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Andrea “Budu” Toniolo, rientrato in Italia dopo l’incidente, ci racconta la sua Islanda

Da pochi giorni è rientrato dall’Islanda. Terra del freddo per eccellenza in cui il corridore estremo Andrea Toniolo, per tutti “Budu”, era atterrato qualche settimana fa con l’obiettivo di compiere il periplo dell’isola di corsa e in totale autonomia. Il corridore era infatti partito armato di carrettino con tutto il necessario per sopravvivere, imbarcandosi in un’avventura sicuramente affascinante che, purtroppo, l’ha visto costretto a dover rinunciare dopo aver subito un incidente stradale che l’ha certamente segnato fisicamente, ma che non l’ha scalfito nel morale.

Ora voglio dedicarmi a quel che ho trascurato nei mesi di preparazione” ha dichiarato in apertura d’intervista prima di raccontarci quel che ha vissuto nella terra dei vichinghi.

 

Da cosa nasce l’idea dell’Islanda?

Diciamo che l’idea nasce l’anno scorso quando, il 30 gennaio, andando a lavoro in moto sono stato coinvolto in un incidente abbastanza grave. Ho battuto la schiena e ho fratturato una vertebra. Rischiavo la paralisi delle gambe, i medici temevano si fosse danneggiato il canale midollare. Sono così stato vari giorni sotto controllo per verificare quanto fosse grave l’incidente. Quando poi si è capito che avrei potuto continuare a camminare mi sono detto: mi aspetteranno mesi di busto, di letto, di recupero. Devo ritrovare la motivazione per ritornare più forte di prima grazie ad nuovo progetto.

Così hai scelto l’Islanda in inverno…

Mi serviva qualcosa di ambizioso. Così, dall’incidente, ho tratto l’aspirazione per un nuovo viaggio sempre nelle terre del nord. In quella dimensione artica islandese che ancora non conoscevo.

Com’è stato il recupero?

Dopo tre mesi a letto con il busto è stata dura. Lentamente ho iniziato a camminare e poi a correre. Non mi sono mai allenato così tanto e alla fine sono arrivato super carico, allenatissimo. L’esperienza in Islanda è iniziata alla grande, ero carichissimo. Stavo bruciando le tappe.

Cosa vuoi dire?

Ho fatto 200 chilometri in tre giorni con il vento contrario che soffiava a 70km/h. Ero in perfetta forma e avevo anche un’ottima finestra meteo. Era appena passata una settimana di tempeste. Tuto filava liscio.

Poi?

Ero ad un quarto del percorso. Correvo nel senso contrario di marcia lungo una leggera salita e per aiutarmi, dato che mi trascinavo dietro anche il peso del carretto, usavo i bastoncini. Andavo su con il mio ritmo quando una macchina, un turista probabilmente, complice una folata di vento mi è venuta addosso. Con lo specchietto ha urtato il bastoncino e la spalla ha fatto una torsione innaturale. Dopo avermi toccato la macchina non si è fermata e io sono rimasto lì, spaventatissimo, in mezzo al nulla.

Cos’hai fatto allora?

Ho ripreso il controllo di me e poi ho cercato di capire quanto mancasse al primo paese. Sulla carta lo indicava a circa 15 chilometri in salita. Mi sono allora trascinato zoppicando per due ore e mezza fino al villaggio. Quando sono arrivato non riuscivo nemmeno ad aprire la tenda a causa del dolore. Per fortuna ho trovato un posto in cui dormire.

L’idea era quella di prendere degli antiinfiammatori, riposare e ripartire la mattina dopo. Quando mi sono svegliato però non ero in grado  di muovermi, ero completamento bloccato dal dolore così ho deciso di rientrare verso la capitale. Ritorno in cui sono stato aiutato dall’incontro casuale con una turista italiana che stava facendo il giro dell’Isola e aveva letto di me e delle mie sventure sui social. Grazie a lei sono arrivato in fretta all’ospedale dove ho potuto fare le prime analisi.

Cosa ti han detto in ospedale?

Hanno da subito scongiurato le conseguenze più gravi. Ma, dopo essermi consultato con gli specialisti di casa, ho reputato saggio rientrare.

Cosa pensi dell’accaduto?

Negli ultimi anni c’è stata un’esplosione del turismo in Islanda. E, lo sanno bene gli stessi islandesi, che le loro strade e le loro strutture non sono progettate per un simile afflusso di persone. Chi arriva spesso noleggia una macchina convinto di guidare in condizioni normali, ma non è così. Le condizioni sono spesso allucinanti. Sono situazioni estreme di cui spesso non ci si rende conto. Molti guidano distrattamente come fossero in città. Non mi stupisco di quel che è accaduto, non credo nemmeno che sia stato fatto con malizia, magari il suono del vento ha coperto il rumore del mio bastoncino.

Sono però convinto che non sia una persona del posto. Ho conosciuto i locali e hanno una passione, una sensibilità e un approccio diverso. Ovviamente va detto che sapevo di questa possibilità di rischio, ma le probabilità erano davvero basse.

Vorresti tornare?

L’Islanda è una terra che ti fa innamorare. In tutti i viaggi che ho fatto non ho mai incontrato così tante diversità in una porzione così ristretta di terra. Ci sono ghiacci perenni che si mischiano alla lava, i geyser. Fiumi a quaranta gradi che scorrono impetuosi, vulcani. Di certo ci tornerò, non so però ancora con quale modalità. Col senno di poi tenterei di passare nell’entroterra, magari su strade secondarie. Non sono un trekker o un alpinista, ma per non rischiare così tanto mi reinventerei in forma di esploratore tralasciando per un attimo la mia veste di corridore estremo.

Ora però devo pensare al recupero. Vorrei accelerarlo per non perdere questa condizione fisica che non ho mai avuto nella mia vita. Mi sono allenato spesso, raggiungendo un’ottima forma, un livello altissimo. Vorrei poterlo sfruttare per altre micro avventure o per delle gare.

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1 Comment

  1. Con un amico ho attraversato l’islanda in bici passando per strade secondarie interne, evitando il “ring” perimetrale d’asfalto. Era l’unica regola che ci eravamo dati, è scritta su qualsiasi guida perché troppo pericoloso a causa delle auto dei turisti e del vento della costa, e lo posso confermare. Spero che Toniolo faccia tesoro di questo e della sua esperienza per tornare passando sui percorsi meno frequentati e sicuramente paesaggisticamente più spettacolari!

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