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Cronaca, Primo Piano

Il Collegio nazionale guide alpine italiane sulla tragedia del Vallese: “Il gruppo era ben attrezzato”

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Riceviamo e pubblichiamo il comunicato da parte delle Guide Alpine Italiane circa la ricostruzione dei fatti della tragedia consumatasi tra domenica e lunedì sulle Alpi svizzere, fatto che ha portato alla morte di 7 scialpinisti, 6 italiani, tra i quali la guida alpina Mario Castiglioni:

Riferiamo di seguito la ricostruzione dell’incidente avvenuto nei giorni scorsi sulla Haute Route Chamonix – Zermatt in cui hanno perso la vita la Guida alpina lombarda Mario Castiglioni e alcuni suoi clienti. Il Collegio Nazione Guide alpine Italiane, che è costantemente in contatto con il Soccorso alpino vallesano (Svizzera) e la polizia vallesana (Svizzera), ha raccolto i seguenti dati accertati e verificati.

Il gruppo guidato da Mario Castiglioni era partito dalla Cabane des Dix come da programma e nei tempi previsti per un regolare svolgimento della gita. Le condizioni della neve e le previsioni meteo permettevano di compiere il percorso.

Le previsioni parlavano di un peggioramento meteo, ma comunque compatibile con il tempo necessario a coprire la tappa che di solito richiede circa 6 ore di marcia. Fino alle 9.30 circa il meteo è stato buono con ottima visibilità, come dimostrano le foto scattate da alcuni scialpinisti poi travolti nella tragedia: nell’arco di pochi minuti è subentrata una tempesta molto violenta (temperature molto al di sotto dello zero e venti oltre i 100 km orari).

Il gruppo di Mario Castiglioni, da programma avrebbe dovuto pernottare al Rifugio Nacamuli, situato su suolo italiano e più lontano della Cabane des Vignettes: per entrambi i rifugi ad ogni modo il percorso coincide fino al piano sottostante i pendii su cui il gruppo si è fermato.

Vicino al gruppo di Mario Castiglioni si muoveva anche un gruppo di scialpinisti francesi, distanti da loro pochi metri. Si sono arrestati sopra una dorsale di roccette a 3280 metri, nei pressi di un grosso ometto di pietra che è un punto di riferimento dell’itinerario dalla Cabane des Vignettes al Pigne d’Arolla. Lì li ha trovati il Soccorso alpino svizzero.

Mario Castiglioni è stato ritrovato più sotto rispetto al resto del gruppo: è stato il primo a morire nella tragedia, non si sa se per il freddo o per una caduta o per entrambe le ragioni.

Il gruppo era perfettamente attrezzato per l’itinerario dal punto di vista dell’equipaggiamento, la Guida alpina aveva con sé tutti i dispositivi necessari per la sicurezza, Gps, telefono satellitare e smartphone con carta topografica svizzera.”

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29 Comments

  1. Un superstite, in intervista , solo in parte concorda , ma ha anche fornito degli elementi in piu’ sulle dinamiche di gruppo che hanno portato alla scelta di proseguire.Pur avendo dotazioni individuali , la furia degli elementi ha impedito di usarle.Solo una notevole resilienza , forse aiutata da fisico piu’ robusto,ha fatto la differenza.

  2. Questo comunicato è quanto di più corporativo abbia mai letto

    Non metto in dubbio la preparazione della Guida, ma una sola Guida per un gruppo così numeroso è veramente troppo poco; per giunta le previsioni meteo non erano di certo lusinghiere e la quota era molto elevata.

    Certamente, se il medesimo incidente fosse capitato ad un gruppo non accompagnato da una guida, i commenti del Collegio sarebbero stati ben diversi

    1. Se non ci fossero stati errori fatali i componenti del gruppo sarebbero ancora vivi comprese le “due” guide (il ticinese e la moglie).
      Sul numero di partecipanti per guida, sembra in effetti incredibile che non ve ne fossero almeno due. Essere in due significa avere anche l’altra voce della campana.
      Per una salita al “semplice” Ortler, sulla via normale, vi sono 3 partecipanti per ogni guida al seguito del gruppo.

      1. Che dovevano fare le guide mancanti? Coccolare i clienti mentre dormivano?
        Non c’è scritto da nessuna parte quante “guide” ci vogliono per andare in montagna.
        Anche 0 è ammesso, e si va lo stesso

    2. Oramai sono più corporativi loro che notai e avvocati.
      D’altronde ènormale che muoiano sette persone in una traversata di scialpinismo, vorrete mica pensare a degli errori. Le guide alpine non sbagliano, chiodano falesie perfettamente, portano in giro irreprensibilmente e soprattutto emettono dei comunicati perfetti

  3. Perche’ non finisca tutto in una pratica burocratica messa agli atti, forse bisognerebbe pensare un qualcosa.Infatti se e’ vero che il tratto n.4 di quel raid di piu’ tappe, e’ il piu’ impegnativo , sarebbe il caso mettere qualche supporto utile in caso di bufera.Infatti pare che questa non sia stata la prima e non sarà l’ultima.
    Che ne so: paletti alti colorati che indichino la via piu semplice, , un faro lampeggiante al rifugio, qualche ricovero di sassi ammucchiati, un bivacco ..spartano..un semaforo che scatta in base a peggioramenti del meteo.Largo ai tecnici !.Tanto di sicuro qualcuno protesterebbe sulla violazione della wilderness, che comunque su una traversata ultrapubblicizzata e’ gia andata a farsi friggere.

    1. Per me non è la soluzione…credo che questi rimedi invoglino ancora più persone non adeguatamente preparate a intraprendere certe gite (è un mio parere modestissimo). C’è un confine sottile tra il “rendere più sicuro” e “fornire mezzi per prendersi più rischi”….Per quanto mi riguarda: già non ci si dovrebbe MAI affidare al GPS nell’intraprendere una gita…

  4. Concordo con Marco. La sicurezza mal si concilia con il corporativismo, l’obiettivo ad ogni costo, il discarico di ogni responsabilità. Stesse esperienze con il sodalizio, tanti accompagnatori titolati e qualificati, ogni tanto fanno troppo affidamento sulle loro capacità, vedasi la valanga di Pila del 7 aprile 2018. A quel punto non si sa a volte se è più sicuro essere accompagnati da chi comunque non ha nessuna responsabilità, o organizzarsi con amici fidati ed esperti. I pali colorati potrebbero essere una soluzione, i fari lampeggianti più complessi e manutentivi.

  5. Se quanto ho letto è vero, dire che avere un GPS basato su smartphone sia OK, allora forse sarebbe necessario un aggiornamento tecnico-informatico per le guide alpine. Un GPS basato su SMARTPHONE non avrà mai le stesse prestazioni in condizioni estreme rispetto ad un GPS dedicato. Questo NON avrebbe forse potuto salvare tutti (compresa la guida alpina morta per cercare di salvare tutti, onore a lui), in ogni caso.

    Rimane il fatto che forse bisogna tornare sui propri passi e/o evitare la gita, soprattutto quando si è un gruppo così numeroso. Ma col “senno di poi” son bravi tutti.

  6. Concordo in tutto e per tutto con Marco. Brave guide alpine come Maurizio Gallo, che in altro articolo stigmatizza il comportamento di coloro che non riescono mai a stare zitti neanche con i cadaveri ancora in obitorio, dovrebbero infatti estendere questo giustissimo appello anche al proprio presidente, che peraltro parla a nome di tutte le guide italiane. Fossi una guida alpina mi dissocierei pubblicamente da un comunicato che sembra più simile a roba dell’Istituto Luce.

  7. Non buttiamo via la vecchia carta topografica con bussola ed esercitazioni specifiche, tipo orienteering, le isoipse parlano…quando in linea d’aria sembra conveniente il percorso più’ corto.Poi anche tra i clienti ci deve essere qualcuno in grado di confrontarsi con la guida ,ed anche di dare un’occhiata agli amici e dire loro, mi dispiace ma tu non hai il fisico o la preparazione.Oppure manteniamo il gruppo di amici unito e facciamo imprese meno impegnative, magari una al giorno.Con programma di riserva.

  8. Se pensiamo che pochi giorni fa ho letto su questo sito un articolo che diceva che le guide avevano stretto un accordo per essere incaricati come periti negli incidenti di montagna, l’atteggiamento sin qui tenuto dal presidente nazionale non mi rende tranquillo sulla loro eventuale imparzialità di giudizio nel caso sia coinvolto un loro collega.

  9. Mi chiedo come mai il gestore del rifugio Nacamuli, dove i dieci scialpinisti erano diretti , non si sia allertato per il mancato arrivo, visto che quella era la destinazione del gruppo e si presume che dieci persone prenotino il loro arrivo.

  10. Ah certo, Quindi muoiono sette persone in montagna tutte in un colpo e non ci sono stati errori. Figuriamoci quando qualcuno ne commette. Quindi andare in montagna è come andare in guerra. Certa gente dovrebbe vergognarsi del proprio ruolo

  11. La montagna e il freddo hanno fatto anche questa volta, quello che hanno sempre fatto con gli esseri viventi da milioni di anni : SELEZIONARE! Chi è più adatto per sopravvivere e chi no.
    Speriamo che continui a essere cosi, per il bene di tutti.

  12. Bungiorno ….prima di tutto un rip per le vittime,però concordo con molti di voi..e leggendo i vari post,mi sorgono varie domande…
    1) 1 guida con un numero cosi numeroso perchè?
    2) nella risposta del presidente delle guide leggo” erano attrezzati” ma non ho sentito parlare di un tentativo di scavarsi una buca, creare un minimo di riparo(tipo muretto),telo termico?
    Marco dice una verità molto dura…se capitava ad un’accompagnatore normale le parole del collegio non eran cosi bonarie….
    ed anche la risposta di Gian piero “l’atteggiamento sin qui tenuto dal presidente nazionale non mi rende tranquillo sulla loro eventuale imparzialità di giudizio nel caso sia coinvolto un loro collega” mi preoccupa molto essendo un accompagnatore sezionale, sapere che chi potrebbe giudicare un mio comportamento non è cosi imparziale…

  13. forse chi produce attestati da guida dovrebbe rivedere i protocolli, come mai non è stato inviato nessun allarme, se erano in difficoltà da parecchio tempo potevano anticipare chiamando le capanne o il soccorso di stare in allerta, non che cambiava tanto con una tempesta, ma nessuno sapeva niente, se avevano 6 ore per il tragitto e il meteo dice brutto tempo fra 7 ore, nel tragitto uno si rompe una gamba o fà indigestione dal fritto misto mangiato in capanna, c’è nebbia e il soccorso non puó volare, si perde un ora e più per soccorrere l’alpinista sfortunato, il protocollo cosa dice? non bisogna anticipare degli inconvenienti di 2 ore su certi tragitti e pianificare delle soluzioni anticipate?

  14. Neanche davanti ad una tragedia del genere le guide alpine hanno avuto l’umiltà di scendere da quel piedistallo che solo loro pensano di poter occupare…vergogna!!

  15. Non si può morire così!!!ha avuto coraggio il superstite di Milano a denunciare le mancanze della povera guida.sono anch’io uno scampato alla morte in un incidente sulle Alpi francesi con un mio compagno e la povera guida morti.anche quel giorno e’ stato fatto un azzardo senza rispettare le regole dell’andare in montagna.basta tacere!!!!!spero vivamente che il collegio delle guide alpine una volta per tutte riveda certe cose nel formare le guide,che rinunciare e interrompere un escursione è un atto d’amore verso i clienti e la montagna.

  16. Quello che veramente mi ha colpito di questa vicenda non sono le cause o gli errori commessi, nemmeno le valutazioni fatte da un professionista della montagna sulla fattibilità di guidare un gruppo di clienti appassionati, peraltro consapevoli dei rischi intrinseci dell’attività. Ciò che mi ha davvero colpito è il numero esagerato di perdite, perché in questi casi il numero da forza. Mi sembra come se fossero morti aspettando qualcuno che li potesse portare in salvo anziché tentare di organizzare anche una forma aleatoria di riparo e tentare di sopravvivere. In merito al sopravvissuto milanese no comment. Finchè va bene tutti amiconi.

  17. Buonasera a tutti,
    mi chiamo Marco Cunaccia e faccio la Guida Alpina da 15 anni. Solitamente non leggo mai commenti a tragedie e articoli in generale su internet poiché son ben consapevole che leggerei solo un sacco di stupidate. Questa volta però è diverso, perché Mario e Kalina li conoscevo e questa tragedia mi ha toccato davvero e leggere tutta una serie di cattiverie gratuite sulle spalle di chi non c’è più mi rattrista in maniera profonda. Non posso dire di essere un amico di Mario e Kalina, nel senso che non è che andavamo in vacanza insieme. Semplicemente, da molti anni a questa parte, ci incontravamo con i relativi gruppi nei posti più disparati nelle Alpi e in giro per il mondo. L’ultima volta poco più di un mese e mezzo fa in Norvegia.
    Si perché Mario era uno tosto, che la Guida la faceva veramente, da quasi trent’ anni, con alle spalle un’esperienza ed un curriculum davvero invidiabile: tre 8000, Fitz Roy, El Capitan e decine e decine di spedizioni con clienti , senza contare tutta l’attività sulle Alpi.
    Ma tutto questo sembra già non contare più nulla.. Tutto d’ un tratto diventi un qualcosa di paragonabile ad un assassino, uno sprovveduto, un incapace. Tu e tutta la categoria di Guide Alpine.
    Poi, leggendo meglio i commenti, è anche facile rendersi conto che arrivano praticamente tutti da due categorie molto simili: la prima è la categoria di tutti quelli che la montagna non sanno nemmeno cos’è. Forse qualche volta l’hanno vista in cartolina.. Si perché quando si sente parlare di semafori lampeggianti per il brutto tempo è tutto detto…L’altra categoria invece è peggiore perché è composta da tutti quei fenomeni che in gergo vengono chiamati tuttologi, e sono incattiviti con la categoria di Guide Alpine perché diventare una Guida Alpina sarebbe il loro sogno ma non avranno mai le capacità di diventare una Guida. Di conseguenza, siccome in montagna non ci vanno e hanno tempo da perdere, aspettano che capiti qualche tragedia ad una Guida, per godere come dei ricci sputando sentenze e cattiverie gratuite per far prendere aria alla lingua, senza pensare alle conseguenze di certe affermazioni ignoranti.
    Mi rendo conto anche del fatto che tutti questi commenti non meriterebbero neanche risposta di fronte ad una tragedia come questa ma quello che mi rattrista in maniera più profonda è che Mario non si merita di andarsene con una valanga di falsità e cattiverie sulle spalle. Dopo una vita intera, passate per montagne, a far vivere avventure uniche ai propri clienti, se ne va con la “colpa” di essere mancato per primo, per andare a verificare che l’ultima parte del tragitto per arrivare alla Cabane des Vignettes fosse sicuro per il gruppo. Fuori gioco il Leader il gruppo è rimasto in balia della bufera.
    Mi rattrista ancora di più che vengano affermate cose del tipo “ era la prima volta che faceva la Chamonix Zermatt” quando personalmente l’ho incontrato diverse volte sullo stesso tragitto, oppure che il gruppo non aveva ne pala, ne pila frontale ne gps. Non capisco perché il sopravvissuto che aveva a suo dire l’unico gps funzionante non abbia raggiunto il rifugio… Si potrebbe andare avanti ad elencare barbarità che son state dette e scritte all’ infinito…
    A tutti i fenomeni che scrivono tanto per scrivere un sentito VERGOGNATEVI
    A Mario e Kalina, se da dove siete ora potete vedere, leggere, ascoltare (spero di no) tutto quello che viene detto quaggiù, state sereni, che chi ha avuto la fortuna di conoscervi, conosce anche il vostro valore.
    Un abbraccio Marco

    1. Premesso che Lei, Sig. Cunaccia, di certo, non possiede il dono della sintesi…

      Il Suo discorso suona come una strumentalizzazione della tragedia che ha coinvolto due Suoi conoscenti (ha detto Lei che non sono Suoi amici…) finalizzata esclusivamente a difendere la categoria delle Guide di cui Lei fa parte.

      In pratica, il Suo discorso è ancora più corporativo di quello del Collegio Nazionale, il che è tutto dire….

      …Per non parlare del Suo atteggiamento supponente (credere di capire tutto mentre gli altri non capiscono niente) che giunge a classificare per categorie le persone che hanno commentato civilmente (a differenza sua) l’articolo

      In ultimo, i termini offensivi come “fenomeni” e “vergognatevi” se li tenga per Lei!

    2. Sig, Cunaccia
      io faccio le vie con amici guide alpine quando non lavorano e non accuso il povero Castiglioni. E di errori in montagna ne ho fatti molti e mi è andata bene dieci volte
      Però lo dico.
      Se un istituzione a fronte di 7 morti mi scrive un comnicato, no errori capita, allora mi viene in mente cernobyl quando i sovietici scrissero, è una centrale nucleare, era fatta bene, può capitare

  18. Egregio Sig. Cunaccia,
    apprezzo il suo intervento in difesa dei suoi due amici, anche se mi limito ad osservare che, a mio avviso, non ha risposto alle domande che giustamente sin qui sono state poste dai lettori del sito e appassionati in genere. Inoltre, a prescindere dal fatto che questi interrogativi possano o meno avere risposta, quello che personalmente mi preme di più è che, magari non lei, ma i suoi colleghi cosiddetti “esperti” si arrogano il diritto di commentare in maniera negativa le tragedie di alpinisti comuni non professionisti, ma non sembra abbiano lo stesso metro di giudizio con le tragedie dei propri iscritti. Certo, umanamente ogni morte è deprecabile e dispiace profondamente, ma se si commentano gli errori di altri, allora si deve avere l’onestà intellettuale di farlo anche per se stessi.

    1. Ma quali sarebbero le domande sensate poste, a cui bisognerebbe ancora rispondere?
      Che c’era solo 1 guida per sette, otto persone? E chi l’ha scritto qual’è il rapporto giusto ? La commissione CAI materiali e Tecniche?
      Oppure la UIAA ?
      Chiarire questo punto, grazie…

      L’altra cosa da chiarire qual’è? Che era senza GPS? E chi è che lo sta dicendo? Forse il superstite che ha affermato che la guida non era stata mai lì? smentito. Oppure il supersiste che ha dichiarato che avevano cambiato percorso? smentito.

      Ma per favore! Commenti su basi = 0.

  19. Equipaggiamento, tempi medi, previsioni..sono condizioni neccessarie ma non sufficienti.Poi inervengono altri fattori…momentanei, vaghi ed aleatori.
    Cesare Maestri, in un suo libro, parla di GIORNATA STORTA,(e’piu’prosaico ma insomma, traduciamo) con confusione in testa o maldestria fisica umorale , caratteriale momentanea che coglie anche il miglior Alpinista titolato da centiaia di prime e solitarie e gli fa combinare qualche corbelleria.Un conto e’ che ricada solo su se stesso o al peggio sul partner, che magari anziche’subire lo salva un conto su un intero gruppo…che si affida a te come guida.Carta canta:cosa c’e’scritto nel contratto o nelle regole nazionali?Ci sono clausole liberatorie o di salvaguardia?

  20. Le guide alpine sono degli uomini e come tali commettono errori. Anche se hanno scalato tutte le montagne del mondo. Quindi non bisogna accanirsi. I clienti anche…infatti i 4 francesi hanno sbagliato meno…sia della guida che dei clienti

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