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Disabili sull’Everest: una petizione vuole annullare lo stop

Il non vedente Erik Weihenmayer (al centro) sulla vetta dell’Everest. Foto @ Huffington Post

Il neozelandese Mark Inglis riuscì ad arrivare sul tetto del mondo nonostante avesse subito l’amputazione di entrambe le gambe. Erik Weihenmayer dagli Stati Uniti scalò l’Everest pur essendo cieco. L’indiana Arunima Sinha riuscì nell’impresa anche se privata della gamba sinistra, mentre il canadese Rob Hill toccò la vetta nonostante avesse la malattia di Chron. Così come il canadese originario del Nepal Sudarshan Gautam non si fece fermare nell’impresa dal fatto di aver subito l’amputazione di entrambe le mani.

La lista è lunga e rischia di far sembrare anacronistica la recente delibera del Governo nepalese, che prevede il divieto di spedizioni alpinistiche per chi è non vedente e per chi ha subito una doppia amputazione. La norma mira a bloccare – solo per i soggetti interessati – l’ottenimento dei permessi di salita per tutte le vette nepalesi. Nel frattempo però sempre più personalità e associazioni stanno chiedendo la revoca della disposizione, che è contenuta nel nuovo regolamento sulle spedizioni alpinistiche.

Madhav Prasad Chamlagain, rappresentante delle persone con disabilità presso la Federazione dei Giornalisti Nepalesi, ha consegnato lunedì 26 febbraio una petizione alla Corte Suprema, in cui richiede l’annullamento del provvedimento governativo. Nella petizione viene auspicato l’intervento immediato della Corte, in quanto la clausola inserita nel regolamento «viola apertamente i diritti umani tutelati dalla costituzione e dalla convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, di cui il Nepal è firmatario».

Hari Budha Magar durante un allenamento nella Muktinath Valley, in preparazione alla scalata dell’Everest. Foto @ Krishna Thapa Magar

La Corte dovrebbe esaminare il caso attorno al 7 marzo. Nel frattempo Chamlagain, oltre a sottolineare che «la nuova regola alpinistica è contraria ai diritti costituzionali» si augura che «gli altri stati firmatari  della convenzione intervengano, proibendo una discriminazione sulla base della disabilità e garantendo una protezione giuridica equa ed efficace contro ogni discriminazione».

Qualche tempo fa il Nepal aveva bloccato i permessi per Hari Budha Magar. Il 38enne ex soldato britannico della Brigata Gurkha – che in Afghanistan ha perso entrambe le gambe – stava tentando di coronare il sogno di conquista dell’Everest.

Un sogno interrotto dal permesso negato da parte dello stato nepalese, che ha costretto Gurkha a «cancellare la spedizione proprio a causa della norma discriminatoria». Una rinuncia pesante per Budha, visto che alla fine di settembre 2017, proprio per portare a termine gli allenamenti in preparazione della scalata al tetto del mondo, era riuscito assieme al suo team “Conquering Dreams” a raggiungere la vetta himalayana del Mera Peak, a 6476 metri, divenendo così il primo uomo con questa disabilità a salire la montagna nella stagione autunnale.

Le prime reazioni alla delibera del Governo sono arrivate dall’Ambasciatore degli Stati Uniti in Nepal Alaina B. Teplitz e dall’attore Darren Swift, il quale ha subito anch’egli una doppia amputazione. Opposizione alla norma è stata manifestata anche dal presidente dell’Unione Mondiale dei Ciechi Ian Rigden, il quale si è espresso a favore di un alpinismo accessibile a tutti.

 

fonte: The Himalayan Times

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