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Marco Camandona dal campo base: “Finalmente sono salito sulle 6 montagne più alte del mondo!”

marco camandona, everest, lhotse, alpinismo, himalayaFoto di vetta

“Sono molto felice e anche molto stanco. Ero particolarmente teso perché sapevo che questo sarebbe stato l’unico tentativo possibile della stagione. Abbiamo scelto il giorno giusto e anche i passaggi giusti e abbiamo raggiunto la cima del Lhotse. Il vento si sta alzando e già da domani arriverà il monsone e il maltempo. Per questo motivo, anche la scelta di scendere dalla vetta a 8516 m al campo base a 5300 m senza mai fermarsi ai campi intermedi non è stata casuale ma una scelta ben ponderata che ha reso tutto perfetto!” queste le prime parole dell’alpinista Marco Camandona raggiunto al campo base dell’Everest sul telefono satellitare. 

“Siamo partiti lunedì dal campo base raggiungendo il campo 2 – racconta l’alpinista -, il secondo giorno è stato quasi più duro, perché dal campo 2 fino al campo 4 il percorso è stato veramente lungo. Il Campo 4 è a quota 7600 m ed è uno dei pochissimi campi dei grandi 8000 (a parte l’Everest e il K2) che è così in alto e ora finalmente sono salito sulle 6 montagne più alte del mondo!”.

Fisicamente Camandona ammette di aver patito la permanenza forzata a 8000 m della scorsa settimana quando nell’ascesa verso il Tetto del Mondo con dei clienti ci sono stati problemi con le bombole di ossigeno: “Sto benino, non benissimo. Probabilmente la notte passata al campo 4, a 8000 m, senza ossigeno supplementare mi ha un po’ “bruciato” e ho fatto un po’ di fatica in più rispetto a delle condizioni ottimali. Una volta arrivati in cima abbiamo fatto le foto di rito e siamo subito ripartiti. – Camandona conclude – Al ritorno siamo pure passati sopra una grande valanga che si è staccata sopra l’Icefall, sembrava di essere su un’altra montagna rispetto a prima”.

Per Camandona il Lhotse è l’ottavo ottomila senza ossigeno supplementare: l’Everest (8848 m) nel 2010; il K2 (8610 m) nel 2000; il Kangchenjunga (8586 m) nel 2014; il Lhotse (8516 m) nel 2018; il Makalu (8463m) nel 2016; il Cho Oyu (8210 m) salito assieme con la vetta del ShiSha Pangma (8048 m) nel 1998 in velocità a pochi giorni di distanza, e l’Annapurna (8091 m) nel 2006.

Per Cazzanelli il traguardo è importante perché si tratta del primo ottomila senza l’ausilio di ossigeno supplementare, dopo la scalata dell’Everest di settimana scorsa, dove il giovane alpinista di Cervinia è salito con l’ausilio delle bombole di ossigeno per garantire la sicurezza del cliente che era con lui.

I due alpinisti, nei prossimi giorni si dedicheranno all’organizzazione logistica per l’imminente rientro in Italia.

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