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Cronaca, Primo Piano

Dopo 17 ore a -50°, salvo l’ultrarunner Zanda. Ora rischia l’amputazione di piedi e mani

Zanda in ospedale – Foto courtesy profilo Facebook Roberto Zanda

Verrà curato da alcuni specialisti che si sono occupati di Elisabeth Revol l’ultramaratoneta cagliaritano Roberto Zanda, reduce dalla Yukon Artic Ultra 2018, competizione estrema da compiere in solitaria nelle nevi del Canada dove il termometro scende fino a -50°. Atterrato all’aeroporto di Torino Caselle ieri mattina, è stato ricoverato nel reparto di Chirurgia vascolare dell’ospedale Umberto Parini di Aosta, dove verrà seguito da un equipe multidisciplinare dell’ambulatorio di Medicina e neurologia di montagna. Un reparto che negli ultimi anni ha curato diversi casi di congelamento estremo.

All’atleta cagliaritano è stato diagnostico il congelamento di quarto grado di mani e piedi.

Dopo aver percorso circa 300 chilometri e con 180 ancora da compierne, Zanda forse annebbiato dalla stanchezza si è perso, iniziando ad accusare sintomi di ipotermia. Ha così abbandonato la slitta lasciando all’interno il Gps ed ha iniziato a camminare avanti e indietro in una foresta in cerca di indicazioni, finendo sepolto dalla neve fino all’ombelico.

Forse in preda alle allucinazioni dovute all’ipotermia ha creduto infatti di vedere un capanno e cercando di raggiungerlo è scivolato in un fossato. Ha tolto quindi gli stivali per svuotarli dalla neve, trovando però le calze incollate ai piedi, che ormai troppo gonfi per consentirgli di rimettere gli scarponi. Ha quindi tolto i guanti per scaldare le mani e vedendo che erano di colore giallo ha capito che stava per morire assiderato. Da lì un sussulto di vita gli ha permesso di riemergere dal buco in cui era sprofondato, e trascinandosi fuori ha atteso i soccorritori, che lo hanno trovato scalzo, senza guanti e ormai semi assiderato.

Foto dai documentari “Sulle strade dell’avventura”

Erano ormai passate 17 ore da quando Roberto era all’interno di quella foresta, con una temperatura che oscilla tra i -40° e -50°. Secondo i familiari i soccorsi non sono stati gestiti nel migliore dei modi. La compagna, vedendo il segnale Gps fermo da ore aveva infatti sollecitato gli organizzatori, che però avevano risposto dicendosi certi che l’atleta stesse riposando.

Onestamente  – scrive Roberto Zanda – devo dire che non sono preoccupato, ho tanta roba da fare e non sono uno che aspetta di solito. Se devono amputare che si faccia, non saranno quattro protesi il problema, ma chi se ne frega.. Purtroppo dopo 300 km è accaduto questo fatto, segnaletica o no, allucinazioni o no, ipotermia o no, spot o no spot, capanno o no, morale sono vivo e vegeto e spero di trovare due bei piedi che mi permettano di continuare a fare questa bella vita fatta di sport e resilienza“.

La Yukon Artic Ultra grazie alle temperature gelide è conosciuta come la gara di ultra trail più estrema che esista. Si svolge al confine tra il Canada ed l’Alaska, dove la luce del sole emerge tra la neve solo per 4 ore. Per questo gli atleti gareggiano con le pile frontali. Si può tentare l’impresa con gli sci, la mountain bike o a piedi, come Zanda ed altri 30, trascinando una slitta con viveri e GPS. Davanti a Zanda, che camminava ormai da sei giorni, rimaneva un solo atleta, dietro più nessuno. Si erano ritirati tutti a tre giorni dalla fine.

 

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