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In vetta all’Aconcagua, tra vita da campo e lezioni di medicina d’alta quota

Testo e foto del dott. Damiano Salvato

Partititi dal campo 2 quota 5550 metri alle 3.59 di notte, alle 15.30 circa del 21.01.18 si tocca finalmente la croce di vetta dell’Aconcagua 6962 metri, il punto più alto di tutto il continente Americano e montagna più alta della terra al di fuori dell’Himalaya. Il giorno precedente non avevamo fatto avanzare le nostre tende fino al campo 3, quota 5970 metri, poiché l’abbondante nevicata delle due giornate precedenti ci avrebbe fatto comunque spendere importanti energie nel trasportare cibo e attrezzatura.

Foto @ Damiano Salvato

Questa in estrema sintesi la mia avventura nella parte più alta del Cerro Aconcagua, la terza delle mie Seven Summits dopo il Kilimanjaro nel settembre 2015- preso quasi per gioco dopo un mese di volontariato in un ospedale in Tanzania- e il Monte Elbrus lo scorso agosto – salito dal versante nord in modo da evitare gli impianti di risalita e soprattutto l’affollamento del versante sud.

Ciò che ha reso speciale e rara nel suo genere questa spedizione è stato senza dubbio il team di partecipanti: 7 medici da ogni parte del mondo (due candesi, una olandese, una australiana, una dal Regno Unito, uno dalla Germania e infine io, italiano) che hanno alternato la scalata e la vita da campo alle lezioni teoriche di Medicina di Montagna preparate e tenute dalla dottoressa australiana Meg Walmsley, medico di emergenza attivo per più stagioni al campo base dell’Everest in Nepal.

Gli argomenti delle lezioni hanno spaziato dai semplici suggerimenti per coloro che si apprestano ad una spedizione in alta quota fino alla diagnosi e trattamento delle patologie più gravi: edema polmonare e cerebrale, ipotermia, fratture ossee ed il famigerato mal di montagna acuto, solo per citarne alcune.

L’ultima lezione, presentata al basecamp 4300 metri, è stato il racconto da parte della dottoressa Walmsley di quanto è accaduto al campo base dell’Everest nell’aprile 2015, quando una valanga ha spazzato via buona parte delle strutture e tende provocando molte vittime. In quell’occasione la dottoressa faceva parte dello staff medico e si è adoperata in prima persona nella primissima gestione di quella tragedia, con tutte le ovvie difficoltà del caso.

Tanto freddo, tantissima fatica, ma esperienza assolutamente meravigliosa e indimenticabile che rimarrà per sempre impressa nel cuore e nella mente. Ringrazio uno ad uno i componenti del gruppo: le nostre guide Nils e Gonzalo “Gordo”, la dottoressa Meg Walmsley e tutti gli altri componenti del team Anja, Bethan, Colette, Dave, Thomas e Chris.

Super team guys, thank you.

 

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