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Legarsi in ghiacciaio, le risposte ai vostri dubbi

Mercoledì abbiamo pubblicato su Montagna.tv la testimonianza di Marco Confortola, che la mattina in cui è avvenuto l’incidente mortale per una caduta in un crepaccio di una donna, era per presente sul Cevedale. Marco, da Tecnico di Elisoccorso da 20 anni e Guida Alpina da 27, ha sottolineato l’importanza delle regole di sicurezza quando si procede su ghiacciaio, tra cui quella essenziale di essere legati in cordata con modalità differenziate a seconda del terreno, della situazione e del numero delle persone.

Su Facebook, sotto all’articolo, due commenti, che qui sotto vi proponiamo, hanno attirato la nostra attenzione per le interessanti domande che ponevano.

Agnes, chiede: “Io sono davvero inesperta ma la logica mi fa fare delle domande: è morta lei, lui è riuscito a tenersi con la picozza… se fossero stati legati, in quanti sarebbero finiti in fondo al crepaccio? Lui sarebbe riuscito a fermare anche la caduta di lei? E a catena, il terzo avrebbe retto alla caduta dei due?

Matteo, sotto al commento di Ages, scrive: “Anche io mi sono posto spesso questa domanda. Sono andato 4 volte su ghiacciai, la prima volta proprio sul Cevedale. Sempre legato. Sempre, perché appunto così vuole la procedura e mi sono fidato. Sull’Adamello però un mio amico capo cordata è scivolato e ha trascinato anche me e io gli altri 2 dietro. Ci siamo fermati fortunatamente perché la pendenza è diminuita. Stessa domanda mi sono posto sulla cresta finale del Castore. Se uno cade? Ho seri dubbi che riusciamo a fermarlo. Insomma mi sono fatto l’idea che in cordata e su ghiacciaio si deve andare da super esperti per sapere come bloccare le cadute dei compagni. O sei esperto oppure vai con una guida. Ma a quel punto: una sola guida esperta in cordata con 3 meno esperti può prevenire cadute a catena? Insomma ho sempre avuto questi dubbi, tanto che anche io avevo la tentazione di non legarmi: se cado io cado io e basta. Ovviamente mi sono sempre legato, ma ho smesso di andare si ghiacciaio, proprio per questi dubbi”.

Ai due commenti ha già risposto Confortola su Facebook, così: “Innanzitutto grazie per le vostre domande intelligenti che danno dimostrazione di cercare di capire effettivamente come bisogna comportarsi in ghiacciaio. La montagna propone tantissime variabili che vanno affrontate con estrema sicurezza, procedure e esperienza. In ghiacciaio in funzione di quanto è crepacciato, quante persone sono legate insieme, le pendenze che si affrontano variano le distanze, la maniera di legarsi e le procedure. Facendo sia la Guida, che il soccorritore mi sono trovato in situazioni molto delicate e ho visto incidenti anche mortali dove il buon senso avrebbe veramente fatto la differenza. 
Sicuramente visto che stiamo parlando dell’ultimo incidente sul Cevedale, se quelle persone fossero state legate in maniera corretta di sicuro non perdeva la vita nessuno. Troppe volte ho litigato con persone che non accettano i consigli di professionisti poi ci si trova a piangere. Datemi retta, se non vi sentite sicuri chiedete informazioni perché come dico sempre: è meglio diventare rossi prima che smorti dopo. Ci sono le guide alpine e i vari gruppi Cai che vi possono insegnare“.

Ci sembra però utile per tutti approfondire l’argomento, dando una risposta tecnica a questi dubbi, certi che si possa creare in questo modo una cultura della sicurezza più diffusa. L’abbiamo chiesto a Michele Cucchi, Guida Alpina di Alagna, che ci sta accompagnando nelle puntate dei video tutorial, proprio sull’alpinismo su ghiacciaio (per vedere i video tutorial, qui)

Michele, cosa possiamo rispondere alle domande di Agnes?

“Ci leghiamo sempre quando saliamo un ghiacciaio perché i crepacci ci sono anche se a volte non si vedono, se lo facciamo e la cordata procede con distanze giuste, esperienza minima giusta (acquisibile in un corso) abbiamo una chance di trattenere una caduta di un compagno, se non lo facciamo le chance sono 0. 

Per tutti noi è sempre molto triste vedere persone che girano sui ghiacciai slegati, o peggio con la corda sullo zaino in bella vista, è una sconfitta per tutti vivere queste situazioni. Poche cose sono peggiori del vedere gente senza coscienza di ciò che fanno e vivono in ambienti così meravigliosi e affascinanti ma potenzialmente così pericolosi”.

Invece ai dubbi di Matteo sul cadere in cresta? Ed una Guida Alpina può, come domanda il nostro lettore, prevenire una caduta a catena?

“Su una cresta l’istinto primo deve essere quello di buttarsi giù dalla parte opposta a quella della persona caduta e dopo lo spavento nulla succede, anche in questo caso la distanza tra i compagni di salita deve essere appropriata a seconda della difficoltà e del terreno. Come nella risposta precedente, essere legati dà una chance alla cordata, senza corda  le speranze sono a zero.

Per quanto riguarda la possibilità di una Guida di prevenire una caduta a catena, durante i corsi guide si impara proprio questo, con prove molto dure e vi assicuro molto reali! Poi è chiaro che le variabili in montagna sono molte, moltissime e di conseguenza ogni situazione ha la sua storia e i consigli che si danno sono le regole generali di base”.

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