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Politica e Montagna – Benedetto Della Vedova: la montagna come risorsa

Benedetto Della Vedova, sottosegretario di Stato del Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale, candidato con Europa+ nella coalizione di centrosinistra, è l’Onorevole a cui oggi abbiamo lasciato spazio di espressione per quanto riguarda le politiche sulla montagna.

Per l’intervista a Dario Violi, del M5S, qui
Per leggere l’intervista a Matteo Salvini, Lega Nord coalizione centrodestra, qui.
Per leggere le interviste alle “voci di montagna”, qui

Secondo l’antropologo Annibale Salsa nel corso della storia la politica si è allontanata dalla montagna decentrando il potere a valle, nei grossi centri di pianura. Cosa pensa a riguardo?

Credo che si debba guardare al futuro, in particolare tenendo conto delle necessità per le Alpi di identificare e trovare una strategia comune che le veda come cerniera d’Europa e non come barriera. Abbiamo incominciato a farlo con il progetto EUSALP a cui l’Italia partecipa con convinzione attraverso lo schieramento delle Regioni interessate che hanno un ruolo fondamentale, a partire dalla Lombardia.

Guardando al futuro quindi si cercherà di sviluppare politiche e interventi che riguardino la regione alpina tutta e non singole aree, singole giurisdizioni locali o nazionali. Necessario sarà puntare su temi come i collegamenti all’interno delle Alpi, non solo tra le Alpi come montagna da bucare. I trafori sono certo un tema importante, ma importante è anche sviluppare un sistema di collegamenti che integri la regione alpina con le rispettive città.

Quanto è importante il territorio montano in una nazione come l’Italia?

Le montagne sono risorse sotto molti punti di vista. Sono fondamentali riserve d’acqua, ad esempio. Ma potrebbero essere anche fonti fondamentali in termini di biomasse e materie prime grazie ad una gestione sostenibile delle foreste. Sono fondamentali risorse dal punto di vista paesaggistico e turistico.

È necessario investire su queste risorse?

Sono convinto che l’investimento sulla montagna sia fondamentale in termini di prevenzione o mitigazione degli eventi estremi come le alluvioni, ormai sempre più frequenti.

Ci sono poi molte diverse questioni che meriterebbero un’adeguata valorizzazione e incentivazione, come l’agricoltura sostenibile di montagna che va assolutamente valorizzata e incentivata non in contrapposizione ma in simbiosi con l’agricoltura di valle.

Crede nella necessità di una seria politica “montanara” a livello nazionale?

Qualcosa si è fatto negli ultimi tempi. Penso che la strategia macro-regionale alpina potrebbe essere un buon modo per ragione su una strategia alpina italiana, da applicare al di qua delle Alpi. In un’area in cui fino ad oggi si è sempre ragionato in logica delle differenziazioni istituzionali, mi riferisco al Trentino Alto Adige o alla Valle d’Aosta. Forse non si è riflettuto abbastanza in termini comuni, con l’obiettivo di individuare una strategia comunitaria tra le Regioni.

Credo inoltre che oggi si debba fare di più che non un’ulteriore legge sulle aree montane. Bisognerebbe inserire nel mercato politico un’idea di montagna che non sia un mero modo per rispondere alle sole esigenze dei montanari, che sono pochi.

La montagna può essere luogo d’integrazione per i migranti?

Io vedo che oggi molte regioni montane sono diventate, da un punto di vista complessivo, aree della diffidenza più che dell’accoglienza. Penso che invece la montagna sia un luogo importate per l’integrazione. Può essere utile per le aree in cui viene a mancare, per mille ragioni, l’insediamento o la professionalità di base. Quelle competenze agro-silvo-pastorali fondamentali.

Credo che l’integrazione in montagna sia possibile purché fatta con attenzione e governata. Le terre alte possono essere un luogo in cui sperimentare in modo virtuoso l’integrazione dei migranti. Il tutto però va fatto cum grano salis. Sono fenomeni che vanno governati, capiti e fatti capire. Devono essere accettati e non possono di certo essere imposti.

 

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