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Attualità, Primo Piano

La drammatica situazione dei ghiacciai e la soluzione svizzera

Per l’ottava primavera di seguito gli abitanti dei villaggi delle Alpi Svizzere stanno coprendo con delle lenzuola bianche alcune parti del Ghiacciaio del Rodano.

Il Ghiacciaio del Rodano coperto. Foto @ Fabrice Coffrini Afp

Secondo gli scienziati infatti il tessuto rifletterebbe i raggi solari, ponendo così un freno allo scioglimento. Non vi sono riscontri certi del funzionamento di tale metodo di protezione, ma secondo le stime del glaciologo svizzero David Volken lo scioglimento stagionale si ridurrebbe del 70%.

Se le stime fossero confermate potrebbe essere un valido metodo per ridurre lo scioglimento del Ghiacciaio del Rodano, che in 150 anni ha perso circa 130 metri di ampiezza. L’idea piace anche in Germania ed Italia, che in passato hanno già fatto ricorso a questo sistema di protezione, e viene guardata con favore dalla Danimarca, che la vedono come un toccasana per ampie porzioni della Groenlandia.

Accanto alla soluzione della copertura nascono però anche altre idee per far fronte al drammatico scioglimento a cui stiamo assistendo, come la proposta di sparare la neve artificiale sui ghiacciai, o quella di inondarli con acqua marina in modo da mantenerne l’estensione costante.

Gli svizzeri non sono gli unici però a dover fare i conti con lo scioglimento repentino di vaste zone e con le conseguenze che tale fenomeno ha per le popolazioni. Aree in cui il ghiaccio ha resistito per oltre 10mila anni e che adesso si trovano a fronteggiarne lo scioglimento. Tutto il mondo è infatti interessato da questi fenomeni, come dimostrano gli otto seguenti casi:

I ghiacciai pakistani del Gilgit Baltistan e i rischi derivanti dallo scioglimento

Lo scioglimento dei ghiacciai nell’area del Gilgit Baltistan. Foto @ Skardu Pk

La preoccupazione per lo scioglimento dei ghiacciai tocca anche il Pakistan. Un gruppo di membri dell’Assemblea legislativa del Gilgit Baltistan ha infatti sollecitato il primo ministro ad aumentare i finanziamenti per la costruzione di un muro protettivo lungo il fiume Indo che possa proteggere la popolazione dalle inondazioni e dall’erosione creata dal grande flusso d’acqua.

Una situazione resa ancora più difficile dalla deforestazione che viene perpetrata nella regione e che aumenta esponenzialmente il rischio di inondazione.

Plateau Rosa, il ghiacciaio del Cervino e la situazione delle Alpi

Il Cervino negli anni ’60 e oggi.

Gli americani sono soliti stupirsi del fatto che le popolazioni europee siano molto più preoccupate di loro riguardo il cambiamento climatico. Tra le varie motivazioni (una sensibilità verso la tutela della natura più spiccata, l’assenza di grandi ed incontaminati spazi che aumenta il desiderio di conservare quelli esistenti, ecc.) vi è anche il fatto che noi europei siamo in contatto diretto e quotidiano con un dato visibile ed allarmante: i ghiacciai in Europa stanno scomparendo.

I ghiacciai europei sono infatti tra i più duramente colpiti dai cambiamenti climatici. A partire dalla prima metà del XIX secolo i Pirenei hanno perso circa i due terzi della copertura di ghiaccio, con una marcata accelerazione dopo il 1980. Nelle Alpi, sede del famoso Cervino, quasi la metà dei ghiacciai è scomparsa da quando è iniziato il monitoraggio.

Spesso chiamata la “Torre dell’acqua” d’Europa, la catena montuosa alpina garantisce il 40 per cento della fornitura di acqua dolce in Europa. La scomparsa del ghiaccio sul Cervino è talmente drammatica e veloce che l’anno scorso Svizzera ed Italia si sono trovate costrette a ridisegnare il confine.

Il ghiacciaio del massiccio del Muir e i rischi per l’Alaska

Se da un lato l’Alaska è sempre stata la patria preferita dai più famosi scettici riguardo il cambiamento climatico, dall’altra parte è anche la sede dei più drammatici esempi di cambiamento climatico. A testimoniarne gli effetti vi è per esempio la sorprendente recessione del ghiacciaio del massiccio del Muir.

La recessione interessa moltissimi ghiacciai e da vita a conseguenze addirittura peggiori. Secondo gli scienziati infatti le placche tettoniche, trovandosi improvvisamente senza ghiaccio e alleggerite, velocizzano i propri movimenti dando vita a molti terremoti.

Il Rongbuk Glacier nel sud Tibet e la situazione dei ghiacciai himalayani

Il ghiacciaio Rongbuk nel 1921 e nel 2008. Foto @ RGS e David Breashears

L’Himalaya vanta la più vasta superficie occupata da ghiacci del mondo al di fuori delle calotte polari, alimentando molti dei più grandi fiumi asiatici grazie ai quali sopravvivono quasi un miliardo di persone.

Nella regione occidentale dell’Himachal Pradesh, è stato recentemente dimostrato che i ghiacciai perdono quasi un metro di spessore all’anno. Una cifra che negli ultimi anni è raddoppiata rispetto al decennio precedente.

Di sicuro i ghiacciai himalayani non rischiano di scomparire a breve, ma è probabile che la continua ritirata del ghiaccio significhi la fine di forniture idriche affidabili per le popolazioni che dipendono da essi ed i funzionari del governo cinese sono sempre più preoccupati per questo.

Ghiacciaio di Helheim: in Groenlandia via il ghiaccio arrivano le trivelle

Le immagini satellitari del ghiacciaio di Helheim della Groenlandia risalenti agli anni ’50 mostrano che il ghiacciaio è rimasto intatto per decenni. Nel 2000 ha però iniziato improvvisamente a scomparire.

Nel 2005 il ghiacciaio si era ritirato per un totale di più di sette chilometri, ad una velocità media di 3,8 metri al giorno. Ironia della sorte, i ghiacciai in ritirata in Groenlandia hanno permesso la progettazione di dozzine di nuovi progetti di esplorazione in cerca di petrolio e gas. Così che il ghiacciaio, mentre si estingue, lascia spazio ai grossi macchinari di perforazione.

Il ghiacciaio del Kilimangiaro e la sorte segnata dei ghiacciai africani

Il ghiacciaio sul Kilimangiaro nel febbraio del 2003 e nel febbraio del 2000.

Il famoso “berretto da neve” si è formato 11.000 anni fa, ma è diminuito di oltre l’85% dal 1912, e il vicino Monte Kenya ha perso quasi tutto il ghiaccio a una media di un metro all’anno, minacciando le forniture di acqua utili a milioni di persone. Gli scienziati prevedono che gli ultimi grandi ghiacciai africani potrebbero scomparire entro 20 anni.

Il ghiacciaio sparito di Chacaltaya, in Bolivia

Il ghiacciaio Chacaltaya, una volta tra le stazioni sciistiche più alte della terra, è completamente svanito in un batter d’occhio.

Il ghiacciao Chacaltaya dal 1940 al 2005.

Uno studio sui ghiacciai boliviani condotto nel 1998 aveva previsto la scomparsa del ghiacciaio entro il 2015, un’affermazione che all’epoca era stata liquidata come eccessivamente drammatica.

Ma all’inizio dello scorso anno è stato annunciato ufficialmente che il ghiacciaio “non esiste più”. Un evento che mette a rischio le forniture di acqua in tutta la regione andina.

Lo scioglimento si è infatti triplicato nell’ultimo decennio e si prevede che diversi ghiacciai contigui potrebbero avere la speranza di resistere ancora per 30 anni, forse meno.

Glacier National Monument – Montana, U.S.A.

Il Glacial National Park nel 1938 e nel 2005.

Sulla base delle ultime notizie, il Montana dovrebbe iniziare a pensare ad un nuovo nome per il suo famoso Glacier National Monument.

Dei 38 chilometri quadrati una volta coperti dai ghiacciai, ne rimane meno del 25 per cento.

I ricercatori ritengono che entro il 2030 la maggior parte del ghiaccio nel Glacier National Park sarà scomparso, a meno che le attuali previsioni climatiche non subiscano un’inversione totale.

 

 

 

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2 Comments

  1. Abbastanza inconsistente la -foto esempio- del cervino, considerando che le foto sono state scattate da due versanti diversi e in due stagioni differenti.

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