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La spedizione polacca spiega perché non si è potuto salvare Tomek

Una foto durante soccorso sul Nanga Parbat, mentre si procedeva a scendere con Elisabeth Revol

Dalla spedizione polacca al K2, arriva un nuovo comunicato stampa redatto questa volta da Robert Szymczak, medico della spedizione, che ha coordinato il soccorso in contatto con Januz Majer ed i quattro alpinisti polacchi sul Nanga Parbat.

Szymczak spiega che la decisione di procedere al soccorso solamente di Elisabeth Revol e non di Tomek Mackiewicz è stata presa il 27 gennaio 2018 alle ore 23.30 polacche (3.30 della notte in Pakistan). Le ragioni di questa scelta sono le seguenti.

Non è stato possibile portare a termine il piano di salvataggio originario, che prevedeva di soccorrere entrambi gli alpinisti sul Nanga Parbat. Questo piano sarebbe stato realizzabile, spiega il medico, solamente se l’elicottero fosse potuto arrivare a campo 3, a circa 6500 metri. In questo modo, sarebbe stato possibile evacuare immediatamente Elisabeth Revol e procedere a calare a quella quota il rescue team polacco che, con l’utilizzo di ossigeno, avrebbe raggiunto Tomek, che sarebbe stato fatto scendere a 6500 metri e poi evacuato anche lui con l’elicottero.

Questo piano, spiega Szymczak, era complesso fin dall’inizio per diversi fattori: possibilità di atterraggio a 6500 m dell’elicottero; individuazione immediata di Elisabeth; possibilità dei soccorritori di arrivare a 7280m, dove era Tomek, che dipendeva anche dalla presenza e dalle condizioni delle corde fisse lasciate sulla montagna; possibilità reale di riuscire a trasportare Tomek alla quota prevista senza mettere in pericolo di vita il rescue team; condizioni meteo; possibilità che Tomek fosse ancora vivo all’arrivo degli alpinisti in base a quello che avrebbe riportato Elisabeth.

Non si è potuto attuare questo piano principalmente, spiega Szymczak, a causa dell’impossibilità dell’elicottero di atterrare a 6500 metri. Inoltre, le previsioni annunciavano il peggioramento del meteo. In tali condizioni, procedere al salvataggio di Tomek avrebbe seriamente messo in pericolo la vita dei soccorritori. Nessun piano alternativo, che consentiva il salvataggio di Tomek, era attuabile in quel momento.

Far aspettare la squadra di soccorso a campo 1 (circa 5000 metri), dice Szymczak, per tentare di attuare il piano originario il giorno seguente, non sarebbe stato razionale. Il meteo era in peggioramento e attendere ulteriore tempo avrebbe ridotto le possibilità di sopravvivenza di Elisabeth.

Adam Bielecki e Denis Urubko, dopo aver raggiunto Elisabeth, hanno trascorso la notte a campo 2 (circa 6000 metri). Pianificare che un elicottero evacuasse Elisabeth la mattina seguente e far continuare ai due alpinisti polacchi, esausti, l’operazione di salvataggio verso Tomek partendo da quella quota, anche in considerazione del meteo, non era razionale.

L’intervento di Bielecki e Urubko è stato complesso, far scendere da sola Elisabeth sarebbe stato impossibile, proseguire verso l’alto avrebbe esposto a minaccia certa la vita dei due alpinisti polacchi.

Come sono state condotte le operazioni, dice Szymczak, premesso quanto detto sopra, ha consentito di salvare la vita ad Elisabeth Revol.

La decisione presa, spiega Szymczak, è stata difficile, come accade nelle situazioni di crisi, di incidenti o disastri. In queste situazioni, dice il medico, gli sforzi devono concentrarsi ad aiutare chi è salvabile e non coloro che non hanno possibilità di sopravvivenza.

Il non aver tentato altre operazioni di salvataggio di Tomek i giorni seguenti è dipeso dal peggioramento del meteo.

Tomek è stato lasciato da Elisabeth a 7280 metri, in un crepaccio, con un edema e non in grado di scendere da solo. L’ultima volta che è stato visto è stato una settimana fa. Dal punto di vista medico, spiega Robert Szymczak, è improbabile che possa essere ancora vivo. Probabilmente, dice il medico, Tomek è morto a causa dei sintomi connessi alla quota: sfinimento, disidratazione, ipossia, ipotermia.

Organizzare oggi un’operazione di soccorso, riporta Szymczak, non ha senso e metterebbe inutilmente ed ingiustificatamente in pericolo le vite della squadra di soccorso.

 

 

 

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13 Comments

  1. In altre parole i polacchi ci dicono che Tomek era destinato a morire. Most probably….
    Dal mio punto di vista questa ricostruzione (comunque apprezzabile per lo sforzo di chiarire i tanti dubbi rimasti aperti) non chiarisce due punti: 1) è vero o no che all’inizio si è perso tempo prezioso per organizzare il volo degli elicotteri e si è dovuto aspettare una raccolta di fondi da parte della moglie di Tomek? 2) prima del sopraggiungere del peggioramento meteo ed in modo concomitante (non alternativo) alla messa in sicurezza della Revol, non era possibile immaginare un tentativo di assistere/equipaggiare Tomek per migliorarne la possibilità di sopravvivenza durante la perturbazione e consentirne così un successivo salvataggio?
    andrea g.

    1. credo che nelle condizioni in cui versava Tomek, stare a 7200 metri ad aspettare i soccorsi fosse impossibile; se hai un edema, o scendi subito o sei spacciato

  2. Mi auguro…..dal profondo del cuore che i Soldi donati da migliaia di visionari in tutto il mondo… arrivino alla bella Famiglia di Thomek in Polonia.

    Thomek….per sempre….nella Storia!

  3. È ridicolo cercare colpevoli tra le squadre di salvataggio…poi si trattava di persone PRIVATE che si sono sacrificate a soccorrere sotto grandi pericoli… Neppure si é sentito un grazie da parte di qualcuno…l´unica cosa che si sente: Non ho preso io la decisione, etc.etc.
    Un consiglio: Non salvate piú nessuno, allora evitate i problemi dopo…mi da veramente tanto fastidio questo comportamento…

  4. Si sta parlando di un salvataggio su una montagna enorme di 8000 metri in INVERNO, questo dovrebbe far venire voglia di documentarsi e riflettere

  5. Perché non la smettiamo con polemiche e dietrologie e non proviamo a immaginarla in modo più “romantico”?
    1) Ad un certo punto dell’ascesa ovviamente molto vicino alla cima, Tomek si è reso conto di essere in condizioni critiche tanto che, anche tornando indietro, avrebbe subito danni tali da impedirgli di ritentare in futuro la scalata alla “sua montagna”.
    2) Si è scambiato uno sguardo d’intesa con Elisabeth è lei, più preparata, più attrezzata, più forte, mettendo comunque a rischio la sua vita, lo ha aiutato a raggiungere un sogno.
    3) Sempre lei ha fatto il possibile per riportarlo indietro, ma lo sforzo a cui Tomek si era volontariamente e coscientemente sottoposto, non gli ha lasciato scampo.
    4) Un altro sguardo con Eli per ringraziarla e fargli capire che doveva lasciarlo lì e proseguire da sola, altrimenti sarebbe morta anche lei.
    Il resto lo conosciamo.
    Ciao a tutti.

    1. Sono con lei. sarebbe ora che imparassimo ad evitare polemiche sempre e comunque, senza conoscere i fatti per giunta. Di Sicuro, quelli li conoscono solo loro due.. e Tomek purtroppo non potrà più raccontarli a nessuno. Io voglio credere invece che sia andata come dice Valter..
      Che la neve della ‘tua’ montagna ti sia lieve caro Tomek. R.i.p

  6. X me i polacchi sono eroi. Anche volare è pericoloso a quelle quote e loro sono stati elitrasportati dal k2 al nanga x il salvataggio. Tomek è morto nel momento nel quale in vetta comunica che non vede più.

  7. me i polacchi sono eroi. Anche volare è pericoloso a quelle quote e loro sono stati elitrasportati dal k2 al nanga per il soccorso. Tomek è morto quando in vetta comunica che non vede più. Dopo sono conseguenze. Peccato era un grande e per me un esempio visto il suo passato simile al mio.

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