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Gran stagione in Karakorum: K2, Nanga Parbat, Latok, Ogre…

alpinismo, karakorumFoto @ Thomas Huber Facebook Page

Quel che da tempo con paura scrivevamo si è definitivamente avverato: anche il Karakorum è diventato terra di spedizioni commerciali. Facciamocene una ragione. Ci sono però ancora montagne e pareti dove grandi (ma per davvero) alpinisti tentano e talvolta realizzano ancora “imprese alpinistiche”.

Intanto il K2: sono 81 gli aspiranti ai quali il Dipartimento del Turismo ha dato il permesso di provare a salire fin agli 8611 metri della cima della montagna più bella della terra. L’azzardo estetico è più che giustificato. Tra gli organizzatori c’è Nazir Sabir con 3 spedizioni per un totale di 22 alpinisti; la “gloria” dell’alpinismo pakistano è oggi gran organizzatore di “turismo d’alta quota”, come Messner ha definito questo esercizio montano. Dawa Sherpa, superate alcune difficoltà diplomatiche, riporta i suoi sul K2, sono ben 22, con ossigeno e corde fisse. La Madison Mountaineering invece ne porta 17 dagli Stati Uniti. Probabilmente Garrett Madison non è scaramantico. Ci sono poi piccole e medie spedizioni composte da 5 giapponesi, 5 cileni, altri 2 giapponesi, 6 austriaci, ma anche 7 canadesi. Buona fortuna.

Dopo la delusione del tentativo invernale “poco fortunato” (si fa per dire) dei polacchi guidati da Krzysztof Wielicki, al K2 ci si aspetta l’assalto di sherpa, corde fisse e ossigeno. Noi tifiamo per il K2, auspicando ovviamente che nessuno si faccia male.

Anche i Gasherbrum non sono messi male: sloveni, bulgari, ungheresi e inglesiformano 4 spedizioni che in tutto fanno una ventina di alpinisti che proveranno quasi tutti sia il GI sia il GII.

Le sfide alpinistiche saranno su montagne più “basse”, ma tecnicamente importanti.

C’è Ales Cesen, figlio dell’alpinista sloveno Tomo – tra i più grandi degli anni 80 e che lascio il suo nome alla via Cesen sul K2, che peraltro non salì -, a sfidare il Latok I e Ogre II con due compagni. Al Latok I ci sono anche 3 russi guidati da Markevich Konstantin.

Anche i fratelli Huber tornano: mentre Thomas Huber sarà ancora una volta sul Latok con un compagno di cordata, Alexander Huber andrà al K7. Un altro nome importante dell’alpinismo moderno, Hansjorg Auer, sarà invece impegnato sul Ultar Sar.

Cordate anche sul Bentha Barak II, Ulter Peak, Bentha Barak IV, Spantik e Latoke I.

Torniamo in quota: al Nanga Parbat ci saranno 6 peruviani e 17 coreani, ma anche 6 alpinisti della Repubblica Ceca e 3 svizzeri. Avranno forse la possibilità di portare un fiore al buon Tomek che lì, sul versante Diamir, è rimasto quest’inverno.

Gli italiani sono pochi: dovrebbe esserci Vielmo, al momento impegnato sullo Shisha, al GI; c’è anche Cala Cimenti che vuole scendere con gli sci il Laila Peak, slanciata guglia di poco più di 6000 metri (il primato gli è stato strappato per pochi giorni da un gruppo di francesi). L’impresa fu tentata anche nel 2016 da altri italiani, si concluse tragicamente con la morte del giovane Leonardo Comelli, che Cala ha salutato andando alla sua tomba, posizionata da Michele Cucchi per volontà dei genitori sotto la montagna. Un bel gesto.

Poi c’è ovviamente il GIV italiano, di cui vi abbiamo parlato.

Tutto qui, e non è poco.

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