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Il team di Messner e Habeler all’Everest 40 anni dopo la prima ascesa senza ossigeno

Messner, Habeler, Everest, alpinismoDa sinistra destra Reinhold Messner e Wolfgang Nairz, capo della spedizione Everest del 1978. © Rajan Pokhrel/THT

 Il team, ormai entrato nella storia, si ritrova in Nepal per ricordare l’impresa e girare un documentario che ne preservi il ricordo.

Sono passati ormai 40 anni dalla prima scalata al tetto del mondo senza bombole d’ossigeno. Era il 1978 quando, partendo dal campo base del versante nepalese, 12 alpinisti si avventurarono per questa impresa all’epoca ancora incompiuta e considerata fino ad allora impossibile. Solo due di loro ebbero successo nell’arrivare dove nessuno era ancora arrivato, per lo meno non a quelle condizioni.

L’8 maggio 1978, Reinhold Messner e Peter Habeler furono i primi a raggiungere la cima dell’Everest senza il supporto delle bombole d’ossigeno. Solo due anni dopo, nel 1980, Messner ripeterà la scalata in solitaria. Ad oggi, si tratta di un’impresa riuscita a meno di 200 scalatori nella storia.

In quella spedizione di successo anche la maggior parte del team raggiunse, seppur con l’ausilio dell’ossigeno, la vetta: Bergmann, Wolfgang e Schauer conquistarono la cima il 3 maggio, Ölz e Karl l’11, mentre Oppurg il 14.

Margreiter, Hagner, Schell e Knoll furono costretti ad abbandonare l’impresa a poca distanza dall’obiettivo, a causa delle condizioni atmosferiche proibitive e dei problemi all’apparato per la fornitura dell’ossigeno. 

Da sx Oswald Olz, Peter Habeler, Reinhold Messner, Dietmar Löffler (ORF), Reini Huber (ORF), Hanns Schell, Marco Polo (ORF), Robert Schauer, Helmut Hagner, (seduti) Wolfgang Nairz, Raimund Margreiter. Dietmar Löffler, Reini Huber e Marco Polo sono qui per girare un documentario che vedrà protagonisti i leggendari alpinisti. Foto: Rajan Pokhrel / THT

Di quei 12 membri ne restano oggi 8, riunitisi tutti in Nepal per celebrare il quarantesimo anniversario di quel trionfo, individuale e collettivo. È la prima volta che il team si ritrova sul luogo dopo l’impresa.

Per l’occasione Dietmar Löffler, Reini Huber e Marco Polo, membri di un team dell’Austrian Broadcasting Corporation (ORF) di cui fa parte anche il bolzanino Marco Polo, hanno seguito gli 8 membri per girare un documentario a ricordo della storica conquista. Si tratta di un lungometraggio di 90 minuti dal titolo “Land of the Mountains“.

Il 19 aprile, il team di scalatori riceverà inoltre un’onorificenza dall’Associazione Alpinismo del Nepal e da quella per il turismo nepalese.

I due scalatori protagonisti dell’ormai leggendaria realizzazione hanno colto l’occasione di questo ritrovo per esprimersi circa l’attuale e molto discusso fenomeno del “turismo dell’alpinismo”: il fatto che la possibilità economica sia l’unico fattore a dividere chi ha la possibilità e chi no di approcciare questa complessa scalata, ha fatto in modo che l’Everest sia diventata una delle mete favorite dagli scalatori più agiati, ma spesso meno esperti, i quali in molti casi sottovalutano la difficoltà e i rischi insiti nell’impresa.

Messner, pragmatico, ha dichiarato a The Himalayan Time: “Si tratta di turismo, non di alpinismo, ma al Nepal serve più turismo“. Habeler, più intransigente, si è espresso contro questi scalatori inesperti che puntano a vette difficili senza approntare correttamente la scalata, ma ha ammesso di non avere una risposta pratica al problema.

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