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Un anno fa Nives e Romano si abbracciavano sul loro 14esimo 8000

Nives e Romano in vetta all’Annapurna

Un anno fa Nives Meroi e Romano Benet completavano la loro “corsa” agli Ottomila raggiungendo la cima dell’Annapurna, il primo colosso himalayano scalato dall’uomo. Una storia che ormai risale a oltre mezzo secolo fa, quando i francesi Maurice Herzog e Louis Lachenal hanno raggiunto gli 8091 metri della decima montagna della terra.

Un anno fa esatto i due alpinisti friulani hanno ripercorso i passi dei primi salitori, lungo un itinerario poco frequentato, fino alla vetta dove si sono abbracciati. Si sono stretti in quella che non era solo felicità per la vetta. Era gioia di vita. Felicità disincantata per essere rimasti uniti ed essere andati oltre le difficoltà, non solo quelle delle montagne. In fondo, l’aver portato a casa un record interessa poco i nostri due amici. La loro soddisfazione sta nell’averlo fatto insieme, sempre.

“Quando mi hanno chiesto a caldo come ci si sente ad aver completato i 14 Ottomila non ho saputo rispondere” commenta Romano. “E anche oggi credo di non saper rispondere. È come andare in montagna, bello, molto bello.”

“È stato un traguardo che desideravamo raggiungere, soprattutto negli ultimi tempi, ma non si trattava dell’obiettivo della vita. Diciamo che i 14 Ottomila sono stati una tappa per poter fare qualcos’altro”.

Vorreste ripartire?

Il cerchio degli Ottomila è stato chiuso, è stato bello farlo insieme con tutte le vicissitudini del caso. La voglia di partire però non si è mai fermata, nonostante l’età (ridono).

Di idee ce ne sono tante, però noi non siamo atleti sponsorizzati per scalare montagne e i progetti li dobbiamo fare in base alla disponibilità economica. Non facciamo mai prima il progetto, prima partiamo e poi vediamo per strada.

In autunno forse ci piacerebbe tentare una nuova via su un 7000, vedremo.

 Come pensate che sia cambiato l’approccio agli Ottomila nel corso degli anni?

Bisogna differenziare le cose. Una cosa sono gli alpinisti che vanno in Himalaya per scalare, che sono sempre meno. Un’altra cosa sono invece i turisti d’alta quota. Sono scelte, non sta a noi giudicarle.

Quello che ci preoccupa è l’atteggiamento del governo nepalese nei confronti dell’alpinismo. Quello che è accaduto qualche giorno fa ad esempio, il caso dei due alpinisti che rischiano il ban perché sono scesi con gli sci dall’Everest. Questo vuol dire dare spazio a un alpinismo basato sui soldi, a un alpinismo che ti offre garanzie in base a quanto spendi.


Ripensando al vostro percorso, è più importante il risultato o l’esperienza?

Per noi senza dubbio l’esperienza. Arrivare all’obiettivo che ci si è prefissati è bello, ma l’importante è esserci. Se un giorno non potessi più scalare per me sarebbe semplicemente bello stare a campo base. (racconta Romano)

Il vostro rapporto di coppia è stato d’aiuto in questi anni?

Conoscere a fondo il proprio compagno di cordata è sempre un vantaggio perché permette di decidere in fretta il da farsi, senza dover star a far chiacchiere.

Noi, con tutti gli scongiuri del caso, non abbiamo mai avuto incidenti particolari perché ci siamo sempre mossi senza cercare di oltrepassare i limiti e anche in questo bisogna stare attenti. Quando si è in due bisogna saper valutare fin dove l’altro può spingersi e per valutarlo uno dei modi migliori è conoscere a fondo la persona. Saper valutare le reazioni sia fisiche che psicologiche della persone è sempre un aiuto.

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