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Alpinismo

K2: il primo a sciare sul Collo di Bottiglia

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ISLAMABAD, Pakistan — Nessuno, quest’anno, è riuscito a toccare la cima del K2. Un uomo, però, pare sia riuscito a sciare sul famigerato Collo di bottiglia, a circa 8.350 metri di quota: un’impresa che non era mai riuscita a nessuno. Si chiama Dave Watson ed è americano. "E’ un’impresa possibile, ma il vero collo di Bottiglia sono i cinquanta metri superiori" ha commentato Hans Kammerlander, che sul K2 aveva sciato nel 2001. Ecco racconti, foto e video.

E’ stata un’estate di fatica, sforzi immani e grandi delusioni sulla seconda montagna più alta del mondo. Erano 55 gli alpinisti che anelavano a raggiungerne la vetta. Tra loro c’erano 4 fuoriclasse che inseguivano il 13esimo ottomila: Maxhut Zhumayev, Vassily Pivtsov, Serguey Bogolomov e l’austriaca Gerlinde Kaltenbrunner, che è salita due volte, a 8.400 metri, senza ossigeno e battendo traccia insieme ai kazaki e al russo. Nessuno di loro ha toccato la cima del gigante pakistano di 8.611 metri: troppa neve.

Un americano però, è riuscito a realizzare un sogno pur senza arrivare in vetta: sciare sul Collo di Bottiglia, il vertiginoso passaggio che si trova circa 3-400 metri sotto la vetta, nella zona dove un anno fa 11 alpinisti sono morti per il tragico crollo del seracco. Watson faceva parte della spedizione commerciale Field Touring Alpine, diretta da Fabrizio Zangrilli, e ha dichiarato di aver sciato sul Collo di Bottiglia lo scorso 4 agosto.

L’alpinista ha raccontato di essere sceso da 8.350 metri fino ai 7.300 di campo 3, poi di aver tolto gli sci per scendere dalla parete attrezzata di 800 metri prima di rimetterli a 6.500 metri fino al campo base che sorge a 5.200 metri. Nella foto in calce, la serpentina fotografata da Watson sulla Spalla del K2 e sotto il Seracco.

"Lassù non pensavo a sciare – ha detto Watson -, ero così stanco e coperto di ghiaccio dopo aver aperto la traccia. Era come avere un pilota automatico nel preprarmi, cambiare i guanti, togliere gli sci dallo zaino, togliere le sovrascarpe, pulire gli scarponi dal ghiaccio, ganciare gli sci, chiudere le zip, metter via la piccozza…"

L’alpinista americano, da quanto si può dedurre dai video e dalle foto diffuse tramite il suo sito web dove si vede chiaramente la maschera, avrebbe compiuto l’impresa con l’utilizzo di ossigeno.

"E’ stato difficile dal punto di vista psicologico – prosegue l’alpinista – soprattutto dopo il tragico incidente di Michele Fait, che aveva il mio stesso progetto. So che anche Kammerlander, nel 2001, era sceso con gli sci dalla cima, ma io non rivendico la prima discesa dalla montagna, volevo solo sciare sopra la spalla. Fare le curve lassù sarebbe stato la cosa più emozionante ed intensa che potessi fare".

E proprio a Kammerlander, 13 ottomila senza ossigeno e discese di sci estremo su diversi ottomila e sulle pareti più impervie del mondo tra cui, parzialmente, il canale Hornbein sulla Nord dell’Everest, abbiamo chiesto un commento sull’impresa di Watson.

"Non sapevo che qualcuno fosse sceso con gli sci dal Collo di bottiglia – ha commentato Hans Kammerlander -. Io sono sceso sciando dalla vetta con gli sci: quando sono partito dalla cima c’era ancora sole, ma dopo una mezz’oretta si è rannuvolato. Quando sono arrivato al Collo di Bottiglia era tutto bianco, non c’era più visibilità e allora ho tolto gli sci e messo i ramponi".

"Credo sia un’impresa possibile con buon meteo – prosegue l’alpinista altoatesino -, anche se forse una volta ogni molti anni, perchè è fattibile solo se c’è davvero tanta neve. La parte veramente difficile, comunque, possiamo dire il vero Collo di Bottiglia, è lungo una cinquantina di metri, ed è quello più o meno tra gli 8.400 e gli 8.350 metri. Lì è raro che ci sia neve, di solito è tutto ghiaccio e roccia, con forti pendenze. Una volta superata questa parte poi si può scendere, anzi intorno ad 8000 metri è anche abbastanza facile".

Stando a quanto riferito da Kammerlander, e supposto che le quote riferite da entrambi siano esatte (cosa non sempre scontata in alta quota), Watson avrebbe quindi sceso con gli sci solo la parte inferiore del Collo di Bottiglia. La cosa sembrerebbe trovare conferma nel resoconto pubblicato dallo stesso Watson sul suo sito, dove racconta che Watson era salito fino a 8.400 metri, poi è sceso scalando per una cinquantina di metri e lì ha inforcato gli sci.

Pare comunque che l’impresa di Watson sia una prima assoluta. "Mi congratulo con Dave per questa memorabile impresa – ha detto Nazir Sabir, presidente del Pakistan Alpine Club -. Dev’essere stata un’esperienza speciale e grandiosa riuscire a sciare sulle pendici del K2, la seconda montagna del mondo per altezza ma certamente la più bella, da quasi sotto la cima fino ai piedi della parete".

Da segnalare la discesa con gli sci dal K2 di un’altro italiano, il valdostano Marco Barmasse, che nel 1998 è sceso da sopra il  campo 2, a quota 7000 metri, fino ai piedi della parete senza mai togliere gli sci. Barmasse scese dallo sperone degli Abruzzi, aggirando il Camino Bill, il tratto tecnicamente più insidioso e difficile, lasciandoselo sulla destra. Barmasse, come Kammerlander, compì l’impresa rigorosamente senza ossigeno. Quell’anno nessuno raggiunse la vetta a causa del brutto tempo.
 
Watson, 33 anni, ha già scalato due volte l’Everest e aveva tentato il K2 anche nel 2008, quando successe la nota tragedia. Per acclimatarsi, lo stesso anno, aveva salito il Broad Peak sciando da 7.600 metri fino al base, poi, aveva aiutato nei soccorsi dopo la tragedia del 1 agosto.

Guarda il video girato da Watson sul Collo di Bottiglia
Guarda il video di Watson a campo 4 del K2, sulla Spalla
 

Sara Sottocornola

Resoconto di Dave Watson http://www.k2tracks.com/k2-ski-expedition-2009/


 

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