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Liv Sansoz decisa a completare l’ascesa di tutti e 82 i quattromila delle Alpi in memoria di Ueli Steck

Liv Sansoz, alpinismo, Ueli Steck

L’alpinista francese Liv Sansoz, oggi quarantunenne, è stata due volte campionessa del mondo di arrampicata, 1997 e 1999, nonché tre volte vincitrice della Coppa del Mondo (’96, ’98, e 2000) con un totale di 23 podi conquistati in otto stagioniUna carriera la sua, che ha portato diverse soddisfazioni.

Poco più di un anno fa, lanciava però una sfida che non è stata in grado fino ad ora di portare a termine.

Sulle orme dell’impresa compiuta solo due anni prima da Ueli Steck, ovvero quella di scalare tutte e 82 le vette delle Alpi sopra i quattromila senza l’ausilio di funivie o impianti, nel 2017 la Sansom ha deciso di cimentarsi nella stessa sfida. Le tempistiche della Swiss Machine erano ovviamente da primato, solo 62 giorni per raggiungere 82 vette, mentre la francese ha stabilito un margine di 12 mesi per completare il suo progetto personale, che contemplava l’uso esclusivo di sci e parapendio per raggiungere le vette e ridiscendere a valle.

Dopo che Ueli Steck aveva reso questo progetto incredibilmente veloce, senza auto o funivie, ho pensato che fosse il modo migliore per farlo, e ho deciso che lo avrei provato anche a modo mio.” – ha dichiarato al termine dell’estenuante sfida.

Così, a marzo dell’anno scorso, è iniziata l’avventura della francese tra Italia, Francia e Svizzera, per raggiungere tutte le vette programmate: partendo dal Gran Paradiso, in Italia, per passare poi alla Barre des Écrins, al Dôme des Écrins, alla Roccia Nera, proseguendo indefessa sulla sua strada per conquistarle tutte.

Il programma è proceduto a ritmo sostenuto per diverso tempo, fin quando la scalatrice non ha intrapreso la salita verso la cima numero 38, l’Aletschhorn sulle Alpi svizzere, dove ha subito un brutto infortunio al ginocchio cadendo in un crepaccio a pochi metri dalla vetta.

In quell’occasione non riuscì a raggiungere la cima e ridiscese in parapendio senza sforzare troppo la gamba infortunata, ma gli anni precedenti all’inizio dell’impresa erano costellati da un gran numero di infortuni per la protagonista, che una volta tornata a valle si è resa conto della gravità di questo nuovo problema fisico.

Con ancora oltre 40 cime da conquistare e una battuta d’arresto causata dall’infortunio, la scalatrice francese ha visto la sua impresa in bilico. A peggiorare la situazione, è poi arrivata la notizia della scomparsa di Ueli Steck. “Ueli era un amico e quando perdi qualcuno vicino in montagna ti fai molte domande”. 

Ci vollero sette settimane, prima che Liv Sansoz tornasse in piena forma e si riprendesse dall’infortunio e dallo shock della perdita di Steck, per lei amico e modello ispiratore. Una volta tornata in carreggiata, ha ripreso esattamente da dove aveva interrotto, ovvero dall’Aletschhorn, che salito e sceso senza problemi.

Nessun’altra significativa battuta d’arresto è arrivata poi a rallentare il passo della Sansoz, che ha concluso a marzo di quest’anno 76 delle 82 scalate previste dalla sfida. Nonostante non abbia quindi raggiunto il suo obbiettivo, l’alpinista francese è conscia dei limiti fisici che continuano in ogni caso a insidiare le sue scalate, e si dice comunque soddisfatta dei progressi compiuti nell’ultimo anno: “Ho perso degli amici in montagna e non voglio che ciò accada a me. Farò le sei cime che mi mancano quando le condizioni saranno soddisfacenti. Ad ogni modo, ho scalato e ho imparato molto quest’anno. È stato incredibile…e sono felice.”

La scalatrice non si dà quindi per vinta e punta a completare la sua sfida, anche se fuori tempo massimo, entro la stagione estiva in arrivo, per provare a sé stessa di poter ancora raggiungere gli obbiettivi che fissa, per ambiziosi che siano, e in memoria dello scomparso, ma mai dimenticato amico Ueli Steck.

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