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90 anni di La Sportiva, una chiaccherata con Lorenzo Delladio

Una foto di gruppo, due chiacchiere con i visitatori e un caffè in compagnia. È questo il Lorenzo Delladio che incontriamo a ISPO 2018. Un leader a guidare una squadra di ragazzi sempre impegnati nell’affollatissimo stand La Sportiva, azienda che quest’anno spegne novanta candeline rimanendo però sempre giovanile e in linea con il mercato.

Quanto è importante per La Sportiva un evento come ISPO?

È fondamentale, le fiere sono fondamentali. Qualcuno le mette in discussione, ma per la nostra azienda ritengo che siano importantissime. Già solo pensando al boom di vendite che abbiamo fatto l’anno scorso dopo ISPO e, ricordiamolo, un anno fa non c’era neve. Ci siamo ritrovati a doverci inventare qualcosa in sostituzione della neve.

Come avete fatto?

Abbiamo proposto scarpe da corsa e da avvicinamento che, con grande fortuna, si sono sovrapposte a quella che era l’esigenza del mercato in quel momento. Abbiamo quindi avuto un calo di vendite nello scarpone da scialpinismo che però è stato coperto con le scarpe da corsa e da avvicinamento.

Siete un’azienda molto legata all’ambiente e al territorio. Qual è però l’utilità di La Sportiva per la sua valle e per il suo paese?

La nostra è una grossa opportunità. È la grande opportunità di poter lavorare in una piccola valle delle Dolomiti, la val di Fiemme. Un posto che conta dieci, dodicimila abitanti e in cui quasi ogni famiglia ha almeno un parente che lavora nella nostra azienda: una grande responsabilità che ci portiamo sulle spalle tutte le mattine.

Quindi create posti di lavoro?

Si, ma non solo. Noi siamo cresciuti grazie alla valle. Siamo cresciuti insieme alla valle e al territorio e gli dobbiamo qualcosa. Secondo noi tutte le persone che hanno lavorato, che stanno lavorando e che lavoreranno con noi hanno bisogno di riconoscimenti. Un premio al territorio con un progetto che poteva essere, ad esempio, quello del passo Rolle.

Interessante visione ma, produrre in valle non potrebbe compromettere la vostra competitività sul mercato?

Noi siamo poco competitivi e lo siamo perché siamo in val di Fiemme. Abbiamo dei costi maggiori perché viviamo in una valle alpina distanti dalle autostrade e dagli aeroporti. Abbiamo calcolato che siamo 24h in ritardo rispetto a tutta la concorrenza e nel mondo di oggi 24h sono tantissime. Tempo perso che compensiamo grazie a un’operazione di marketing.

Cioè?

Noi siamo l’unica azienda nel mondo dell’outdoor che produce a mille metri di altitudine. Vuol dire che il nostro gruppo di ricerca lavora con l’input di questo territorio. Vuol dire che le nostre finestre non danno sul palazzo a fianco, ma guardano alle montagne, alle abetaie. Vuol dire poter uscire immediatamente con un prototipo per provarlo senza necessità si prendere la macchina e spostarsi. Vuol dire poter vendere il territorio. Un territorio magnifico.

Rimanendo sul territorio, qual è il vostro impatto sull’ambiente circostante?

Abbiamo il riscaldamento, abbiamo decine e decine di camion che tutte le mattine entrano ed escono dall’azienda. Cose che per chi non è abituato possono sembrare inquinamento e basta. D’altra parte però se si vuole creare occupazione bisogna anche fare dei sacrifici. Un sacrificio che abbiamo richiesto agli abitanti della valle che in parte hanno compreso le ragioni di questo ma, per mostrare davvero cosa realizziamo in quel territorio di 24mila metri quadrati che occupiamo abbiamo deciso, in occasione del novantesimo anniversario dell’azienda, di aprire le porte. Un’occasione in cui mostrare cosa facciamo in azienda. Un momento in cui spiegare che è un dare e un avere.

Cosa vede tra altri novant’anni?

Ormai, grazie all’ingresso in azienda dei miei figli, siamo alla quarta generazione e attraversare quattro generazioni indenni non è da tutti. I libri di storia lo dimostrano.
Novant’anni di storia non sono certo pochi e sicuramente la volontà dei miei successori è quella di portare avanti l’azienda per i prossimi novant’anni. L’ho chiarito con i miei figli perché ho preso un grossissimo impegno negli ultimi mesi rilevando da mio fratello l’altra metà dell’azienda, impegnandoli a ripagare quest’acquisto. Ma l’impegno non è solo quello monetario. È soprattutto quello di portare avanti il nome La Sportiva nel mondo dell’alpinismo e dell’outdoor.

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2 Comments

  1. Alpinisti , guide e corpi militari abbondano nei dintorni come tester,ci sono rocce dolomitiche ma anche granitiche , neve e ghiacciai a portata di scarpe.Poi …campioni che forniscono dritte e pubblicita’.Le 24 h e le difficolta’di trasporto sono compensate dall’ambiente naturale ed umano.

  2. A casa ho 3 paia di La Sportiva : 3 sono “MAde in China”; il quarto, l’ unico “Made in Italy”, a listino costa oltre 400€…

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