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Cronaca, Primo Piano

Tragedia nel Vallese: “Avevano cambiato percorso”. Messner: erano nel whiteout. Salgono a 7 le vittime

Un fermo immagine tratto da un video del Soccorso Alpino mostra il luogo dove alcuni alpinisti sono rimasti bloccati ed in seguito sono morti durante un’escursione, 30 aprile 2018. ANSA/SOCCORSO ALPINO

Si è aggravato ulteriormente il bilancio della tragedia sulle Alpi svizzere. Nel tardo pomeriggio di ieri è deceduta una donna, Francesca Von Felten, italiana di 44 anni, che si trovava in gravi condizioni in ospedale nel Canton Vallese. Intanto si è resa nota l’identità della sesta vittima, si tratta di Andrea Grigioni, 45 anni, residente a Lurate Caccivio (Como), che lavorava come infermiere in Svizzera.

Hanno cambiato percorso nella speranza di raggiungere il rifugio ancora con il bel tempo, ma a 550 metri dalla meta sono rimasti bloccati dalla tempesta“. È quanto Giovanni Paolucci, fratello di Betti, una delle tre vittime bolzanine, ha appreso dalla polizia del canton Vallese in merito al tragico incidente sulle Alpi svizzere, a riportarlo l’ANSA. “800 metri di dislivello in salita e 1.000 in discesa non sono davvero tanti, il problema è stato la quota, visto che il punto massimo si trovava a 3.800 metri, che mi sembra un po’ tanto“, spiega Paolucci, che come la sorella è uno scialpinista esperto.

Le foto scattate alle 9 del mattino – racconta – mostrano il cielo sereno, mentre due, tre ore dopo è arrivata la tempesta con raffiche a 100 km/h“. 

Prosegue inchiesta, che “è ancora in corso” e per ora “non vi sono ipotesi di reato: è stato semplicemente aperto un fascicolo per determinare le circostanze dei decessi“, come precisa Nicolas Dubuis, procuratore generale del Cantone Vallese. Nel frattempo è arrivato il nulla osta per il rientro delle salme, previsto però solo nei prossimi giorni.

Quanto ti trovi nel whiteout, una sorta di nebbia di neve e vento gelido fortissimo, non c’è colpa, perché non si vede più niente. Da quello che ho capito le condizioni erano queste e purtroppo è accaduta una tragedia“. A dirlo all’ANSA, a proposito di quanto accaduto sulle Alpi ieri in Svizzera, è Reinhold Messner.

In quelle condizioni – spiega l’alpinista – se metti una mano sul viso, la vedi, ma i piedi no. Basta essere a 100 metri da un rifugio ed è impossibile trovarlo. È una condizione che io ho vissuto almeno cento volte, ma il problema è che se ti trovi in Antartide è grave, però non hai dei crepacci, mentre in montagna sì. Col vento forte e il freddo, come ho capito che è successo in Svizzera, se non hai un’esperienza estrema perdi la testa. La bufera ti butta giù e la morte è la conseguenza. Pensiamo che i vestiti, le scarpe e i GPS  che ci sono adesso ci rendano sicuri, ma la montagna è sempre pericolosa“.

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