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23 giugno 2018: rinasce la Monte Rosa SkyMarathon

È una grande notizia quella della rinascita della gara Monte Rosa SkyMarathon, a 24 anni dalla sua ultima edizione avvenuta nel 1994” Scrive Marco De Gasperi sulla sua pagina Facebook allegando a queste parole le sue foto da ragazzino impegnato sul tracciato di gara.

Una grande notizia si, ha ragione De Gasperi. Una notizia che fa sorridere, che intriga e che mette la voglia di iniziare a prepararsi per quest’importante data, per la ripresa di una delle più spettacolari gare di corsa in montagna che siano mai state create. Un percorso unico che risale prima su sentiero e poi su pietraia per passare infine al ghiaccio e accompagnarti fino ai 4554 metri del rifugio più altro d’Europa. Una faticaccia ampiamente ricompensata dalla maestosità degli scenari che si amalgamano con la corsa dei partecipanti all’edizione di rinascita della Monte Rosa SkyMarathon. Una corsa che ti permette di toccare il cielo con un dito.

 

 

Cerchiamo di conoscere le motivazioni che hanno portato alla rinascita di questa manifestazione, di cui Montagna.tv è mediapartner, attraverso le parole del direttore di gara Manuel Gambarini.

Perché siete ritornati sulla manifestazione?

La prima volta in cui ho assistito a questa gara era l’ormai lontano 1993. Lo stesso anno e la stessa occasione in cui mi sono innamorato di questo sport, di queste esperienze che sono adrenalina allo stato puro… purtroppo però ero troppo giovane per provarla.

Solo negli anni successivi ho avuto occasione di cimentarmi sulle SkyMarathon. Ho potuto testarmi sulla Cervinia-Breithorn-Cervinia. Competizioni al limite che poi sono scomparse lasciando spazio ad un’unica gara epica che però è scialpinistica: il trofeo Mezzalama.

Per questo mi sono deciso e con un gruppo di appassionati abbiamo scelto di provare a rimettere insieme la manifestazione. Sono anni che pensavamo di tentare, ma solo ora abbiamo trovato il coraggio per attuare le nostre fantasie.

Come mai queste gare sono scomparse?

Principalmente per motivi di sicurezza. Si tratta di gare difficili che affrontano terreni misti e poi i ghiacciai stanno cambiando. Ormai non è più pensabile trovare ghiacciai nelle stesse condizioni di quelli dei primi anni Novanta. In più, va detto, sono cambiate le normative di sicurezza per manifestazioni di questo tipo. Regolamenti che impongono molte più restrizioni.

Vi state assumendo un grande impegno…

Si, ci stiamo lavorando ormai da un anno e ci stiamo spendendo moltissimo tempo e moltissime risorse. Non è una gara facile da organizzare. È difficile da preparare, soprattutto a livello di costi. Basti pensare che tutta la preparazione del percorso va fatta con gli elicotteri.

 

Quale percorso avete scelto?

Abbiamo deciso di mantenere l’originalità del tracciato creando però due competizioni. La prima che segue perfettamente il percorso originale, che arriva fino alla Capanna Margherita (4554m). Un tracciato impegnativo a cui si può partecipare, per ragioni di sicurezza, solo in coppia e solo presentando il proprio Curriculum alpinistico dimostrando quindi di avere dimestichezza con l’ambiente del ghiacciaio e con la quota.

La seconda gara è invece di tipo individuale e segue lo stesso itinerario, ma ha il giro di boa fissato alla Stazione Indren (3260m).

Si tratta di una gara con 7000 metri di dislivello totale nel primo caso e di 4000 metri nel secondo caso.

Domanda banale: perché partecipare a questa gara?

Rispondo da ex atleta che vorrebbe, almeno una volta nella vita, riuscire a partecipare, a gareggiare su questo itinerario coronando il suo sogno da ragazzino.

Ovviamente poi c’è tutto l’entusiasmo e la bellezza di poter raggiungere il rifugio più alto d’Europa con le proprie forze in quella che di certo, per persone normali, è una prestazione di un certo livello. Anche già solo il fatto di poter partecipare, riuscendo ad arrivare in fondo, è una soddisfazione impagabile.

Ci sveli chi sta dietro all’organizzazione di questa gara?

Certamente. Siamo un piccolo team formato da persone motivate e che si vogliono spendere. Io sono il direttore di gara, abbiamo poi la federazione con Marino Giacometti e Lauri Van Houten che curano la parte mediatica, il sito e la comunicazione.

Con noi poi c’è Michele Cucchi, direttore tecnico che si occupa anche di gestire la sicurezza lungo il percorso e Marco Orbassano che si occupa di video e foto. Infine abbiamo Marco Pozzi e Luca Monfrini, che fanno parte dello staff organizzativo e danno una mano a tutto tondo.

Chi patrocina l’evento?

Inizierei con il citare il comune di Gressoney La Trinité che supporta la gara dato che parte dell’itinerario, il tratto da Indren al Colle del Lys, si trova sul loro territorio. Siamo stati molto contenti di questa collaborazione e soprattutto dell’entusiasmo del sindaco. Insieme a Gressoney ci sarà, per le medesime motivazioni, il patrocinio da parte di Regione Piemonte, Provincia di Vercelli e comune di Alagna.

Importante poi citare la partecipazione di Visit Monterosa e Alagna Valsesia. Sono i due loghi degli impianti di Monterosa Ski. Fondamentale collaborazione per il supporto tecnico che daranno alla manifestazione.

 

Per maggiori informazioni o per iscrizioni: www.monterosaskymarathon.com

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