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Traversata delle Alpi, sul traguardo di Nizza la Red Bull Der Lange Weg

Red Bull Der Lange WegIl team che gioisce all’entrata di Nizza, meta dell’impresa, © Red Bull Adventure

Abbiamo seguito nelle scorse settimane la Red Bull Der Lange Weg, l’attraversata delle Alpi da est a ovest con gli sci. Ieri gli atleti sono arrivati a Nizza, l’obiettivo finale.

Alla partenza, il team era composto da 7 atleti, alcuni tra i migliori professionisti e sportivi del panorama mondiale: Tamara Lunger, l’ultra trailer spagnola Nuria Picas, l’atleta di Triathlon svizzero Bernhard Hug, il trail runner e scialpinista tedesco Philipp Reiter, la scialpinista e climber statunitense Janelle Smiley, il marito fotografo e guida alpina Mark Smiley e infine lo scialpinista e trail runner austriaco David Wallmann.

Partito il giorno 17 marzo da Reichenau an der Rax, Austria, il team programmava di raggiungere Nizza in quaranta giorni, il 26 aprile. Nonostante diverse difficoltà di percorso, come le avverse condizioni climatiche e l’elevato e costante rischio che hanno portato all’abbandono della scalata al Monte Bianco, alla rinuncia da parte della trailer spagnola Nuria Picas e infine anche a quella di Tamara Lunger, dettato da problemi fisici, il team ha raggiunto il suo obiettivo il 22 aprile, con qualche giorno di anticipo sulla tabella di marcia.

Le premesse dell’impresa sono state quelle di percorrere l’intero tragitto servendosi solamente degli sci, procedendo a piedi nei punti dove non sarebbe stato possibile, proseguendo per quaranta giorni senza giornate di sosta.

Quello del 1971 non è l’unico precedente storico, si ricordano infatti diverse imprese analoghe o simili per intenti e realizzazione, come quella compiuta nel 1956 da Lorenzo Longo e Walter Bonatti, o quella di Paolo Rabbia del 2009.

Red Bull Der Lange Weg
Janelle e Mark Smiley festeggiano l’arrivo a Nizza, © Red Bull Adventure

Tra gli highlights dell’impresa oltre alle tempistiche, spicca il fatto che il percorso scelto e affrontato dal team non era il più diretto, bensì il più impegnativo, ricalcando il più fedelmente possibile quello tracciato dallo storico gruppo del 1971.

Il team ha infatti percorso 1.721 km, con oltre 89.644 m di dislivello cumulativo, in quasi 400 ore di sforzi, distribuite su 37 giorni. Lungo la via, il gruppo ha affrontato alcune tra le vette più impegnative delle alpi, tra cui il Grossglockner (3.798 m) e la Punta Dufour (4.634 m).

Una dettagliata timeline dell’impresa consente di confrontare i progressi del Team Red Bull con quello dello storico record del 1971. Diverse polemiche si sono accese viste le decisioni prese dal team, tra le quali svariate modifiche al percorso originale, soprattutto a causa dell’elevato rischio valanghe; questo ha fatto in modo che l’impresa, seppur portata a termine con successo, non possa essere realmente paragonata a quella di quasi cinquant’anni prima.

Uno dei protagonisti della spedizione del 1971, Klaus Hoi, si è espresso riguardo a questo nuovo tentativo, definendolo “poco ambizioso”. L’osservazione che è stata avanzata è stato circa il fatto che una spedizione che si prefigge l’obiettivo di competere direttamente con un record vecchio di quasi cinquant’anni, affrontando la stessa sfida con mezzi più tecnologicamente avanzati e tutto il supporto a disposizione di un team completamente sponsorizzato come quello del Red Bull Der Lange Weg, non può rifiutarsi di osare.

Ovviamente gli argomenti a favore dell’impresa appena conclusa, in risposta soprattutto alle modifiche apportate al tragitto e all’esclusione di alcune tratte affrontate nel 1971, trovano credibilità proprio in quella “modernità” che l’ha caratterizzata. Il calcolo delle probabilità di rischio, seppur detrattore di quel senso di sfida, è probabilmente un risultato positivo raggiunto dai moderni mezzi a disposizione degli atleti. 

Va da sé che queste differenze così marcate tra le due traversate rendono ancora più difficoltoso qualsiasi confronto diretto.

Gepostet von Red Bull Adventure am Sonntag, 22. April 2018

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1 Comment

  1. Le polemiche non ci sarebbero state se avessero avuto più fantasia nella scelta del percorso: inutile tirare fuori discorsi come il calcolo del fattore rischio. L’obiettivo era impiegare meno tempo seguendo lo stesso percorso…così non è stato punto e basta, nonostante preparazione atletica professionale, supporto logistico ed economico di una multinazionale, attrezzature modernissime, bollettini e previsioni ben più accurate di 50 anni fa, ARTVA a 3 antenne e zaini Air Bag…. Sennò sembra pure che questa “impresa” possa ancora essere salvata.

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