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Interrotte ufficialmente le ricerche di Boyan Petrov

Bojan Petrov, Shisha Pangma, alpinismo, ottomila

Martedì 15 maggio è stato l’ultimo giorno di ricerche per lo scomparso Boyan Petrov sullo Shisha Pangma. Nessun corpo o indizio del suo passaggio è stato trovato durante le perlustrazioni da parte dei soccorritori così, al termine della giornata, è stata presa la decisione di interrompere la ricerca sulle piste. Oggi è stato annunciato ufficialmente: Bojan rimmarrà per sempre sulla montagna.

La moglie di Petrov, Radoslava Nenova, aveva espresso pochi giorni fa la volontà che le ricerche proseguissero solamente al di sotto del C3, dove le chance di ritrovare il marito erano ancora presenti, seppur ridotte, e la vita dei soccorritori non sarebbe stata a rischio.

Prima del sopraggiungere del maltempo un gruppo di soccorritori cinesi e sherpa nepalesi ha raggiunto la vetta senza però trovare tracce del passaggio dell’alpinista bulgaro. L’ultima spedizione, ieri, ha battuto tutta la zona dal campo base al C1, anche in questo caso senza risultati. Oggi si arrestano ufficialmente tutti i tentativi di ricerca e recupero.

Il tentativo di Petrov allo Shisha Pangma è iniziato il 29 aprile, ormai quasi 20 giorni fa. L’ultimo avvistamento risale al 3 maggio scorso, quando da C3 si preparava per un tentativo di vetta in solitaria. I soccorsi hanno subito forti ritardi a causa delle avverse condizioni meteo. Nonostante gli sforzi dei soccorritori e tutto il supporto, diplomatico e finanziario, arrivato alla causa, lo scalatore non è stato ritrovato.

Una delle ipotesi sulla scomparsa, come conferma Kiril Petkov, tra i numerosi partecipanti alle spedizioni di ricerca, è che Petrov possa essere caduto in un crepaccio tra campo 3 la cima.

 

Con 10 Ottomila all’attivo Boyan era un alpinista di grande esperienza. Tra le sue imprese va certamente ricordato il trittico Kangchenjunga (20 maggio), Broad Peak (23 luglio) e K2 (31 luglio) realizzato nel 2014 in meno di 100 giorni, di cui Broad Peak e K2 in appena 8 giorni. Nel 2016 invece lo zoologo bulgaro si è reso protagonista di un altro affascinante trittico toccando la vetta di Annapurna I, Makalu e Nanga Parbat.

Da sottolineare infine come tutte le ascensioni siano state realizzate senza l’uso di ossigeno ausiliario o di accompagnatori d’alta quota, pur avendo bisogno di una particolare attenzione alla salute per il fatto di essere diabetico.

Risentono della perdita tutta la comunità alpinistica della quale era un membro stimato, il Paese che ha reso orgoglioso con le sue imprese alpinistiche, la moglie e il figlio che a malincuore ha dovuto lasciare.

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3 Comments

  1. onore a un gigante della resilienza, a un umile e grande professionista, benvoluto e stimato da tutto il mondo alpinistico.

    Dispiace tantissimo
    addio Boyan

  2. Ci tengo a precisare che Boyan era diabetico di Tipo 1, quindi insulinodipendente, il che richiede molto di più di “una particolare attenzione alla salute”, soprattutto in condizioni estreme come quelle di un 8000! Ad un continuo e perfetto autocontrollo dei valori glicemici, e ad una costante attenzione ai dosaggi insulinici ed all’alimentazione si aggiungono, a quelle quote, problematiche ormonali legate all’ipossia ed alla difficoltà di dormire, ambientali dovute alle basse temperature che rischiano di far congelare l’insulina da iniettarsi.
    Se n’è andato un eroe umile e dalle spiccate doti umane, un esempio per tutti noi diabetici e per il mondo dell’alpinismo in generale!
    Ciao Boyan, riposa in pace nel cuore delle tue amate montagne!
    Resterai sempre nel cuore di chi ti ha conosciuto.

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