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Scopriamo lo skyrunning con Marco De Gasperi

Foto FB Marco De Gasperi

Classe 1977, valtellinese, è stato sei volte campione del mondo di corsa in montagna e una volta campione europeo. Nel 2015 stabilisce il nuovo record di salita e discesa dal Monte Bianco con 6 ore 43 minuti e 52 secondi. Siamo certi che tutti ormai avrete capito di chi stiamo parlando. È Marco De Gasperi, tra i più famosi nomi della corsa in montagna e dello skyrunning con cui abbiamo pensato di farci due chiacchiere in vista della bella stagione in arrivo anche se gli allenamenti del campione non si fermano mai.

Da cosa nasce questa passione tua passione per la corsa in montagna?

Nasce da lontano, da quando ero ragazzino e ascoltavo i racconti dai mio padre e di Adriano Greco, il primo a tracciare la strada dello skyrunning che poi è stato anche mio primo maestro. È stato colui che ha plasmato questa mia passione favorita inoltre dall’abitare ai piedi delle montagne.

Una disciplina nata da poco…

È una disciplina abbastanza recente. È l’ultima nata nel mondo outdoor insieme al trail running. Diciamo che lo skyrunning è certamente la disciplina più spettacolare, quella che estremizza la corsa in montagna e mostra il vero spirito della scalata ad una vetta. Ha venticinque o trent’anni, ma si è identificata correttamente solo di recente rispetto alla classica corsa in montagna ed è riuscito ad avvicinare molti appassionati in poco tempo proprio grazie alla spettacolarità delle sue gesta. È per questo che gare come il Kima sono così famose e ambite.

Sono gare che richiedono esperienza non solo nella corsa, ma anche alpinistica…

Si, lo skyrunning è una specialità dov’è molto importante avere esperienza tecnica ed essere abile nei tratti tecnici. Se poi vogliamo scendere nei dettagli, il termine tecnico utilizzato per identificare lo skyrunning è proprio questa caratteristica di presentare tratti attrezzati o esposti dove servono le mani. Si tratta quindi di percorsi di montagna non adatti a tutti gli amatori che si vogliono approcciare per la prima volta alla disciplina. Si potrebbe quasi dire che magari non è alla portata di tutti, ma ambisce ad essere la più spettacolare.

Può essere uno sport utile a far conoscere il territorio?

È un disciplina che non era nata per questo scopo, ma ha fatto si che il territorio godesse poi della notorietà positiva portata dalla sua spettacolarità. Oggi quindi è un ottimo strumento per la promozione di sentieri, di valli, di panorami unici. Oltre a questo lo skyrunning ha poi permesso la nascita e la diffusione di un turismo “buono”, rispettoso e curioso verso al territorio come può essere quello enogastronomico. In Valtellina, ad esempio, con la Valtellina Wine Trail (che si terrà il 10 novembre prossimo) abbiamo fatto breccia nel turismo dello sportivo che però è anche curioso verso il territorio e le sue caratteristiche. 

Qual è l’attuale panorama italiano della corsa in montagna?

Tutto l’ambiente della corsa sta crescendo, anche se non si tratta di una crescita così forte. C’è però un interesse sempre più dilagante che sta portando, soprattutto in Italia, molti atleti o amatori a spostarsi dalla maratona alle gare di skyrunning per provare nuove emozioni e potersi avvicinare alla natura. Un concetto, quest’ultimo, che era difficilmente immaginabile anni fa quando le gare di corsa in montagna erano tutte di stampo agonistico. Oggi sono invece strutturate per far scoprire nuove sensazioni e vivere la montagna e 360 gradi.

Oggi sei contemporaneamente atleta e allenatore…

Diciamo che cerco sempre di trovare degli stimoli per mettere del fuoco dentro questa passione che per ovvie ragioni fisiologiche si sta lentamente spegnendo. Amo stare a contatto con i giovani perché credo di potergli dare qualcosa, o quantomeno di poter essere utile per farli avvicinare a questo sport in modo adeguato. La cosa fondamentale è che loro si appassionino a questa disciplina. Alleno molti ragazzi, più o meno bravi, ma dedico a tutti lo stesso tempo perché meritano attenzione. È bello allenarli e aiutarli.

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