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Alpinismo, Primo Piano

Sulla Sagwand David Lama sale la “Sagzahn-Verschneidung”

Era da cinque anni che ci provava. Cinque anni e quattro tentativi che hanno portato finalmente David Lama a completare la prima ascensione della via Sagzahn-Verschneidung (M6/A2) sulla Sagwand, vetta austriaca di 3122m che si innalza nel Tirolo. In compagnia di Peter Mühlburger ha raggiunto l’obiettivo lo scorso gennaio, commentando così la sua impresa: «Ha un grande valore personale per me: l’ho guardata per così tanto tempo. Mi ci sono voluti diversi tentativi per conquistarla e ogni volta ho sottovalutato la salita. Ora, ho finalmente completato la prima ascesa».

Lo scenario in cui Lama ed il suo compagno si sono trovati ad operare è stato quello di una salita su di un «muro selvaggio, che ti scaccia via. Soprattutto in inverno, quando diviene ancora più impegnativo». L’inverno è stato scelto da David perché in questa stagione «il ghiaccio lega maggiormente le rocce. In estate invece le stesse rocce, in assenza del ghiaccio a far da collante, diventano friabili e poco sicure».

Il primo tentativo David lo realizzò con un compagno di scuola, «ma ben presto realizzai che avevo sottostimato di molto le difficoltà che la via presentava. Riuscimmo a fare solo tre tiri di corda e completammo solo un terzo della parte più ripida». La parte più impegnativa della salita è infatti composta da circa «200 metri di ripida parete rocciosa preceduta da un nevaio».

Due anni dopo tornò per un nuovo tentativo, «questa volta accompagnato da Uli, un amico proveniente dal Tirolo Orientale». Assieme riuscirono a scalare quasi completamente la parte più ripida, quando sorpresi dal buio decisero che era meglio rinunciare alla vetta. Passarono solo due settimane quando Uli e David tornarono alla base della montagna di notte. «Il programma era di passare lì la notte per poi tentare un’ascesa e discesa completamente diurna». Ma anche questa volta la fortuna non si schierò dalla parte dei due scalatori: «Un pezzo di ghiaccio colpì Uli», che stravolto dall’infortunio fece propendere i due per un rientro precauzionale.

E venne il gennaio di quest’anno. «Uli non se la sentì più di tentare di nuovo la salita e così mi rivolsi a Peter Mühlburger. Ero deciso a completare l’ascesa. Con gli sci e due grossi zaini siamo arrivati alla base della montagna e dopo una notte passata in tenda siamo partiti». In un’ora e mezza Uli e David sono riusciti a superare il nevaio e prepararsi all’attacco. «Peter ha guidato il primo tiro. Gli altri due tiri erano compito mio. La roccia friabile ha reso difficile trovare adeguate protezioni. Sono andato avanti rimuovendo la neve dalle roccette e cercando i punti dove poter fare trazione con i ramponi. Per due volte i punti d’appoggio sono crollati e ogni volta mi sono spaventato, vedendomi già giù con loro».

Non esistono condizioni che David ama di più: «Una via alpinistica davvero difficile, in cui devi usare tutti gli strumenti a tua disposizione per poter proseguire». Prima dell’arrivo in vetta una mezza presa si rompe. È questo il momento più difficile per Lama: «Ho dovuto fare un respiro profondo. Sono riuscito a malapena a resistere. In queste condizioni, con le scarse protezioni che la parete permetteva e con i ramponi ai piedi, cadere non era davvero l’opzione migliore».

Dopo sei tiri i due alpinisti sono riusciti a superare la parte più difficile, arrivando poi in vetta alle 17.00. Secondo Lama la nuova via «è da inserire tra le più dure che ho salito sul Sagwand». Con un rating di M6/A2. Lama auspica che la via venga ripetuta, ma non ci conta: «È davvero improbabile che qualcuno la ripeta. Io stesso adesso che la guardo sono soddisfatto e felice di non dover più fare nemmeno un tiro di corda in quelle condizioni».

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3 Comments

  1. Bravo Lama. Mi piace come sei modesto. Per niente fanfarone bensì tra i più grandi e “veri” alpinisti. Qualcosa di grandioso in vista?

  2. tra questa via di David Lama, con questo splendido racconto su cosa significhi veramente “protezioni precarie” e il video apparso ieri di Hansjorg Auer dove si cala con un cordino attorno a una lametta di roccia di 0,2 millimetri ….si respira un po’ di vera aria fresca di alpinismo

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