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Andrea Mellano, filosofeggiando d’alpinismo

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L’incontro con Andrea Mellano è qualcosa di particolarmente emozionante. Lui timido all’idea di farsi intervistare, noi intimiditi all’idea di poterlo intervistare. Astigiano di nascita, Andrea ha dato un grande contributo alla nascita dell’arrampicata sportiva oltre ad essere stato uno degli alpinisti di punta della sua generazione.
Accademico del CAI e Cavaliere della Repubblica per meriti sportivi alpinistici, si presenta alla Libreria della Montagna con una copia stampata del suo Curriculum Vitae. Poche pagine, ma qualcosa di impressionante il numero e la difficoltà delle salite compiute in un periodo in cui alpinismo e attrezzattura si stavano ancora formando.

L’alpinismo ha subito un fenomeno evolutivo?

Eccome se l’ha subita! Dai miei tempi c’è stata un’evoluzione grandissima. Quando ho iniziato, con i miei compagni, c’era ancora l’alpinismo classico. Erano gli anni ‘50 ed eravamo appena agli inizi di quello che sarebbe stato un cambiamento mostruoso, ma che avrebbe richiesto molto tempo. Fino agli ‘70 e ‘80 abbiamo infatti praticato un alpinismo poi evolutosi in materiali, in tecnica, nel concetto di andare per monti.
La mia è stata una generazione di mezzo che ha visto il concludersi dell’era alpinistica classica e si è cimentata con la modernità della pratica. Una pratica ancora cambiata con l’avvento degli anni ’90 e di lì fino a nostri giorni con l’alpinismo attuale.

Per lei cosa significa alpinismo?

Se vogliamo dare una definizione tecnica del termine alpinismo significa praticare un’attività in un ambiente alpino, in montagna. Se invece ricerchiamo una definizione più personale e intima l’alpinismo è la ricerca di un modo per potersi confrontare con la natura facendo affidamento unico alle proprie forze.

Com’è cambiata la concezione alpinistica nel corso del tempo?

È un problema dirlo perché adesso ci sono diverse attività che derivano dall’alpinismo. La concezione tradizionale non è cambiata molto. Molti lo fanno per una ricerca interiore, per darsi uno sguardo introspettivo. Poi c’è chi lo fa con senso sportivo, per esercitare un’attività fisica.
Se ci pensiamo già dai tempi dell’alpinismo pionieristico c’erano concezioni diverse su cui oggi si discute animatamente. Balmat, ad esempio era più sportivo con la corsa finale per arrivare primo, mentre De Saussure si approcciava con scientificità alla pratica con desiderio esplorativo.

Oggi esiste ancora quest’alpinismo definibile alla De Saussure?

Non credo. Oggi, ovviamente, si va alla ricerca dell’aumento di prestazione grazie a quella che è stata la trasformazione dei materiali e della tecnica. Con l’evoluzione si è arrivati ad avere l’esigenza di essere molto più preparati di un tempo perché il livello si è alzato. Quindi gli alpinisti hanno bisogno di dedicare molto tempo all’attività facendo subentrare anche la necessità di sponsorizzazioni. Non mi scandalizzo molto quindi se diverse attività alpinistiche vengono sostenute, vengono finanziate. Tutti gli alpinisti si sono sempre fatti sponsorizzare in qualche modo, da Bonatti a Messner. E questo non toglie le motivazioni o il valore di base all’alpinismo.

 

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4 Comments

    1. Anche adesso andare sulle Mellano-Perego è sinonimo di essere alpinisti non sei mai su un’autostrada. Persona squisita e molto intelligente che ha detto cose così giuste e ovvie che sembrano rivoluzionarie perchè c’è tanta ignoranza sull’alpinismo dei giovani di oggi come la cascata di arnold che hanno appena pubblicato qui

    1. Guarda che sono i lettori a doversi rinnovare di pareti e montagne intonse anche perchè troppo difficili ce ne sono centinaia. Basta che i lettori non seguano chi va a fare le gite o in Tv senza aver mai fatto nulla di grandioso

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