• Il primo sito italiano sul mondo della montagna e dell'alpinismo
Attualità, Primo Piano

I numeri del Soccorso Alpino: +20% di vittime nel 2017, +21% i feriti

Foto @ Alan Bianchi – CNSAS

In un anno, il 2017, più di 9mila interventi di soccorso. In montagna, in grotta, dove l’ambiente è impervio. Non sono mai stati così tante le chiamate agli uomini del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico (CNSAS), che nell’ anno appena trascorso hanno superato ampiamente la media del totale degli interventi dell’ultimo decennio, di solito attestata attorno agli 8mila annuali.

Nell’anno appena passato è stato necessario l’impiego di 35.156 tecnici di soccorso alpino e speleologico per un totale di 171.109 ore/uomo e di 26.070 giornate/uomo per portare a termine il numero esatto di 9.059 missioni di soccorso con l’impiego di 3.856 elicotteri, di cui il 98,2% appartenenti al 118 (servizio sanitario regionale/provinciale), mezzi che a bordo hanno sempre un tecnico del Soccorso Alpino.

Aumentano le vittime e i feriti.

Il dato che fa profondamente riflettere è che nel 2017 c’è stata una forte impennata dei deceduti recuperati in ambiente impervio. Secondo i dati in possesso del Soccorso Alpino, rispetto al 2016, le vittime in montagna sono aumentate dal 20,01% su base annua: 485 il valore assoluto del 2017. Sempre rispetto al 2016, è cresciuto del 21,89% anche il totale delle persone soccorse: sono state 8.867 di cui 3.231 illesi, 3.543 feriti leggeri, 1.253 feriti gravi, 285 feriti in imminente pericolo di vita e 70 dispersi.

Le attività.

L’attività dove le richieste di soccorso alpino sono più frequenti resta di gran lunga l’escursionismo: copre il 40,4% delle fattispecie d’intervento in montagna. Un dato che non accenna a diminuire, nonostante le campagne di prevenzione e gli allarmi dedicati dal Socorso Alpino ai frequentatori meno assidui della montagna. Nelle statistiche delle attività delle persone soccorse segue l’alpinismo, con un 6,1% di richieste d’auto, con a ruota le mountain bike: nel 2017 circa 440 biker hanno dovuto essere raggiunti dal Soccorso Alpino. Quest’ultimo dato è in crescita da circa quattro anni, anche per il diffondersi delle attività più “estreme”, legate downhill e ai percorsi più difficili su due ruote.

Anche 225 fungaioli, nell’anno passato, sono stati soccorsi dal CNSAS (rappresentano il 2,9% delle persone soccorse). Anche qui questa particolare “fetta” di interventi non accenna a calare, sottolineando come l’attività di ricerca di funghi resti particolarmente sottovalutata nelle sue componenti di rischio.

Crescono anche i soccorsi per gli amanti di parapendio (124 casi) e gli episodi mortali che coinvolgono i base jumper. In generale tutte le attività “estreme” in montagna vedono un numero maggiore di appassionati, con relativa impennata delle chiamate di soccorso.

Le cause.

Parlando delle cause degli incidenti la prima voce resta la caduta/scivolata, che tocca il 47,5% delle richieste d’intervento. È seguita dall’incapacità con 2.213 casi, dai malori 1.072 e da cause atmosferiche con 343, equivalente al 3,9%. Sotto tale livello ci sono le motivazioni tecniche (errate manovre di orda, rottura ancoraggi, ecc.), valanghe, shock anafilattici, false chiamate e folgorazioni (che non raggiungono il 1%).

Chi chiede aiuto al CNSAS.

Gli italiani sono il 75,9%. tra le persone soccorse, mentre il restante 24,1% è costituito da cittadini stranieri: 8% di nazionalità tedesca, prima voce, mentre i Paesi a noi confinanti sull’arco alpino (Francia, Svizzera, Austria) assieme toccano un 3,5%. Tra i casi più curiosi del 2017 i soccorsi ad un cinese appassionato di montagna, uno yemenita, una donna coreana.

Età delle persone soccorse.

L’analisi per d’età delle persone soccorse, certifica che la fascia più colpita da incidenti è quella tra i 40 e 50 d’età, con il 19,23% delle persone complessivamente soccorse. Merita una menzione il 6,46% di quota relativa a soggetti anziani, tra i 70 e gli 80 anni, e il 2,88% di pazienti con età superiore. Infine, il 2,33% delle persone soccorse riguarda bambini fino a 10 anni.

Articolo precedenteArticolo successivo

4 Comments

  1. Metterei in relazione questi dati con l’aumentato afflusso nelle localita’ turistiche montane, tornate di moda ed anche in stagioni un tempo considerate “morte”.Aumentano anche le tipologie di attivita’ sportive o all’aria aperta,che un tempo non esistevano.Da affrontare seriamente il tipo di incidente CADUTA O SCIVOLATA.Da cosa dipende?Allenamento carente , calzature non adatte? esiste un addestramento tecnico alla camminata su sentieri montani?.L’uso dei bastoncini e’ ingenuo o va addestrato?Un caschetto per chi percorre sentieri impervi e pure corre, e’ troppo o andrebbe consigliato?

  2. Trovati siti sul web .
    Nordic walking in salita e discesa
    Raw training affondi su scale.
    Praticabili anche in pianura..basta avere rampe di scale e qualche terreno ripido anche se non lungo…per azioni ripetute.

  3. Francamente non ho capito il punto riguardo le tipologie di attività in cui si richiede un intervento.
    L’articolo parla di:
    1) “di gran lunga” l’escursionismo: 40,4%
    2) “segue” l’alpinismo, con 6,1%
    3) “a ruota” le mountain bike, con 449 richieste (4,8%)
    4) i fungaioli, 2.9%
    Cioè = 54,2%

    Il restante 45,8%, per cosa ha chiamato?

  4. Il numero delle vittime , mi sembra 485 nel 2017 ( + 20% sul 2016 ), è impressionante e anche fosse un solo decesso bisognerebbe evitarlo, ma per avere un idea della gravità del fenomeno sarebbe interessante avere una stima di quante persone coinvolge tutta l’attività delle escursioni in montagna ( dalle più semplici a quelle estreme ) mi piacerebbe avere questo dato.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.