ora una semplice pendenza. 

La grande novità di questa stagione sembra essere il fatto che tutti sono stranamente concordi, anche le guide sherpa che fino all’anno scorso avevano tenuto una linea abbastanza ferma smentendo ogni voce di crollo o modificazione. 

La questione si chiude qui? probabilmente sì, almeno per noi, ma lo vogliamo fare riportandovi il commento ironico di Mingma G. Sherpa, che sulla sua pagina Facebook ha scritto: “Finalmente posso confermare, l’Hillary Step se n’è andato, è tornato il Tenzing Step”.

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5 Comments

  1. ..In effetti, a vedere la seconda foto (quella attuale), sembrerebbe decisamente più facile..

    Va considerata la quota certo ma, se affrontato con l’ossigeno, è come un passaggio di arrampicata facile a 5.000 mt… E considerato che dovrebbe essere il passaggio più difficile della via normale dal Colle Sud..

  2. Mi scuso in anticipo ma non ho capito il problema. Crolli, frane e distacchi ci sono su qualunque montagna della Terra, anche quelle di catene che si stanno “innalzando”. Quindi qual è il problema se si stacca un pezzo di roccia sull’Everest? Non è più la montagna più alta della Terra? Non è più un 8000? O c’è il sospetto che qualcuno l’abbia fatto saltar con la dinamite per facilitare le ascese? Senza contare che non si parla mai in dettaglio della difficoltà e dei gradi delle vie sugli 8000 quindi davvero non capisco il problema nè perché nascondere se un pezzo di roccia si sia o meno staccato..

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