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Nanga Parbat: non è ancora finita

In Polonia c’è agitazione e polemica attorno al soccorso effettuato per salvare Elisabeth Revol e che purtroppo ha dovuto lasciare Tomek Mackiewicz a 7200 sul Nanga Parbat.

Conosciamo l’esatta posizione GPS di dove Elisabeth ha lasciato Tomek e qualcuno la prossima estate salendo la difficile via Kinshofer potrà con pietà salutarlo, lasciare forse un fiore raccolto nella splendida e verde valle Diamir, sulla quale il Nanga si affaccia, oppure, se ci sarà la volontà, si potrà tentare un’azione difficile e complessa, oltre che costosa, per il recupero del corpo.

Ma veniamo all’oggi.

Da alcuni giorni il padre di Tomek e la sorella si stanno dando da fare perché venga avviata una spedizione di ricerca e recupero immediato. Hanno cercato appoggi e pare ne abbiano ottenuti dalle autorità polacche presso il Ministero degli esteri e che abbiano trovato anche sostegni economici. Supportati dal presidente di un gruppo editoriale, stanno tentando di mettere insieme un gruppo polacco-internazionale che possa raggiungere il campo base e raggiungere Tomek. Per far cosa è difficile comprenderlo.

Ieri e l’altro ieri hanno contattato le agenzie pakistane che organizzano spedizioni alpinistiche per chiedere il loro supporto e soprattutto il visto per 5 o 6 persone provenienti dalla Polonia. Ieri sera pareva che tutto fosse stato fatto e che un aereo stesse portando il gruppo in Pakistan. La smentita mattutina ci dice che nessuno è arrivato a Islamabad e che le pratiche per il rilascio dei visti e del nulla osta della polizia militare e dei servizi, per accedere alla regione del Nanga Parbat, sono cosa non immediata.

Un’ultima considerazione riguarda il fatto che gli uomini che compongono questa squadra e quelli che sono stati contattatati in Pakistan non sono per nulla acclimatati. Quindi ogni loro azione sulla montagna dovrebbe avvenire con l’uso di ossigeno. Insomma una operazione complessa e sicuramente pericolosa.

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13 Comments

  1. Posso comprendere il sentimento egoistico dei parenti di voler avere a se un corpo su cui piangere e non un cenotafio. Ritengo personalmente la scelta più sensata, da diversi punti di vista, quella di lasciare riposare il corpo del povero Tomek sul Nanga.
    Il rovescio della medaglia della tecnologia porta a comportamenti alquanto anomali.

  2. Pur comprendendo che chi resta deve poter elaborare il lutto se fossi io al suo posto vorrei certamente che il mio corpo restasse lassù…

  3. Purtroppo secondo la Gazzetta dello Sport hanno organizzato un team pakistano di nove alpinisti con ossigeno pronti (!) ad andare a recuperare il corpo di Tomek. Resto senza parole….spero che la redazione mi dica che è una bufala

  4. Consiglio a tutti di guardarsi questo bellissimo documentario (purtroppo solo in tedesco) https://www.youtube.com/watch?v=HPEh03OVaTksulla formazione di piloti per i salvataggi in elicottero in himalaya da parte della “Air Zermatt”. Nelle interviste uno dei massimi esperti dice chiaramente che non si potrá mai solo fidarsi degli elicotteri ma vanno invece considerati come qualcosa “in piú” . Dal video si capisce anche quanto sia difficile e pericoloso effettuare questi salvataggi. Oltre i 7000m é quasi impossibile. Guardatevi tutto e capirete subito che il caso della Revol era totalmente illusorio e fuori realtá.

  5. Persona eccezionale, di una simpatia immediata. Questa per me è la piu’ bella foto, la terro’ tra i miei ricordi piu’ cari. Ciao Tomek.

  6. Io credo dovrebbe decidere sua moglie e figli perché solo loro sapranno trovare la via giusta del loro cuore sempre rispettando il dolore del proprio padre

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