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Alpinismo, Primo Piano

In attesa del secondo 8000, i consigli di Hervè Barmasse per la preparazione alpinistica

Allenamento sulla trave per Hervé Barmasse. Foto @ Facebook

In attesa di comunicare il suo progetto alpinistico per il 2018 (“Se tutto andrà bene, il mio secondo Ottomila”), Hervè Barmasse ha già programmato per il nuovo anno di organizzare una serie di workshop dedicati alla preparazione di alto livello per gli alpinisti. In questo modo l’atleta del Team The North Face potrà divulgare le conoscenze – in termini di allenamento, recupero degli infortuni e alimentazione – da lui applicate con successo prima e durante l’ascesa allo Shisha Pangma (8.027 m) dello scorso maggio.

Dal punto di vista della preparazione, pensavamo di essere arrivati in ‘alto’”, spiega il 40enne alpinista di Valtournenche. “Invece ancora non abbiamo capito da quanto in ‘basso’ stiamo partendo. L’idea è portare adeguate conoscenze e una metodologia d’allenamento a tutti, lungo un percorso da seguire adeguato sia agli amatori, sia ai professionisti, che potranno preparare le loro scalate anche in città. Perché non si deve lavorare necessariamente in montagna. Per questo, non senza alcuni dubbi iniziali, ho iniziato a frequentare una palestra per fare pesi. Poi ho curato la parte cardio nuotando in piscina. E ho rispolverato le uscite in bicicletta. In pratica, ho ripreso dei concetti che somigliano più al mio passato di sciatore in pista che quelli dell’alpinista. Ma questa preparazione verranno affiancati anche dei moduli sulla sicurezza perché se l’idea, da un lato, è di progredire sulle prestazioni e i risultati, dall’altro rimane quella di continuare a divulgare la cultura della montagna”.

Ad avvicinare Barmasse a questa nuova “frontiera” è stato un infortunio grave nel 2015 e uno successivo nel 2016: “Ero nel letto d’ospedale e sapevo che, se avessi voluto recuperare e ritornare a scalare ad alti livelli, mi sarei dovuto porre un obiettivo importante. Cioè, lo Shisha Pangma, che avrei salito senza passare da una via normale, senza l’ausilio dell’ossigeno, di corde fisse, campi preallestiti, Né dell’aiuto esterno degli sherpa”.

Foto @ Hervé Bramasse

Un primo Ottomila unico, bruciando quelle tappe obbligatorie che anche i più forti scalatori dell’ultimo decennio hanno sempre affrontato. Per fare un paragone con lo sport ‘normale’, è come se un atleta sconosciuto, iscritto ai Trials statunitensi, vincesse e si qualificasse all’Olimpiade. E, una volta ai Giochi, puntasse addirittura all’oro. D’altronde, Barmasse (e, con lui, il tedesco David Goettler) ha impiegato il tempo-record di 13 ore per salire dalla base alla cima.

Di fronte a un obiettivo simile, sai che il talento non basta più, devi iniziare a fare le cose sul serio, a prepararti in modo adeguato. Quando però sono andato alla ricerca di un percorso da seguire, ho capito che quel percorso doveva essere ancora tracciato. Per farlo al meglio ho chiesto aiuto a un preparatore, Piero Cassius e ad Elena Casiraghi, responsabile del Nutrition Center di Enervit”.

In questo modo, Barmasse, oltre a scoprire l’allenamento specifico per l’alpinismo, ha provato i benefici del cacao (“Polifenoli e flavonoidi aiutano la capacità di recupero”) e omega-3 (“Ti tolgono il freddo, e io l’ho riscontrato sul campo, anche se mi sembrava impossibile…”).

Dopo due anni, adesso abbiamo le basi per promuovere un nuovo alpinismo. Siamo più preparati, più sicuri e consapevoli dei nostri mezzi. Sono sicuro che così anche sugli Ottomila non assisteremo più a turisti che sporcano le montagne, ma ad alpinisti che le rispettano”.

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15 Comments

  1. Il nuovo alpinismo lo ha portato gente come mummery e buhl prima, poi come boardman e tasker sul changabang o messner senza ossigeno sull’everest 40 anni fa, kukuczka, loretan e gli sloveni 30 anni fa, non certo un pur bravissimo e capace alpinista come Barmasse che sale il suo primo ottomila nel 2016 con le consulenze del responsabile nutrition center della enervit e del north face team e avvalendosi di ogni beneficio dell’equipaggiamento e della tecnologia comunicativa e digitale di oggi. Non esageriamo. Alpinisti che rispettano le montagne e altri che le sporcano c’erano prima e ci sono oggi.

    1. Uno che si fa chiamare Re del Cervino senza averne mai salito le vie più dure e che extraeuropeo non ha mai fatto nulla di eclatante è un alpinista come tanti altri non certo un fenomeno come Salvaterra e Della Bordella e Moro. Moro ingigantisce allo stesso modo ma perlomeno su salite degne pur non compiute con grande stile, questo ingigantisce sul nulla. Tra lui e Confortola è la fiera delle vanità sul nulla

        1. Leggiti i curriculum delle vie salite e vedrai che sono lì. Poi confronta entrambi con quelli veramente forti, anche italiani e vedi che il distacco è così alto che li puoi mettere insieme. Uno sarà al centesimo posto e l’altro al 120

      1. Ma se ha fatto decine di solitarie e prime assolute su vie TD ed ED.
        Quindi, ad esempio, l’apertura del Couloir Barmasse (ABO) non conta come una delle vie più dure del Cernivo….

        1. Se il couloir barmasse è una delle vie dure del Cervino allora quella di Huber, Arnold e Senf dove la metti? la differenza è che quei tre sono fuoriclasse

          1. Non capisco l’appunto.
            E’, o non è, il couloir Barmasse una delle vie più dure del Cervino?
            Che tra l’altro, Barmasse Hervè l’ha salita tutta da primo…
            Quanti hanno ripetuto la sua apertura in solitaria al picco Muzio ? (gradata ABO anche questa)
            Non mi pare gli manchino vie “difficili” sul Cervino…

  2. Concordo con Paolo nella misura in cui le realizzazioni di Barmasse, ed in special modo l’ultima sullo Shisha Pangma, non ne fanno un alpinista degno di menzione particolare in quanto cose simili le facevano già negli anni ottanta con equipaggiamenti ben peggiori, ne tanto meno lo collocano nella posizione di guru/maestro con esperienza tale da poter dispensare consigli.
    Tuttavia, se pensa di aver trovato formule vincenti da comunicare agli aspiranti salitori di 8000, ha tutto il diritto di manifestarle alla gente interessata e che gli crede.

      1. Il perchè sia diventato famoso, se ti fermi a leggere il curriculum e lo paragoni con moltissimi altri, dà l’idea di quanto sia potente il marketing se ci investi tanti soldi. E’ più famoso di Salvaterra ed Elio Orlandi fai un pò te

        1. Personalmente parlando, non credo si possa (OGGI, con internet ed un grande interessamento agli sport di montagna come non mai) paragonare la fama di un alpinista di 40 anni con quella di alpinisti di quasi 65 anni.

          Lui stesso dice perchè gli sponsor si sono interessati a lui (solitarie sul Cervino, la salita con Simone Moro in Pakistan e quelle in Patagonia con i Ragni).
          Io lo confronterei con la fama di chi – più o meno – fa le stesse cose con la stessa età

          1. Se intendi italiani, Della Bordella, Franchini, Schiera hanno fatto una montagna di cose superiori anche in soli due anni della loro attività. Basta vedere cosa hanno fatto è tutto pubblico. Se poi mettiamo dentro anche gli stranieri della sua età questo sito deve permettere commenti di duecento righe

  3. non sono un ammiratore di Barmasse per il suo modo di porsi. ho visto un paio di sue serate in cui critica chi segue le vie normali in himalaya e pontifica le sue salite… in realtà una salita su un ottomila. ho fatto anch’io un ottomila senza ossigeno ma salendo una via normale e mi sono sentito un cretino alla sua serata, anche se non sono un alpinista di professione (sic) come lui. lui però dimentica di criticare, per coerenza, tutti quelli che salgono le normali al cervino, o al bianco o sul rosa, e formano colonne inenarrabili.. non le critica perché gli va bene che sulle alpi ci sia la ressa che paga anche lui, essendo guida alpina…
    poi che sia forte é vero, per carità, però dovrebbe essere più coerente ..

  4. Ricordiamo il cerro piergiorgio, ed evitate di pontificare su quanto sia bravo o no hervè, che sicuramente è uno degli alpinisti piú forti al mondo. L’invidia fa male…..

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