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Monti Ernici, il Lazio selvaggio (e non protetto) – di Stefano Ardito

Il Pratello e il Viglio da Pizzo Deta. Foto @ Stefano Ardito

Il Lazio è anche una regione di montagne. Nel Reatino si alzano il Terminillo, i Monti della Duchessa e i Monti della Laga, dove Amatrice è stata devastata due anni fa dal terremoto. 

Più a sud, tra le province di Roma e Frosinone, si alzano i Monti Simbruini, tutelati da un Parco regionale, e quelli del Parco d’Abruzzo, Lazio e Molise. I massicci del Preappennino, dai Lucretili ai Lepini e agli Aurunci, si affacciano sulla Campagna Romana e la costa e offrono ambienti selvaggi, ed escursioni in ogni momenti dell’anno. 

Ma il vero gioiello dell’Appennino laziale è un altro. I Monti Ernici, che culminano nel Monte del Passeggio, nel Pizzo Deta, nel Monte Ginepro e nella Monna, scendono verso la Ciociaria con migliaia di ettari di meravigliose faggete. 

Ci sono grotte difficili e profonde (intorno a Campo Catino), grandi doline a cielo aperto, altopiani carsici e forre. Sul crinale del massiccio crescono le uniche stelle alpine del Lazio. Nonostante la caccia accanita, vivono sugli Ernici il capriolo, la coturnice, l’aquila reale e il lupo. Anche l’orso, si è fatto vedere più volte. 

L’orso che abbiamo battezzato Ernico è stato visto e fotografato per la prima volta nell’autunno 2012 da Francesco Culicelli. Poi è stato avvistato varie volte dai pastori. Noi ne abbiamo seguito le tracce per sei mesi. L’analisi del DNA su escrementi e peli ha rivelato che in realtà gli orsi erano due”. 

 

Un orso marsicano sui Monti Ernici, © Gaetano De Persiis

A raccontare questa storia è Gaetano De Persiis, coordinatore del Comitato Promotore del Parco degli Ernici e autore del volume Ernico, un orso dell’Appennino, pubblicato dall’associazione Salviamo l’Orso con la prefazione dello zoologo Paolo Ciucci, uno dei massimi esperti italiani della specie. 

Lo stesso Ciucci, in uno studio commissionato dal Ministero dell’Ambiente e dal PATOM (il Piano d’Azione per la Tutela dell’Orso Marsicano), ha indicato i Monti Ernici come una delle più importanti aree di espansione per la specie. Un’area, però, che non è ancora protetta. 

“Sugli Ernici si caccia ovunque, anche nell’Oasi di Trisulti-Valle dell’Inferno e anche fuori dalla stagione venatoria. I fuoristrada a due e quattro ruote arrivano ovunque, anche sul Pizzo Deta” spiega Gaetano De Persiis. 

L’unico settore tutelato dei Monti Ernici è la Riserva di Zompo lo Schioppo, in Abruzzo. Un’area di 1025 ettari, protetta dal 1987, dove dopo forti piogge e al disgelo scroscia una cascata alta un centinaio di metri. 

Sul versante laziale la vicenda è più complessa. La prima proposta di un’area protetta è stata avanzata dal CAI nel 1973. Dieci anni dopo, nel 1983, quando la Regione Lazio ha istituito il Parco dei Monti Simbruini, è stata annunciata la sua futura estensione agli Ernici. 

Nel 1988, finalmente, il Parco dei Monti Ernici, esteso su 17.700 ettari, è nato grazie a un’altra legge regionale. Che è scomparsa pochi mesi più tardi, nell’ultima seduta del Consiglio Regionale prima della fine della legislatura. Una seduta che Andrea Franco e Mario Di Carlo, responsabili del WWF e di Legambiente per il Lazio, hanno definito “la notte dei lunghi coltelli”. 

Un quarto di secolo dopo, nel 2014, grazie al lavoro del Comitato Promotore (al quale aderiscono 68 associazioni), è ricomparsa in Consiglio Regionale una proposta per la tutela dei Monti Ernici. Prima firmataria la consigliera ciociara Daniela Bianchi (PD). In tre anni la proposta non è stata approvata, ed è decaduta con la fine della legislatura.

Non sappiamo ancora se Nicola Zingaretti, il governatore del Lazio rieletto il 4 marzo, riuscirà ad avviare la nuova legislatura, perché dispone solo di 24 consiglieri su 50. Durante la campagna elettorale, però, nel suo programma, compariva l’impegno per “la tutela per gli Ernici”. Il 9 marzo, dopo la vittoria (anche se problematica) dell’ex-governatore, quell’impegno era scomparso dal sito. 

Queste cose non si fanno, sembra un inganno contro gli elettori. Ci auguriamo che sia solo una svista dei suoi collaboratori” ha scritto il 12 marzo De Persiis, a nome del Comitato Promotore del Parco, in una lettera aperta a Nicola Zingaretti. “La firma del governatore, d’altronde, è apposta in calce a due delibere di Giunta, del 2013 e del 2016, con le quali la Regione Lazio s’impegna per la tutela degli Ernici nell’ambito del PATOM”.

Gradiremmo avere una sua risposta che fughi ogni dubbio, e che confermi l’impegno suo e della sua prossima Giunta a tutelare i Monti Ernici” conclude la lettera aperta a Zingaretti. Ad aspettare una risposta, oltre agli escursionisti e agli alpinisti che percorrono queste montagne, sono le faggete e le vette, le aquile e i lupi. E magari qualche altro orso che deciderà di andare a passeggio sugli Ernici. 

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