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Magico GIV: a 60 anni dalla salita di Bonatti e Mauri, spedizione italiana tenta la prima ripetizione della strordinaria via

alpinismo, GIV,Da sx in senso orario: Marco Farina e Marco Majori, Daniele Bernasconi e Maurizio Giordano

Cinque italiani tornano al GIV, 7925 m, lungo la via salita 60 anni fa da Bonatti e Mauri, con Cassin capo spedizione e la magica penna di Fosco Maraini a raccontare. Salita mai ripetuta, mentre la vetta del GIV – la montagna di luce- è in assoluto stata raggiunta solo 4 volte.

L’idea è nata e si è sviluppata dentro la Scuola Alpina di Aosta a cura di Valerio Stella, Marco Farina, Marco Majori e Maurizio Giordano e si è allargata poi a Daniele Bernasconi che da quelle parti nel 2007, sul versante nord del Gasherbrum II, insieme a Karl Unterkircher tracciò in “stile alpino” uno degli itinerari più belli d’alta quota.

Fu un’impresa formidabile quella portata a termine nel 1958: una spedizione nazionale, organizzata dal Club Alpino Italiano e affidata a Riccardo Cassin, che nel 1954 era stato escluso dalla spedizione al K2 con non poche dure polemiche. Bonatti, invece, dalla partecipazione alla spedizione al K2 tornò segnato dalla delusione umana e alpinistica per i torti ricevuti. Il GIV parve e fu per loro la rivincita tecnico alpinistica sulla spedizione di quattro anni prima condotta da Ardito Desio.

Al GIV alle difficoltà logistiche d’alta quota si sommarono quelle alpinistiche in arrampicata, che la magia e la grande capacità e tenacia di Bonatti e Mauri superarono; con loro c’erano anche Giuseppe de Francesch, Toni Gobbi, Giuseppe Oberto, il medico Donato Zeni e l’orientalista e alpinista Fosco Maraini, che di quella spedizione tracciò un resoconto avvincente anche per le pagine dedicate alla regione del Baltistan e alla popolazione locale e alla loro cultura e lingua. Dopo alcuni tentativi andati a vuoto, il 6 agosto 1958 Walter Bonatti e Carlo Mauri riuscirono a raggiungere la vetta del Gasherbrum IV. 

Una bella spedizione quella di quest’anno al GIV, che i quattro alpini e Bernasconi vogliono portare a termine procedendo in parziale “stile alpino, senza ossigeno e portatori in quota”.

Sarebbe la prima ripetizione della grande impresa compiuta da alcuni dei “mostri sacri” del nostro alpinismo del secolo scorso. Se riuscisse, come ci auguriamo, sarebbe un formidabile ricordo nel 60esimo anniversario e un bell’omaggio a quegli uomini e quella storia.

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