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Medicina in montagna, Primo Piano

Zecche, i 4 consigli per non rischiare

Fonte: Messaggero veneto

Le zecche, pericolosi e persistenti parassiti, si trovano di solito negli ambienti in cui abbondano gli animali di cui possono sopravvivere, in particolare prediligono i boschi di latifoglie umidi e ombreggiati, i luoghi erbosi, i cespugli, il sottobosco e i prati incolti. Negli anni recenti sono aumentati i casi in cui questi parassiti hanno attaccato gli esseri umani. Anche se non saltano e non volano, le zecche attendono che il malcapitato ospite, animale selvatico, capo di bestiame o essere umano, gli transiti addosso. Con l’arrivo della stagione estiva e con l’aumento delle temperature in montagna, dovute al cambiamento climatico, è bene iniziare a proteggersi. Importante è quindi la prevenzione, ma anche sapere come cosa fare se si viene morsi.

Per questi motivi vi riproponiamo i consigli del Dottor. Giancelso Agazzi, della commissione medica del CAI di Bergamo. 

  • E’ opportuno adottare delle misure di prevenzione nei confronti delle zecche. E’ bene infatti camminare in genere nel centro dei sentieri, evitando in tal modo di venire in contatto con la vegetazione circostante, soprattutto dove l’erba è alta; si deve evitare di sdraiarsi sull’erba soprattutto nelle zone a rischio. Si devono indossare calzature alte e ben chiuse e pantaloni lunghi e camicie a maniche lunghe, possibilmente di colore chiaro per meglio individuare i parassiti, spazzolando gli indumenti prima di entrare in casa. Subito dopo un’escursione in una zona considerata a rischio è utile effettuare un accurato esame visivo e tattile della cute del corpo e degli indumenti, onde rimuovere gli eventuali parassiti presenti, ponendo attenzione alle zone del corpo preferite dalle zecche: testa, collo, parte posteriore delle ginocchia e fianchi, provvedendo all’immediata rimozione di eventuali zecche presenti. E’utile impiegare sostanze repellenti (permetrina, Dee, dimetilftalato, benzoato di benzile o aracnicidi in genere), acquistabili in farmacia, che tengano lontani i parassiti. Tali prodotti vanno utilizzati con attenzione nei bambini a causa di effetti indesiderati. E’ bene pure ispezionare di frequente gli animali domestici, trattandoli con prodotti acaro-repellenti e controllando periodicamente le cucce e trattandole con insetticidi. E’ bene falciare i prati situati attorno alle abitazioni, evitando che le zecche vi si nascondano. Va ricordato, infatti, che è molto meglio prevenire che curare, applicando misure di profilassi comportamentale fondate sull’educazione sanitaria e sull’informazione.
  • Non si deve ricorrere a sostanze particolari (etere, cloroformio, ammoniaca, alcool etilico, acetone, creme, ecc) per facilitare il distacco della zecca dalla cute poiché sembra dimostrato che non servono a nulla a causa di periodi di apnea del parassita stesso ed anche perché possono indurre un riflesso di rigurgito, con aumentato rischio di trasmissione di infezioni. La zecca può essere facilmente rimossa servendosi di una pinzetta, tenendola il più possibile aderente alla cute, tirando delicatamente ed evitando così che il rostro (apparato buccale) rimanga infisso nella cute. Nel corso della rimozione si deve cercare di non schiacciare il corpo della zecca evitando così un rigurgito che può aumentare la possibilità di trasmissione di agenti patogeni. Qualora la testa rimanga conficcata nella cute si può tentare di rimuoverla servendosi di un ago sterile, come si fa di solito per rimuovere una scheggia di legno.
  • E’ opportuno disinfettare con accuratezza la cute prima e subito dopo la rimozione del parassita, evitando sostanze che colorino la pelle. Si deve cercare di non toccare con le mani nude il parassita, utilizzando invece dei guanti, evitando in tal modo di infettarsi; le mani vanno poi accuratamente lavate. Quando la zecca si stacca rimane un piccolo rigonfiamento di colore rosso, dove successivamente si forma una piccola crosta.
  • Dopo la rimozione della zecca si deve prestare attenzione per 30-40 giorni (periodo di osservazione) alla comparsa di eventuali sintomi di malattia. La zecca può, infatti, veicolare virus, batteri o altri agenti patogeni, che possono essere trasmessi all’ospite. E’ bene annotare il luogo e la data in cui si è verificata la puntura della zecca. In caso di comparsa di arrossamento cutaneo, di febbre, di dolori muscolari, di dolori o di infiammazione in corrispondenza delle articolazioni di ingrossamento delle ghiandole linfatiche o di sintomi simili all’influenza, contattare il proprio medico curante. Può essere utile conservare il parassita per poterne permettere il riconoscimento.
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