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Cronaca nera, Primo Piano

Morto un diciassettenne in un crepaccio sul Monte Rosa

Monte Rosa, cronaca nera, Svizzera

Un giovane diciassettenne di origine giapponese è morto a seguito di una caduta in un crepaccio profondo 12 metri sul versante Nord (svizzero) del Monte Rosa.

Il ragazzo, che abitava nel Canton Zurigo, era partito lo scorso mercoledì da Zermatt in compagnia del padre, con l’obbiettivo di arrivare a capanna Monte Rosa (2.883 m). I due hanno raggiunto il rifugio nella giornata di ieri, superando il ghiacciaio Gornergletscher dotati solamente di scarponi e ramponi. Una volta arrivati però, vedendo l’insufficiente attrezzatura a disposizione dei due, i guardiani del posto hanno raccomandato ai due di ritornare a Zermatt in elicottero il giorno seguente.

Questa mattina, nell’attesa che arrivasse l’elicottero, i due hanno deciso di fare una passeggiata nei dintorni della capanna alpina. Durante questo giro, poco prima di mezzogiorno, il ragazzo è caduto in un profondo crepaccio, a 3.200 metri di quota nel Grenzgletscher.

Il padre, ha dato subito l’allarme: i soccorsi di Air-Zermatt si sono adoperati per recuperare il corpo del giovane e portarlo in elicottero fino alla base di Zermatt, dove è stato constatato il decesso.

 

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11 Comments

  1. La montagna sta diventando veramente un circo equestre; a riprova basta vedere il caso della donna russa morta qualche giorno fa sul versante italiano del Monte Rosa; forse è ora di mettere dei paletti precisi per chi vuole andare in certi posti dove è assolutamente necessaria esperienza alpinistica

  2. L’attrezzatura puo’ essere insufficiente, ma anche se sufficiente ,non basta ,occorre saperla adoperare, studiando ed applicando sul..terreno simulato o vero eproprio…con “antipatici” istruttori che ti correggono sbeffeggiano e bocciano..Le scorciatoie…a volte..
    Certo che dare il consiglio di prendere l’elicottero, a due che forse hanno svuotato il salvadanaio per l’attreezzatura incompleta…mmmm
    La benemerita sede Cai del Mio paesello, affitta chi non ha..

    1. Alcune precisazioni:
      _giapponesi che lavorano in Zurich e comunque in Svizzera forse proprio morti di fame non sono (informarsi su stipendio medio da quelle parti)
      _ 90% circa di svizzeri (nativi o immigrati) che frequentano la montagna a qualunque titolo sono tesserati REGA, la cui adesione (30ChF annue) garantisce l’elisoccorso gratuito.

      Quindi: solo questione di testa… che non c’è. Appunto.
      Ed ora non più ci sarà, purtroppo per il più fragile dei 2

  3. Si vabbè.
    Questo episodio compete più alla legge di Darwin che alla cronaca alpinistica.
    Erano arrivati sani e salvi attraverso un ghiacciaio piuttosto crepacciato…
    Era sufficiente stessero buoni in rifugio come GIUSTAMENTE gli era stato detto di fare…

    Ad un certo punto, uno è responsabile delle scelte che fa. Per se, e per i propri cari.

  4. Dispiace. Comunque attenzione a mettere paletti e divieti. A questo proposito, di seguito un breve “sfogo” che ho inserito nell’ultima pagina del mio libro: Il mio Nepal.

    Sfogo
    Montagna assassina. Non ho mai visto una montagna in carcere.
    L’ho vista incatenata, ferita, rapinata, usata. Se la montagna
    uccide è perché l’uomo va – o si avvicina – ad essa.
    Il più delle volte ho visto gente felice in montagna. Trarne benefici
    di vario genere. Mi irrita molto sentire – o leggere – che
    la montagna è assassina. Ma è di moda incolpare della morte di
    qualcuno la montagna (oppure la macchina o la moto). Non c’è
    il coraggio di ammettere che la colpa delle disgrazie è delle persone.
    Esiste invece l’ottuso sistema di promuovere divieti. Sempre
    ci deve essere un colpevole e tutti possono criticare tutto.
    Non mi rimane altro che andare da solo su qualche cima e ringraziare
    la sorte di poter gioire dell’esistenza delle montagne.

  5. …episodi come questo o come quello della ciaspolatrice russa,io li comprenderei nella categoria della “selezione naturale”:i deboli(mentalmente)soccombono

  6. Questo fatto lo trovo di una fatalità incredibile, proviamo a considerarlo da un’ altra angolazione; paradossalmente, se al rifugio non avessero dato quelle raccomandazioni tanto da indurli ad aspettare l’ elicottero e quindi avere ore a disposizione, i due al mattino si sarebbero messi in marcia subito per la via del ritorno, verosimilmente come quella dell’ andata.
    E’ solo un cambio di prospettiva non me ne vogliano i gestori del rifugio che senz’ altro danno consigli a ragion di causa, ma perchè dopo il buon consiglio li hanno lasciati andare a zonzo per il ghiacciaio?
    Bah! ruminescenze da cammello delle montagne!

  7. Dispiace per il 17enne e per il padre che vivrà il resto della vita con i sensi di colpa….ma i divieti non servono e sono la morte della libertà e la tomba del libero arbitrio….serve al contrario educare ad essere responsabili delle proprie azioni e a decidere con coscienza in ogni cosa che si fa….e non solo in montagna!!

    1. posso essere d’accordo ma quando poi metti in moto elicotteri e rischi la vita di persone del soccorso per cercare gente che pensa di essere al parco giochi, mi sento anche di dire che questi tizi vanno bloccati alla partenza

  8. Per quanto mi ricordo per raggiungere il Grenzgletscher (di cui ricordo bene anche i crepacci bui e profondi), ci vogliono quei 10-15 minuti di marcia dal rifugio: secondo me non hanno proprio capito il messaggio dei rifugisti o se ne sono proprio lavati le mani e sono saliti volutamente con l’intento di arrivare chissà dove….mi spiace ma se la sono cercata, concordo con i darwinisti.

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