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Alpinismo, Primo Piano

Leclerc e Johnson: il segnale RECCO porta in un crepaccio

Il personale impegnato nelle ricerche. Foto @ Ben Huff

Trapelano i dettagli sulle ricerche dei due alpinisti Marc-André Leclerc e Georges Ryan Johnson dispersi sulle Torri di Mendenhall in Alaska ed in seguito dichiarati morti. Ricerche che hanno coinvolto per sette giorni l’esercito degli Stati Uniti ed il Juneau Mountain Rescue e di cui ora conosciamo più nel dettaglio i vari passaggi e gli indizi trovati.

Emerge infatti che il giorno decisivo nelle ricerche è stato martedì scorso, quando grazie alle condizioni meteo favorevoli un team esperto in valanghe del Juneau Mountain Rescue ha effettuato un volo in elicottero sul lato nord delle Torri, e proprio sulla linea che divide la Main Tower dalla Fourth Tower ha individuato delle impronte.

Georges Ryan Johnson

In cima a una gola – vicino a quella che viene chiamata la quarta torre – i soccorritori hanno successivamente trovato nel ghiaccio un ancoraggio da cui pendeva una corda. Era il segnale che le ricerche si stavano svolgendo sulla via corretta. Tornati alla base per fare rifornimento, il team di ricerca ha optato per un cambio di elicottero. Lasciando alla base il pesante Blackhawk per passare al più piccolo e maneggevole A-Star Helicopters, che era in grado sia di avvicinarsi maggiormente alle Torri sia di interferire in maniera minore con il sistema di rintracciamento dispersi RECCO, che il team stava utilizzando.

A bordo dell’elicottero sono così tornati alle Torri e cercando su e giù per la gola vicino alla Quarta Torre, hanno localizzato un’altro ancoraggio ed un’altra corda. Da quel momento il team ha così deciso di continuare l’avvicinamento ai crepacci che si trovano più in basso, e mentre si avvicinavano, il rilevatore ha ottenuto un segnale RECCO, che i soccorritori hanno utilizzato per guidare la ricerca visiva. Da lì han potuto vedere ad occhio nudo delle corde arancioni – colore che ha permesso ai familiari e amici di riconoscerle come quelle utilizzate dai due alpinisti.

Marc-André Leclerc

Le corde erano infatti ben visibili sullo sfondo di una delle foto e dei video che i due avevano mandato agli amici. Inoltre le corde trovate vicino ai crepacci erano all’altezza delle corde ritratte nella foto e nel video. Emerge qui però un particolare importante. Infatti secondo il team di ricerca il rilevatore RECCO non avrebbe captato un segnale proveniente dalle corde ma da qualcosa sepolto sotto la neve.

Anche se si tratta solo di una stima – come tengono a precisare i componenti della spedizione di ricerca – il RECCO sembra aver ricevuto il segnale da qualcosa intrappolato sotto la neve, un pezzo di materiale da arrampicata o di metallo sepolto circa 5 metri. Questa scoperta ha portato i ricercatori a concludere che il segnale proveniva da qualcosa che gli scalatori indossavano. In seguito a questa notizia il padre di Leclerc il mattino seguente ha diffuso la dichiarazione di morte del figlio e del compagno di cordata Johnson.

Nonostante questi indizi, bisognerà aspettare l’estate per permettere che un team di ricercatori si spinga fino alla base delle Torri per recuperare i corpi. Le condizioni della neve non permetteranno infatti un recupero nel periodo invernale, così come in quello primaverile. L’attività valanghiva si è calmata, ma il terreno ripidissimo e tecnicamente complesso rende ogni tentativo impossibile se non in estate. L’esercito nel frattempo ha invitato a non credere alle ipotesi – diffuse da molti media nei giorni passati – su ciò che è successo ai due scalatori, in quanto «sono tutte speculazioni, perché al momento non possiamo sapere come sono andati i fatti».

La via seguita da Johnson e Leclerc quando sono stati dispersi. Foto @ Juneau Mountain Rescue
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