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Abruzzo, dai divieti al dialogo – di Stefano Ardito

Pasquale Iannetti introduce il convegno – © Luigi Tassi

Si apre finalmente uno spiraglio sulla questione dei divieti di fuoripista (e non solo) in Abruzzo. Sabato 24 a Fonte Cerreto, alla base della funivia del Gran Sasso, alpinisti, freerider, guide alpine e tecnici della neve e delle valanghe hanno incontrato avvocati, giuristi e amministratori della Regione Abruzzo e del Parco nazionale del Gran Sasso e dei Monti della Laga. Il risultato è stato incoraggiante. 

Pasquale Iannetti – © Luigi Tassi

L’incontro “Perché vietarci di andare in montagna?” è stato promosso e organizzato dalla guida alpina Pasquale Iannetti. Un protagonista della montagna abruzzese, comparso dopo la tragedia di Rigopiano nei talk-show e sui giornali nazionali perché già nel 1999 aveva formalmente sconsigliato al Comune di Farindola di far costruire l’albergo della morte in quel punto. 

E’ stato di fatto un promotore dell’evento anche Giulio Verdecchia, presidente di Abruzzo Freeride Freedom, l’unica associazione a impugnare, negli scorsi anni, alcune delle ordinanze di divieto. Le sentenze del TAR dell’Aquila, pubblicate nei giorni scorsi, sono state deludenti. 

L’avvocato Roberto Colagrande, tra i relatori del convegno del 24 marzo, nei mesi scorsi ha rappresentato Verdecchia e la sua associazione al TAR.  Nel suo intervento a Fonte Cerreto ha ricordato che i divieti “impediscono di lavorare alle guide alpine e ad altri professionisti legati alla montagna”. E che i ricorsi al TAR avevano lo scopo di “aiutare i sindaci a prendere dei provvedimenti corretti”.  

Roberto Colagrande – © Luigi Tassi

L’avvocato e giurista Vincenzo Cerulli Irelli ha spiegato che “andare in montagna, e mettersi alla prova, risponde a un principio fondamentale di libertà della persona”, e che “non può essere limitato dalle autorità se non in casi gravissimi ed estremi”.

Lo Stato, e quindi i Comuni, secondo Cerulli Irelli, può intervenire per bloccare chi mette in pericolo la sicurezza altrui, non chi affronta un pericolo per sua libera scelta. Anche la nuova legge regionale sulla montagnaimpone agli scialpinisti di avere con sé ARVA, pala e sonda non per limitare le loro attività, ma per salvaguardare gli eventuali soccorritori, che forniscono un servizio pubblico”.  

Questa situazione assurda deve finire qui e oggi” ha affermato Pasquale Iannetti nella sua introduzione all’incontro. Negli interventi successivi Germana Maiolatesi, alpinista e sciatrice dell’estremo, ha invitato a praticare se necessario la disobbedienza civile

Vincenzo Cerulli Irelli – © Luigi Tassi

Fabrizio Antonioli, istruttore nazionale di alpinismo, ha ricordato il caso della falesia di Gaeta, dove gli incontri tra il CAI e il Comune hanno permesso di limitare i divieti. Paolo Baldi, titolare del Rifugio della Rocca di Calascio, ha ricordato che i divieti e le chiusure immotivate delle strade spingono agenzie e guide alpine austriache, altoatesine e tedesche a cancellare l’Abruzzo dai loro programmi

Per la prima volta, a Fonte Cerreto, le proteste dei frequentatori della montagna hanno trovato degli interlocutori attenti

Tommaso Navarra, presidente del Parco Nazionale del Gran Sasso e dei Monti della Laga, ha risposto a una domanda di chi scrive affermando che “la montagna dev’essere aperta e fruibile”, e che “tra gli scopi del Parco c’è quello di “accogliere gli appassionati di natura e montagna”. Nessun responsabile di un’area protetta dell’Appennino centrale, fino a oggi, si era mai espresso in questo modo. 

Altrettanto interessante, e foriero di iniziative concrete, l’intervento di Giovanni Lolli, vice-presidente della Regione Abruzzo e appassionato alpinista e scialpinista. “Vedo la questione da due punti di vista” ha esordito, “quello del frequentatore che spesso è costretto è diventare un fuorilegge, e quello dell’amministratore che si rende conto dei problemi della Regione e dei Comuni”. 

Secondo Lolli, alcuni divieti emessi negli scorsi anni dai sindaci erano giusti. “Quando nel gennaio 2017 il Comune di Pietracamela ha ordinato lo sgombero degli alberghi dei Prati di Tivo ha fatto bene, e nei giorni successivi alcuni edifici sono stati investiti da valanghe”. 

Giovanni Lolli – © Luigi Tassi

Il pubblico impreparato, i genitori che portano i bambini sugli slittini devono essere tutelati a tutti i costi” ha proseguito il vice-presidente della Regione. “Lo stesso vale per le strade, come quella per Fonte Cerreto, che può essere messa in sicurezza solo con dei tunnel artificiali”. 

Secondo Lolli, ai piedi del Gran Sasso e non solo, “la Regione Abruzzo deve aiutare lo sviluppo di un turismo che ha nello sci di pista un volano economico importante, ma che è fatto anche di altre attività”. In futuro, dato che il presidente Luciano D’Alfonso è stato eletto il 4 marzo al Senato, lo stesso Giovanni Lolli presiederà la Regione. 

Per qualche mese, chi frequenta la montagna avrà di fronte un interlocutore che sa di cosa parla. E’ una finestra che dobbiamo utilizzare bene” ha concluso Giovanni Lolli. Grazie alla sua mediazione, e a quella della Regione, guide, alpinisti e freerider, insieme a giuristi e avvocati, potranno esporre le loro ragioni ai sindaci e ai responsabili della Protezione civile regionale. Attendiamo con speranza e fiducia.    

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