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K2 invernale, le anticipazioni della spedizione polacca

Foto @ Polski Himalaizm Zimowy 2016-2020 im. Artura Hajzera

Dopo l’esperienza dello scorso inverno, i polacchi hanno annunciato di voler tornare al K2, ma tra un anno e mezzo, nel 2019/2020.

Qualche anticipazione arriva da Janusz Majer che, intervistato da Piotr Chmielinski per Explorerweb, ha spiegato prima di tutto le motivazioni che hanno portato alla decisione di saltare un inverno, che sono soprattutto economiche. Si stanno infatti cercando sponsor e questa fase, secondo quanto riferito su wyborcza.pl dallo stesso manager, è ancora ferma ai primi colloqui. La speranza è che l’attenzione mostrata dai media quest’anno possa agevolare le cose.

La risposta di Majer è interessante soprattutto perché fa intendere che il tentativo invernale al K2 possa non essere una spedizione nazionale. Lo scorso inverno infatti l’intero costo della spedizione, circa 300mila euro, era stato sostenuto dal ministero dello sport polacco e da altri enti statali. Il fatto che possa trasformarsi, anche solo in parte, in una spedizione privata potrebbe essere un vantaggio, consentendo al futuro capospedizione maggiore libertà di decisione.

Rimanendo in tema di capospedizione, nel 2020 non è detto che il ruolo verrà ricoperto Krzysztof Wielicki, il quale però non verrà messo da parte, ma rimarrà nella squadra dell’organizzazione assieme a Majer. Non si sa se questa possibile rinuncia, è ancora tutto da decidere, venga dallo stesso Wielicki, magari stanco dall’esperienza passata, o dall’alto e generata da alcuni errori di strategia di quest’anno che hanno inciso sull’andamento della spedizione.

Per quanto riguarda il team, il numero ed nucleo degli alpinisti dovrebbe rimanere simile a quello dello scorso inverno. Con Urubko? “Probabilmente no” risponde Majer, che in un intervista al giornalista Dariusz Wołowski ha dichiarato: “Le differenze culturali tra Denis Urubko e il resto della spedizione erano troppe. Questo deve essere evitato in futuro. Il tentativo invernale su K2 è un compito di squadra che richiede cooperazione al più alto livello. Non può essere che tutti facciano secondo il loro metodo”.

Nella medesima intervista, Majer spiega come uno dei motivi del fallimento della spedizione sia stato il non essere pronti, perché non acclimatati, all’arrivo delle finestre di bel tempo. Per questa ragione, è stato deciso di cambiare l’organizzazione: tutti al campo base prima, all’inizio dell’inverno, prima di Natale, così da poter salire a gennaio, quando il meteo è più stabile. Tutto il materiale verrà invece portato ai piedi della montagna in estato o al massimo ad inizio autunno per contenere i costi.

Infine, la via. Il punto critico dello scorso inverno: inizialmente Wielicki scelse la Cesen, perché meno esposta al vento, ma fu costretto poi a spostarsi, per ragioni di sicurezza dopo gli incidenti a Fronia e Bilecki (cadevano sassi), sullo Sperone degli Abruzzi. Una scelta che causò una notevole perdita di tempo e spreco di energie. La decisione per il 2020 è quindi ricaduta direttamente sulla via italiana del ’54.

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