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Essere una climber in Iran, intervista a Nasim Eshqi – di Stefano Ardito

Nasim Eshqi

Mani forti, unghie laccate di rosa, grinta da vendere e idee chiare sulla vita. Si presenta così Nasim Eshqi, l’unica climber professionista iraniana, che ha appena trascorso un paio di settimane tra Roma e il Trentino.

Ai piedi delle Alpi, oltre a scalare sulle pareti di Arco, Nasim ha tenuto nel quadro del 66° Trento Film Festival un incontro dal titolo Climbing in Iran e libertà. Come la gravità porta all’uguaglianza. Un evento al quale hanno partecipato un centinaio di persone e ospiti d’eccezione come Reinhold Messner e Kurt Diemberger. 

A Roma, il 9 maggio, la Eshqi ha partecipato a un party nel quartiere di San Lorenzo per raccogliere fondi per il documentario Climbing Iran, di cui sarà protagonista e che sarà diretto dalla regista Francesca Borghetti. 

In Europa pochi sanno che l’Iran, esteso cinque volte l’Italia e con 80 milioni di abitanti, è anche una terra di rocce e montagne. Molti stranieri, in estate o in primavera con gli sci, salgono ai 5671 metri del Damavand, il vulcano che è la cima più alta del paese. 

Solo pochi, invece, conoscono le pareti calcaree, di roccia vulcanica e di arenaria dell’Iran. Un universo verticale che include le falesie di Pol-e-Khab, le più vicine a Teheran, Baraghan e Band-e-Yakhchal, e le pareti di granito dell’Alam Kuh. E che culmina nel Behistun (o Bisotun), una muraglia di 1200 metri di altezza e di cinque chilometri di larghezza. 

In Iran ci sono moltissimi escursionisti e alpinisti. I climber invece sono pochi, e tra loro ci sono pochissime donneracconta Nasim Eshqi. “Alcune frequentano le palestre indoor in orari diversi da quelli dei maschi, ad arrampicare all’aperto siamo una decina. Sono l’unica a scalare su difficoltà elevate, per me trovare compagni di cordata in Iran è difficilissimo”. 

L’Iran è un paese molto bello, la gente è amichevole. In molti campi, però, se vuoi avere successo devi andare all’estero.” prosegue con un sorriso amaro Nasim. “Io non amo la folla, amo passare del tempo con gli amici, ma quando si arrampica è bene essere in pochi e concentrarsi 

In Iran fare sport è difficile per tutti, uomini e donne” continua. “Le famiglie hanno valori tradizionali, vogliono che i loro figli diventino ingegneri o dottori. A parte il calcio, che è molto popolare, i ragazzi praticano la corsa e le arti marziali, ma anche andare a lavoro in bici è una cosa strana. Per le donne, tutto questo semplicemente non è possibile”. 

Dopo aver studiato matematica, Nasim Eshqi si specializza in Scienze dello Sport all’Università di Teheran. In quel periodo vive per conto suo. Finito lo studio, però, vivere da sola è un problema. “Oggi vivo insegnando arrampicata, sia indoor che in falesia. Posso insegnare solo a donne. Sono tornata a vivere in famiglia, ma i miei non approvano le mie scelte”. 

Per migliorare nell’arrampicata su roccia, Nasim Eshqi si trasferisce per un periodo tra gli Emirati Arabi, l’Oman, la Turchia e la Georgia, dove le falesie sono molte. Non ottiene il permesso, però, per il Majlis-al-Djinn, la caverna teatro nel 2014 di una spettacolare arrampicata di Stefan Glowacz e Chris Sharma. 

La tappa successiva è l’incontro con la Red Bull, che invita Nasim a partecipare a un film, arrampicando in varie zone d’Europa. “E’ stata una magnifica esperienza, ho scalato nelle Dolomiti e nell’Elbsandstein, in Verdon, nel Rätikon e intorno a Chamonix” racconta la climber. 

E’ stata un’esperienza importante anche per un altro motivo. Per la prima volta sono stata trattata come una professionista, e pagata” racconta Nasim Eshqi. “Molte volte, registi iraniani o stranieri mi chiedono di arrampicare gratis nei loro film. Posso capirli, so che i budget sono bassi, ma per me non va bene anche perché preferisco arrampicare senza la telecamera accanto. Il rapporto con Francesca è nato in maniera diversa”.

Nasim Eshqi e Francesca Borghetti, foto di Stefano Ardito

Francesca Borghetti, che ha lavorato per History Channel, Rai Storia, Rai 5 e il canale Babel Tv di Sky, ha un atteggiamento più professionale. Va in Iran, poi ottiene l’appoggio della Trentino Film Commission. In Climbing Iran, che verrà girato in estate, vedremo Nasim sulle pareti di granito intorno al Passo del Tonale. 

Chi vuole dare una mano a Francesca per il film su Nasim può contribuire al crowdfunding attraverso il sito www.eppela.com

L’ultima domanda, inevitabilmente, riguarda l’abbigliamento. Le donne, nella Repubblica Islamica, devono coprire il corpo e i capelli. Com’è compatibile tutto questo con l’arrampicata, Nasim? “Nelle palestre indoor, quando scaliamo, ci siamo solo noi donne e non ci sono problemi”. 

Andando verso le montagne, quando si traversano dei villaggi, so di dovermi coprire. In parete anche il casco nasconde i capelli. In montagna, il modo in cui mi vesto dipende solo dal clima. E poi, a volte, il velo se lo porta via il vento”.    

 

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