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La morte dell’alpinismo himalayano

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Gli “avventurieri” dell’Everest risalgono la valle del Khumbu in cerca di gloria, mentre gli sherpa stanno attrezzando con decine di scale di alluminio e migliaia di metri di corda il percorso verso la vetta, sono quasi già a campo 2, a 6400m di quota.

Lo scorso anno erano un centinaio di meno (quest’anno si contano 336 permessi il versante sud, altri 200 circa per il nord) e ne erano capitate di tutti i colori tra “trionfi”, morti, follie da record, imbroglioni e polemiche.

Quest’anno la stagione parte con “nuove e rigorose regole” dettate dal Dipartimento del Turismo del Governo del Nepal.

I certificati di “buona” salute dei pretendenti la vetta dell’Everest sono stati guardati e gli Ufficiali di Collegamento che accompagnano le Spedizioni dovranno rimanere al campo base per tutta le durate della spedizione. Niente elicotteri per salire ai campi alti. Ogni spedizione dovrà avere nel proprio staff di assistenza almeno una guida locale ed i “diversamente abili” sono ora ammessi alla sfida (l’esclusione decretata dal Dipartimento del Turismo al seguito di proteste vigorose è stata sospesa dopo l’intervento della Corte Suprema ha sospeso il provvedimento).

Ma il bello viene ora.

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Reinhold Messner e Wolfgang Nair al campo base dell’Everest il 16 aprile. Foto Rajan Pokhrel/THT

Ogni alpinista dovrà avere una dotazione di 5 bombole di ossigeno. Ma come? l’alpinismo dove va a finire? Messner, che tra l’altro è al campo base dell’Everest in questi giorni per festeggiare la prima salita senza ossigeno (ironia della sorte), sarebbe fuori legge e con lui tutti quegli alpinisti che l’Everest l’hanno salito per davvero con le loro gambe, cuore, polmoni e cervello. Senza barare. Ma il business è business e il governo del Nepal ha deciso che l’alpinismo d’alta quota così deve essere, decretandone per legge (per fortuna la loro) la morte.

Ma c’è un’ultima chicca: le “notizie sensibili” prima d’essere diffuse debbono ricevere l’autorizzazione governativa. Ma quali sono?

Ne citano due ad esempio. La prima riguarda il crollo dell’Hillary Step, ultimo passaggio impegnativo su ghiaccio e roccia che dà accesso alla cresta finale dell’Everest, a causa del terremoto del 2015. Il passaggio in effetti si è modificato notevolmente, ma la causa è probabilmente un’altra, non si capisce quale criticità questa notizia abbia posto.

La seconda riguarda la notizia rivelatasi falsa di 4 scalatori morti a campo quattro.

Controllare le voci che corrono lungo l’affollato percorso verso la vetta e al campo base è cosa veramente complessa o impossibile, ma del resto forse è meglio un allarme in più, che se fasullo è già individualmente punibile anche in Nepal, che uno in meno per paura di avere grane.

Vedremo a fine maggio come andrà a finire sulla montagne e lungo le vie della burocrazia per i 375 possessori di permesso che si accingono ad arrivare al campo base sognando il loro Everest.

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2 Comments

  1. Credo che una delle conseguenze più seccanti di tutto questo sia che chi ha il diritto sacrosanto di poter scalare queste montagne, ovvero gli alpinisti seri, viene pesantemente penalizzato e ostacolato da questo casino.

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