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Troppa neve sulle Dolomiti, i rifugi aprono a giugno. «Ma è un fattore positivo»

Rifugio Locatelli. Foto @ Dharma

A differenza dell’anno scorso, quest’anno la molta neve caduta sulle Dolomiti impedirà alla maggior parte dei rifugi di aprire le strutture già da Maggio. Cosa che invece alcuni rifugi avevano fatto l’anno scorso. 

A comunicarlo è Francesco Carrer, presidente del Cai Veneto, che in un’intervista rilasciata al Corriere delle Alpi vede in questo posticipo obbligato un fattore positivo: «Avremo infatti acqua abbondante per tutta l’estate, mentre nel 2017 numerosi rifugi finirono quasi in secca, così scarse erano le sorgenti».

Riguardo la situazione dei danni che possono essere stati causati dalla neve alle strutture, «danni particolari quest’inverno non dovrebbero essercene stati, come invece accadde nel 2014. Bisognerà in ogni caso verificare la situazione a neve sciolta».

Rifugio Sasso Bianco. Foto @ Mapio

Una situazione stabile che potrebbe però diventare rischiosa nel caso «dovessero verificarsi precipitazioni abbondanti in questo periodo, come da qualche parte si teme. E noi non le auspichiamo affatto, perché le sorgenti sono già cariche e ulteriori ingrossamenti potrebbero creare dei problemi di una certa rilevanza».

Carrer fa riferimento all’effetto frana sui sentieri, che potrebbe causare una vera emergenza manutenzione, visto che il Cai ne ha 4 mila sparsi per tutta la Regione Veneto. 

Carrer auspica poi lo sblocco dei fondi per i Comuni di confine, che però per quest’estate rischia di saltare dato che è bloccato tra la Regione Veneto e la Provincia di Belluno: «Fondi che permetterebbero di sistemare sentieri e ferrate così come permetterebbero di dotare i rifugi ed i bivacchi di una serie di utili dotazioni».

Le nuove dotazioni riqualificherebbero l’offerta di servizi ad escursionisti ed alpinisti, con la sostituzione della tabellazione danneggiata, la sostituzione delle luci con i led ed il ripristino della segnaletica «purtroppo sempre più spesso vandalizzata». Spese che non sempre le sezioni locali del Cai o le Guide alpine riescono ad affrontare.

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