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Nardi: sognavo il K2, per questo sono un alpinista

Cinquantatré anni erano ormai passati dal 1954. Bonatti era stato riabilitato dal Club Alpino Italiano ma intanto la Grande Montagna continuava ad affascinare gli alpinisti di tutte le generazioni, esattamente come oggi, ad oltre sessant’anni. Tra le giovani promesse che volevano e sognavano arditamente la seconda montagna della terra in quel 2007 c’era anche un ragazzo di pianura, come si sarebbe definito più in là nella sua autobiografia. Un alpinista anomalo, simpatico, spontaneo, goliardico. Romano non di Roma, ma di Sezze in provincia di Latina.

Parliamo di Daniele Nardi, uno che per scalare i colossi della terra si prepara scalando sulle alpi ma anche con l’apnea o scalando le montagne di casa, gli Appennini, che poco hanno a che vedere con l’Himalaya o il Karakorum.

Un giovane totalmente stregato dalla seconda montagna della terra tanto da avvicinarsi all’alpinismo proprio grazie al K2. “Ho serbato per molti anni il desiderio di salirlo” racconta. “È una montagna esteticamente molto bella, una piramide, geometricamente perfetta e poi ci sono le difficoltà tecniche elevate fino alla vetta”.  Questo ha permesso di arricchire la letteratura alpinistica di così tante storie come quella di Casarotto che tenta la MagicLine o della Wanda Rutkiewicz, per non parlare di Kurt Diemberger e dell’immancabile capitolo della prima salita del 1954.

Queste le motivazioni che hanno spinto il giovane alpinista a cimentarsi nell’organizzazione di una spedizione che, fin da subito, si sarebbe presentata imponente.

“Ero giovane, neanche trentenne quando ho iniziato ad organizzare la spedizione al K2” spiega. “Non avevo molta esperienza ma quel mondo mi affascinava”. Bisogna conciliare gli allenamenti con l’enorme mole di lavoro per organizzare una spedizione “difficile da gestire, con 5 alpinisti, un gruppo di trekkers al seguito, 180 portatori, la Rai che ci ha seguiti fino al campo base, la comunicazione da gestire, e gli imprevisti che immancabilmente capitano. A queste si aggiunge poi la difficoltà dell’essere il più giovane del gruppo a dover guidare e dare direttive ad una comitiva con persone più grandi di me tra cui molti professionisti  affermati”.

Nardi non era però solo nell’organizzazione di quella che prometteva essere un’interessante spedizione molto mediatizzata, vista la presenza di Marco Marzocchi e della Rai, al K2. Ad aiutarlo c’erano gli alpinisti Mario Vielmo e Stefano Zavka che “si occuparono della scalata e degli aspetti tecnici”.  

“Con Stefano, Mario e Michele” ricorda l’alpinista “ho una foto scattata il 24 giugno al campo base. L’ho fatta stampare ed è sulla mia scrivania.” È un ricordo del loro compleanno a 5000 metri. “Io e Stefano siamo nati lo stesso giorno, ma in anni differenti, lui era qualche anno più grande di me, allora il cuoco della spedizione ci ha preparato una torta per festeggiare il nostro compleanno e l’inizio della scalata”. ‘K2 Stefano e Daniele’ riportava una scritta sulla torta dei due alpinisti che per anni hanno sognato la vetta della seconda montagna della terra. Entrambi appenninici, entrambi dal centro Italia, alla fine ci sono arrivati in cima al K2. Hanno coronato il loro sogno, ma purtroppo Stefano non ha più fatto ritorno, svanito nel nulla di una bufera con neve fitta e vento fortissimo. “Nel 2014” racconta Daniele “ho accettato di tornare al K2 con Da Polenza per vedere se sarei riuscito a trovare qualcosa, qualche indizio di cosa era accaduto. Sono arrivato alla spalla, ho cercato di ricordare, ho cercato vanamente per ore … poi come responsabile video non mi è stato possibile salire su verso il collo di bottiglia ma sono rimasto a campo 4 e quindi non ho potuto continuare la mia ricerca. Tanti anni sono passati ed è difficile con le condizioni dell’inverno trovar tracce dopo cosi tanto tempo”.

“Questo è il K2 e noi ci stiamo per scalarlo e per vivere un’avventura, ci stiamo per la vita. Non ci stiamo per… per… quella purtroppo è un’eventualità. Quando andiamo in autostrada magari corriamo gli stessi rischi, li però li corriamo per lavoro, qui per vivere, per vivere delle emozioni”. Stefano Zavka, Citazione dal film “Il sogno, l’incubo” RAI2, Regia Mazzocchi.

Ora però tocca ai polacchi…

Questo sarà un grande tentativo. Conosco Bene Bielecki, con cui ho condiviso una bella esperienza al Nanga Parbat in inverno, è stato uno dei momenti più belli ed intensi che ho avuto in Karakorum. Quelle poche ore di scalata con lui mi hanno arricchito molto umanamente. Adam è volato per molti metri eppure siamo rimasti in cordata fino al campo base. Peccato che poi lui è dovuto andar via per una ferita alla mano. Ho avuto occasione di scambiare due chiacchiere anche con Urubko prima della sua partenza. Ci trovavamo a Finale Ligure entrambi come testimonial dell’evento Finale for Nepal ed abbiamo avuto modo di confrontarci. Credo che con loro ci possano essere delle ottime possibilità di arrivare in vetta. Poi, si sa, arrivare sul K2 non è sol questione di altezza. Ci sono quei temibili venti da sud ovest e il primo tratto di parete dove il rischio valanghe è sempre molto alto. Il fatto che abbiano scelto la Cesen e non lo Sperone Abruzzi credo che la dica lunga su quanto temano questi due fattori: l’accumulo di neve fino a C1 ed i venti che arrivano dalla sella a sud-ovest oltre il Ghiacciaio GodwinAustin.

Faccio anche tanti auguri a Wielicki, ho sempre avuto una grande stima delle sue capacità di leader e di alpinista, avrà il compito durissimo di dover gestire tutta la spedizione. Non sarà una cosa facile. Un augurio anche a tutti gli altri alpinisti, lo meritano già solo per il fatto di aver avuto il coraggio di mettersi in gioco.

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