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La traversata in giornata dei quattro 3000 scialpinistici del Brenta

scialpinismo, brenta, alpinismoFoto @ Emanuele Andreozzi e Rolando Varesco

Testo e foto Emanuele Andreozzi e Rolando Varesco

 

Questa traversata permette di salire da sud verso nord le quattro vette scialpinistiche del Brenta che superano i 3.000 m di quota, ovvero Cima d’Ambiez (3.103 m), Cima Tosa (3.173), Cima Brenta (3.150) e Cima Mandron (3.040). Rimangono fuori il Crozzon di Brenta e la Brenta Alta, gli altri due “tremila” del Brenta, che però non sono cime fattibili con gli sci.

Da qui, prendendo anche spunto da giri simili fatti da Omar Oprandi e Franco Nicolini, era nata l’idea di concatenarle insieme e in giornata. Dopo aver abbozzato un primo tracciato a dicembre, sono seguiti vari sopralluoghi per valutarne innanzitutto la fattibilità. Lentamente percorso e logistica hanno preso forma in questo bellissimo giro, adesso davvero non restava altro che andare!

Finalmente il meteo prevede una bella giornata, limpida e soleggiata la mattina, con le basse temperature in quota che dovrebbero garantire un bel rigelo. Solo al pomeriggio sono previste un po’ di nubi, ma noi contiamo di aver già terminato il giro. Così la sera del 10 maggio, dopo aver lasciato una macchina al parcheggio di Vallesinella, andiamo a dormire con il furgone in Val d’Agola.

La sveglia squilla presto, l’aria fresca e la bella stellata nel cielo ci fanno pensare che il meteo oggi è a nostro favore. Invece già la Cima d’Ambiez la facciamo dentro le nubi. Una volta scesi e raggiunta la Bocca dei Camosci, siamo molto indecisi se proseguire o meno. Decidiamo intanto di andare avanti, fiduciosi che la situazione migliorerà, in fondo le previsioni meteo possono essersi si sbagliate, ma non di troppo.

Saliamo alla Bocca d’Ambiez e poi la divertente Via Migotti fino in vetta alla Tosa. Quando sbuchiamo nel plateau sommitale siamo in un totale whiteout, ma conoscendo bene la direzione della cima rispetto a dove ci troviamo, non abbiamo problemi a raggiungere la madonnina di vetta e ad imboccare il Canalone Neri. Scendiamo metà canale nella nebbia, poi finalmente ne siamo fuori, e, una volta terminato, sbuca anche il sole, le nuvole sembrano alzarsi e andar via. Così dopo un breve spuntino, decidiamo nuovamente di proseguire e terminare la traversata. Mancano orma “soltanto” gli ultimi mille metri di dislivello, da fare prima raggiungendo il Rif. Brentei e poi salendo la vecchia Via Normale da sud della Cima Brenta. Questo tratto è davvero fantastico, saliamo un canalino incassato dentro la parete sud della Cima Brenta, in una gola contornata da grosse pareti strapiombanti, sullo sfondo la Tosa con il Canalone Neri appena sceso. Che meraviglia! Più saliamo e più sprofondiamo nella neve fresca, a tratti alta anche mezzo metro. Siamo davvero sorpresi, non era presente in queste quantità nelle altre cime.

Alternandoci a battere traccia arriviamo finalmente in cima, ma ormai il tempo è nuovamente peggiorato, tanto da scaricarci addosso, oltre che una fitta nevicata, tanta energia elettrostatica. Tutto frigge, dalla croce di vetta ai i nostri sci e bastoni sullo zaino. Abbiamo appena fatto 3.000 m di dislivello, ma dimenticando la stanchezza, cominciamo a correre come i matti lungo la cresta sempre sprofondando nella neve fresca. Passiamo al volo dalla Cima Mandron, ultima del giro, poi mettiamo gli sci, scendendo più rapidi possibili lo Scivolo Massari, con bellissima sciata in neve fresca. Peccato solo che siamo dentro una fitta nevicata, che in basso si trasforma in una pioggia scrosciante. Terminato lo scivolo, siamo finalmente fuori ogni tipo di maltempo, non ci cresta che scendere alla macchina. Bagnati fino alle mutande, ma contenti per aver realizzato questa bellissima traversata.

Alla fine abbiamo fatto esattamente 3.100 m di dislivello in salita, appena un po’ di più in discesa.

La soddisfazione è innegabile, è stato davvero la migliore chiusura possibile del capitolo scialpinistico in Dolomiti per questa stagione. Le vette raggiunte sono di indiscusso fascino, in un ambiente grandioso, selvaggio e davvero solitario. Può sembrare strano, perché d’estate sentieri e cime sono presi d’assalto dalla gente, risultato tra i più affollati delle Dolomiti, d’inverno e anche in questo periodo, invece, raramente si incontra qualcuno. Evidentemente il Brenta non è un luogo che va di moda tra gli scialpinisti, eppure il potenziale è incredibilmente alto …

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