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Kammerlander: ho imparato a guardare avanti

Foto @ Stephan Keck Manaslu 2017

L’anno prima era sceso dal Nanga Parbat con gli sci. Una realizzazione sorprendente. Qualcosa che non sarà più un’impresa aveva circa dichiarato lo scalatore al rientro da quella spedizione mentre era già impegnato nella progettazione della sua prossima salita. Nuovo obiettivo gli 8163 metri del Manaslu.

La partenza era prevista per il maggio del 1991 ed era la prima spedizione che l’altoatesino organizzava da solo. Con lui sarebbero partiti i suoi amici Karl Großrubatscher e Friedl Mutschlechner, entrambi morti sulla montagna durante il tentativo di vetta. Il primo per una caduta fatale, il secondo colpito da un fulmine durante la ritirata quando ormai si era scatenata una furiosa tempesta. Lo stesso Hans uscì vivo da quella tragedia per pura fortuna rimanendone però segnato per il resto della sua vita.

Ormai ventisei anni fa, dopo l’incidente mi ero detto che non sarei più tornato in quel pezzo di Himalaya. Per me era un dolore troppo forte. Ci sono voluti molti anni perché io imparassi che è meglio guardare sempre avanti e mai indietro… Poi è venuto il Manaslu”. È venuta l’idea di ritornare al Manaslu e Kammerlander ha deciso di metterla in pratica durante lo scorso autunno quando, insieme all’austriaco Stephan Keck, ha deciso di riprovarci. Sarebbe stato il suo 14esimo Ottomila.

Foto @ Stephan Keck Manaslu 2017

Com’è andata questa spedizione?

Abbiamo trovato sempre il sole. Mai un giorno con cattivo tempo, ma c’era così tanta neve, troppa. Un metro a campo base che aumentava superando i due metri e mezzo sulla montagna. Era tutto troppo duro e pericoloso. Purtroppo non siamo riusciti neanche ad arrivare fino a 7000 metri però ne ho riportato una storia molto importante per il film.

Per il film?

Si, un film sulla mia vita che racconta tutto. Da quando ero giovane e vivevo nel maso senza luce, acqua ed elettricità. Una pellicola che riprende le vicende dolomitiche e gli anni passati con Messner per arrivare al Manaslu che è il fulcro di tutto. Era molto importante il Manaslu per il film.

Quindi c’era anche la troupe al campo base?

Si, eravamo una spedizione numerosa con undici operatori. Avevano anche un elicottero. Abbiamo ripreso delle immagini bellissime. Sono molto soddisfatto.

Pensi che tornerai ancora una terza volta?

Ci ho pensato più di una volta da quando sono tornato perché la motivazione per tentare la vetta c’era, ma purtroppo non c’erano le condizioni. È la montagna che mi motiva, non tanto la via normale, è un lungo sentiero. Mi sarebbe interessato di più provare a salire qualche parete. Ci ho pensato durante la spedizione. I cameraman erano anche tutte guide preparate, ma sarebbe stato impossibile a causa del peso dell’attrezzatura.

Foto @ Stephan Keck Manaslu 2017

È stato difficile tornare su un Ottomila dopo così tanto tempo?

No, perché ormai è cambiata la mia concezione alpinistica. Io non guardo più all’orologio come facevo da giovane. Non cerco più la velocità. Ora vado su tranquillo. Mi piace gustarmi la salita e apprezzo anche il trek al campo base. Ora che vado piano è tutto più intenso, la cima non è più così importante.

Quando uscirà il film?

In Italia nel giugno 2019.

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