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Marco Olmo: inutile cercare di andare oltre la propria cilindrata

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Con l’andare della primavera si avvicina anche il tempo delle prime corse in montagna. Tra quelli che certamente si stanno preparando all’arrivo della bella stagione il veterano della corsa Marco Olmo che, a pochi mesi dai 70 anni, continua a correre come un tempo.

Non proprio come un tempo” ci corregge. “Ormai corricchio, non riesco più a mantenere i ritmi di un tempo. Però, per essere un settantenne, sono in forma” sorride il campione che ha portato il concetto di corsa ad un nuovo livello. Infatti, dopo un primo periodo dedicato alle gare di corsa in montagna e di scialpinismo, Marco decide di cimentarsi nelle competizioni estreme come la Marathon des Sables (230km), la Maratona dei 10 Comandamenti (156km) o ancora vincendo l’Ultra Trail du Mont Blanc (160km) a 58 anni. Un palmares incredibile per Marco che non “nasce” corridore, ma lo diventa in età adulta dopo aver passato gli anni giovanili a lavorare come boscaiolo, camionista e operaio in una cementeria.

 Quando hai iniziato a correre?

Ho cominciato a correre come sfida con gli amici. Partecipavamo alle corse che organizzavano per la festa di paese, storie di quaranta e rotti anni fa.

Ricordo che arrivavo sempre ultimo quando ho iniziato. Mi avevano appena tolto il gesso dopo un incidente in moto e non ero per nulla allenato però non mi dispiaceva e così ho continuato a corricchiare. Certo è che non potevo pensare di allenarmi seriamente. Avevo 26 o 27 anni, dovevo sposarmi, poi ho avuto problemi familiari e dovevo lavorare con doppi turni. Non mi hanno mai regalato nulla, prima ho dovuto pensare a sistemarmi e dopo a correre.

Hai iniziato da adulto…

Beh, questo è un discorso diverso. Ai miei tempi difficilmente praticavi sport fin da ragazzino. Quelli che son nati trent’anni dopo di me hanno avuto quest’opportunità.

Io sono nato nel dopoguerra, nelle disgrazie del dopoguerra, nella disgrazia delle valli. In quei tempi non si faceva sport, non si correva. C’erano i pochi del paese che andavano all’oratorio a giocare a pallone, ma noi della campagna eravamo un po’ esclusi da questo mondo. Se sei nella miseria non pensi allo sport. Pensi a guadagnarti qualche soldino in più andando nei boschi a fare legna o a spalare la neve. Non ci si poteva permettere lo sport a quei tempi. Quando poi io ho iniziato a farlo non l’ho fatto per guadagnare soldi. Volendo potrei dire di averlo fatto per fare una cosa inutile.

Con che spirito si gareggiava un tempo?

Eh, era diverso. Si correva per la medaglia, per arrivare. Non era come oggi, all’epoca l’importante non era partecipare. Se non vincevi non eri nessuno. Ora invece è proprio cambiato il concetto di sport. È cambiato l’approccio. Oggi conta il numero dei partecipanti, non la classifica. È bello che sia così perché lo sport, se è pulito, è un insegnamento. Insegna il rispetto, ci si diverte e si passa il tempo all’aria aperta.

Voglio sottolineare l’importanza dello sport pulito perché cercare di andare oltre la propria cilindrata non ha senso. Un’auto si può truccare e quando il motore fonde lo si cambia, con il nostro corpo non funziona così.

Cosa conta di più in una gara, fisico o mente?

Il fisico conta al 90 percento, poi ci vuole anche la testa perché serve costanza e volontà per allenarsi e prepararsi. Serve l’orgoglio di cimentarsi in una sfida con se stessi, serve la voglia di migliorarsi. Quando ho iniziato ero deriso perché ero grassoccio, spesso arrivavo a metà classifica. Quando vieni deriso scatta qualcosa che ti fa impegnare per cercare di migliorarti.

Corri ancora sulle montagne di casa?

Certo, mi alleno ancora sulle montagne attorno a Robilante, corro per passione. Gare non ho più voglia di farne, cerco di partecipare il meno possibile. Non ho la motivazione poi, bisogna anche saper rispettare il proprio fisico. Sono già andato avanti a lungo. Ho portato l’agonismo fino alla tarda età e non si può continuare all’infinito.

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5 Comments

  1. Se uno vive in condominio popolare ..puo’sempre allenarsi nei ritagli di tempo e quando piove ,sulle scale…percorse su e giù con vari passi , salti ,e pesi sulle spalle.Tempo guadagnato per mettersi in forma per le vere uscite.

  2. Finalmente un campione che afferma che la testa conta si, ma il “motore” conta di più e se non ce l’hai non c’è testa che tenga

  3. Buon pomeriggio Silvia,
    guarda che Albert non dà spiegazioni, lui pubblica i suoi commenti e lascia ad altri cimentarsi.
    Scusate se mi sono intromesso, solidarietà tra venerandi, cordialità e saluti.

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