• Il primo sito italiano sul mondo della montagna e dell'alpinismo
L'approfondimento, Primo Piano, Protagonisti

Addio “The Bird”, il ricordo di Franco Perlotto

Foto @ Archivio Franco Perlotto

L’ho conosciuto nel 1978 in California” racconta lo scalatore vicentino Franco Perlotto, oggi gestore del rifugio Boccalatte Piolti. L’ha incontrato “in valle”, a Yosemite, dove Jim Bridwell era già un nome quasi leggendario.

Approdato agli inizi degli anni Sessanta in valle Bridwell ha costruito, salita dopo salita, un nuovo metodo per affrontare le scalate e le difficoltà della parete. Ha modificato il modo inventando nuovi materiali e approntando nuove tecniche sempre con l’ottica dell’arrampicata libera, dell’utilizzare meno chiodi possibili. Si potrebbero scrivere pagine e libri su “The Bird”, sul suo personaggio, sulla sua tecnica e sulle sue vie. Ne ha realizzate più di cento solo nella Yosemite Valley. Un curriculum impressionante, ma crediamo sia più interessante lasciare spazio ad un breve ricordo da parte di chi l’ha conosciuto.

Era un precursore” racconta ancora Perlotto. “Era superiore a tutti. Le sue vie erano tra le più difficili, soprattutto quelle in artificiale. Magari in libera c’erano ragazzi più giovani che lavoravano di più, ma per il resto erano le sue vie a farla da padrone”.

Foto @ Archivio Alessandro Gogna

Ero affascinato dalle sue vie. Tre anni prima aveva aperto Pacific Ocean Wall (VI 5.9 A4) ritenuta all’epoca la più difficile via dal punto di vista artificiale, per quanto riguarda quel rischio tra equilibro e avventura tutta da fare con i copperhead. Qualcosa di magnifico.”

Jim era una persona con cui si chiacchierava di tutto, era easy. Ovviamente però quando sei lì, sotto quelle pareti, non parli quasi mai, scali. Nell’Ottanta ho anche ricevuto i suoi complimenti per una variante che ho fatto alla sua via Aquarian Wall (VI 5.10 A5)”.

Nella sua storia Yosemite è certamente la valle che l’ha reso leggenda, ma la realtà è che ovunque è passato ha lasciato la sua traccia. Assolutamente da ricordare è la prima ripetizione e prima in stile alpino della celebre via del Compressore sul Cerro Torre e anche, nell’inverno del 1982, l’apertura di una nuova via sulla parete sud del Pumori (7145 metri) con Jan Reynolds e Ned Gilette. Oltre a queste sono state tante altre le firme importanti che l’alpinista ha lasciato sulle montagne del mondo. Tracce indelebili del suo passaggio terreno. Segni che permetteranno alle future generazioni di conoscere chi era “The Bird” e com’era leggero il suo volo. 

 

Articolo precedenteArticolo successivo

1 Comment

  1. Non mi piace sentire parlare della Via del Compressore, in “onore” di certuno.
    E’ ora di farlo sparire e chiamarla al massimo Via Lama.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *